Il renziano Cracolici:| "Uniti contro il populismo"

Il renziano Cracolici:| “Uniti contro il populismo”

Il sostegno al segretario nazionale: "Una leadership indebolita prima del voto sarebbe un suicidio".

PALERMO – “Un partito che va al voto non può indebolire sé stesso”: Antonello Cracolici, assessore regionale all’agricoltura ed esponente del Partito Democratico, spiega così la sua decisione di appoggiare Matteo Renzi alle primarie del Pd del prossimo 30 aprile. Un sostegno che arriva anche per contrastare l’avanzata del populismo. Cracolici in una conferenza stampa ha presentato anche i candidati renziani all’assemblea nazionale del partito, di cui lui è capolista.

Non ha mai apprezzato Renzi come segretario del PD, Antonello Cracolici: “un ruolo svuotato e appiattito su quello di Presidente del Consiglio”. Nonostante questo, però, ha scelto di sostenere proprio Matteo Renzi come segretario del PD. A muoverlo è stato soprattutto un ragionamento pragmatico: “Al referendum del quattro dicembre è stato sconfitto tutto il partito, non solo Renzi – dice Cracolici – da quel momento tutta la strategia maggioritaria su cui si basava il Partito democratico è stata messa in discussione”. Il pericolo per Cracolici era che si consegnasse il paese ai populisti, e per questo la sua scelta è stata di rafforzare la leadership di Renzi: “Una leadership indebolita alla vigilia di tornate elettorali importanti come quelle che ci saranno da qui a meno di un anno – dice Cracolici – è un suicidio politico”.

A preoccupare Cracolici è soprattutto la tenuta del partito, sottoposto a spinte sia interne che esterne. Sulle prime, l’esponente del Pd individua la tentazione, all’interno del partito, ad abbandonare le aspirazioni di governo per trasformarsi in una minoranza. La spia di questa tentazione sarebbe l’eccessiva attenzione alle primarie e ai giochi di partito: “A me piace pensare alle primarie – dice Cracolici – ma preferisco pensare alle elezioni politiche, quelle in cui si fanno i governi. Avere la testa alle elezioni deve essere l’obiettivo principale di chi fa politica”. Chi cerca di concentrarsi sulla propria identità di minoranza, invece, finirebbe per danneggiare il partito, perché identificherebbe diversità come una minaccia. In questo senso, Cracolici fa dei cenni anche alle prossime elezioni regionali, ricordando che prima di Crocetta la Sicilia ha rischiato il commissariamento per il grande disavanzo, ma al tempo stesso invitando il Pd a segnare una forte discontinuità con l’attuale legislatura.

Sono le tensioni all’esterno del Partito Democratico, però, a preoccupare di più Cracolici. Che identifica nel Movimento Cinque Stelle una formazione intorno a cui si raggruma il populismo: “Quel movimento è uno strumento per spezzare i legami solidali, l’idea di comunità all’interno del paese – dice Cracolici – noi invece dobbiamo rispondere con un’idea di comunità”. Per questo, conclude Cracolici, non ci si deve concentrare su Renzi: “so bene che è detestato da molti, ma qui è in gioco il Pd, che deve essere salvaguardato a prescindere che si vinca o si perda”. Questo perché senza il Pd tornerebbe il sistema di potere e politico di Cuffaro: “Non lui, in quanto persona, ma come sistema effimero di relazioni”.

Sono dieci i collegi in cui si voterà per le primarie del Pd in Sicilia. Oltre ai collegi provinciali, con le due provincie di Enna e Caltanissetta accorpate, ci saranno i collegi cittadini di Palermo e Catania. Gli elettori voteranno unicamente per il segretario e troveranno sulla scheda solo i nomi dei tre candidati. Per il meccanismo elettorale del Pd, però, chi vota per un segretario vota anche una lista di candidati, che verranno eletti all’assemblea nazionale del partito in proporzione al numero di voti ricevuto da ciascun candidato segretario. In caso nessun candidato segretario riuscisse ad avere durante le primarie del 30 aprile il 50,1 per cento dei voti, a eleggere il nuovo segretario del Pd sarebbe proprio la nuova assemblea nazionale.

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