CATANIA – La lotta alla mafia ce l’ha nel dna. Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto di Messina, è uno dei volti simbolo dell’inchiesta scattata questa mattina e che ha colpito il cuore finanziario dei Santapaola. Il magistrato catanese è un profondo conoscitore delle dinamiche di Cosa nostra catanese: per molti anni è stato sostituto alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania svolgendo delicate inchieste che hanno scoperchiato illeciti intrecci tra mafia e potere. Sebastiano Ardita nel libro “Catania Bene” fotografa quanto scoperto in anni e anni di duro lavoro nel Palazzo di Giustizia di piazza Verga. Una pubblicazione dove sono smascherati meccanismi, sistemi, infiltrazioni e personaggi della mafia catanese.
Sebastiano Ardita prima di arrivare a Messina (e con una breve parentesi a Catania) è stato direttore generale dei detenuti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Inoltre ha ricoperto il ruolo di consulente a tempo pieno della Commissione parlamentare Antimafia e componente del Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati.
Il lavoro investigativo svolto negli anni e la sua gestione rigorosa del regime del 41 bis (quella riservata ai boss più pericolosi) lo hanno portato ad essere bersaglio di minacce e intimidazioni della criminalità organizzata. Tracce di queste esperienze le troviamo nel suo libro “Ricatto allo Stato”. La sua profonda conoscenza delle dinamiche mafiose catanesi e il suo (riconosciuto) fiuto investigativo hanno fornito un valido contributo all’indagine condotta dalla Procura messinese. Un’operazione, quella scattata, oggi che rappresenta una vittoria importante nella storia alla lotta al crimine organizzato alle falde dell’Etna.

