PALERMO – L’immagine della Sicilia come la terra dei benefit e degli inspiegabili privilegi, per una volta, lascia il posto alla fotografia di un’isola che adotta la linea del rigore contro chi, tra gli uomini politici, ha ricevuto una condanna con interdizione dai pubblici uffici. Il palcoscenico è quello del prestigioso Corriere della Sera, che in un articolo a firma di Sergio Rizzo rende il giusto riconoscimento all’Assemblea regionale siciliana sul famoso caso dei vitalizi ai politici condannati. Linea dura a Palermo, ma così non è avvenuto a Roma, con una soluzione più ‘morbida’ per deputati e senatori.
Il caso prese le mosse dal vitaliazio assegnato all’ex governatore Salvatore Cuffaro, condannato per favoreggiamento a Cosa nostra con interdizione dai pubblici uffici. Una vicenda che sollevò diverse polemiche e che, dopo un tortuoso iter fatto di pareri legali, si concluse con il taglio dell’assegno da parte dell’Ars che ricollegò la scelta all’articolo 28 del codice penale: chi ha subito una condanna con interdizione dai pubblici uffici – recita la norma – perde il diritto a qualunque assegno a carico dello Stato. “Quel benedetto articolo 28 però – scrive Rizzo – non viene preso in considerazione nelel nuove regole sui vitalizi dei condannati in via definitiva approvate giovedì scorso dalle Camere”. La delibera approvata non fa riferimento alla norma del codice penale ma alla legge Severino, che stabilisce che l’incandidabilità scatti solo dopo una condanna ad almeno due anni. E lo stesso limite viene previsto per la perdita del vitalizio.
E così Rizzo trae la conclusione: “Applicando le regole della Regione siciliana costantemente tacciata di furbizia e ipocrisia, anzichè la legge Severino, chi ha avuto condanne più lievi, ma comunque disonorevoli per un parlamentare, non si sarebbe salvato. Invece i nostri parlamentari perdono l’onorabilità, e quindi il vitalizio, solo se condannati a una pena superiore a due anni”. Un contrasto che ha fatto saltare sulla sedia il presidente di Sala d’Ercole, Giovanni Ardizzone, che ha parlato di “cittadini di serie A e cittadini di serie B”.

