Il procuratore Costa ucciso dalla mafia: le parole del nipote

Il procuratore Costa ucciso dalla mafia: il ricordo e le parole del nipote

Il magistrato venne ucciso 44 anni fa in via Cavour
L'ANNIVERSARIO
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PALERMO – La famiglia del procuratore Gaetano Costa, ucciso dalla mafia, continuerà a cercare la verità.

“Chissà che qualcosa non cambi e che un bravo magistrato non decida d riaprire tutto”, dice il nipote del magistrato che porta lo stesso nome del nonno. Dopo la morte del padre Michele è passato a lui, Gaetano Costa jr, il testimone di un impegno civile che da 44 anni insegue la verità sull’agguato del 1980.

“Mia nonna Rita Bartoli Costa – aggiunge – è morta credendo nella giustizia. Mio padre verso la fine della sua vita non lo credeva più con tanto entusiasmo. A me non chiedetelo. Siamo comunque qui a testimoniare che l’impegno continua”.

Il figlio Michele è scomparso

Al ricordo di Gaetano Costa è mancata stavolta la voce critica del figlio Michele, morto nel febbraio scorso. Negli ultimi tempi, impedito a muoversi, era costretto a seguire all’interno di un’auto la commemorazione del magistrato. E dall’auto rinnovava le sue denunce sull’isolamento del padre, sui buchi dell’inchiesta e sul fatto che “per nessun delitto di mafia eccellente è stato possibile risalire a tutte le responsabilità”.

Secondo Michele Costa, in carcere sono finiti “tanti tagliagole e quindi non si è risaliti a tutta la verità”. La continuità con quella voce di denuncia è ora affidata al nipote del procuratore di cui porta il nome. Anche lui si chiama Gaetano Costa.

L’uccisione di Gaetano Costa

Il magistrato venne ucciso 44 anni fa in via Cavour, dove una lapide ricorda solo ora che fu eliminato “per mano mafiosa”. Fino all’anno scorso mancava proprio il riferimento alla mafia. Costa venne colpito da un sicario mentre tornava a casa a piedi e senza scorta. Si era appena fermato davanti a una bancarella di libri.

Qualche mese prima si era occupato di un’operazione della polizia contro il clan Spatola-Inzerillo-Gambino. Il suoi sostituti, tranne uno, si erano rifiutati di convalidare gli arresti. Costa firmò da solo il provvedimento e si espose così alla rappresaglia di Cosa nostra. L’inchiesta non è mai risalita ai mandanti e al killer. Uno degli esponenti della “famiglia” Inzerillo è stato accusato di essere stato il “palo” dell’agguato ma è stato assolto.

Le parole del sindaco

“A 44 anni dal suo omicidio per mano mafiosa, il giudice Gaetano Costa viene ricordato come uno dei primi magistrati che riuscì, seppur con mezzi limitati, a penetrare nei patrimoni delle famiglie mafiose, intuendone la pericolosa evoluzione”. Lo afferma il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ricordando il procuratore della Repubblica ucciso a Palermo il 6 agosto 1980

Ancora oggi il giudice Costa può essere considerato il precursore di un metodo che poi ha portato la magistratura e le forze dell’ordine, negli anni successivi, a fare passi concreti in avanti nel contrasto al potere della criminalità organizzata. Uomo e magistrato integerrimo, del quale non va dispersa l’eredità umana e professionale”.

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