CATANIA – Condanna confermata, ma pena nettamente ridimensionata per i componenti del commando che lo scorso anno avrebbero preso un ostaggio un pasticcere dal Lazio alla Sicilia per un debito su una partita di droga. La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha condannato a 10 anni e 2 mesi di reclusione Marco Guerrera, Francesco Perna, Antonio Santangelo, Luca Sardo (fratello del pentito Sebastiano, ndr). Simone Guglielmino è stato condannato a 7 anni e 8 mesi. In primo grado il Gup aveva inflitto una pena a 17 anni. Pena riformata a 2 anni e 8 mesi per Gaetano Ferrara e Concetto Zanti (sono stati assolti dal reato di sequestro di persona a scopo di estorsione). Per loro due la Corte romana ha ordinato l’immediata scarcerazione se non sono detenuti per altra causa. I motivi della sentenza saranno depositate tra trenta giorni. Il collegio difensivo composto, tra gli altri, dagli avvocati Maria Caltabiano, Giorgio Antoci, Alessandro Vecchio e Carmelo Lo Presti ha già annunciato ricorso per Cassazione.
“La Corte d’Assise d’Appello di Roma – spiegano gli avvocati Caltabiano, Antoci e Vecchio – ha riconosciuto l’attenuante di cui all’articolo 311 codice penale nella formulazione conseguente alla sentenza numero 68 del 2012 che ha equiparato il sequestro di persona a scopo di estorsione al sequestro di persona con finalità di terrorismo ritenendo che le modalità di realizzazione del fatto risultassero di lieve entità ed evidenziassero l’assenza di adeguata programmazione ha altresì escluso l’aggravante dell’articolo 61 n. 5 codice penale e cioè di aver agito approfittando delle condizioni di minorata difesa per tempo e luogo ritenendo infine le attenuanti prevalenti su tutte le aggravanti contestate. Attendendo il deposito delle motivazioni riteniamo tuttavia – evidenziano i tre difensori – la sussistenza di seri elementi che possano determinare la riqualificazione dei fatti sotto l’egida del meno grave reato di cui all’articolo 605 codice penale riqualificazione peraltro già operata dalla Corte per Zanti e Ferrara”.
L’INDAGINE E IL PROCESSO. Il viaggio dei catanesi a Pomezia era stato organizzato per poter recuperare la somma di 130 mila euro per un rifornimento di stupefacenti. Un anno fa, esattamente i primi di marzo, i trafficanti catanesi si sono recati a Torvajanica e una volta contattato un pasticcere lo avrebbero caricato in macchina. il 60enne sarebbe stato costretto con violenza a salire a bordo di una Mercedes classe B che insieme a un’altra auto si sarebbe allontanato a forte velocità. Dal Lazio sarebbero partiti alla volta della Sicilia. Grazie alla pronta denuncia di un passante è scattata un’attenta attività di monitoraggio dei carabinieri di Pomezia. Grazie alle telecamere installate nella zona sono state identificate le targhe e quindi le vetture su cui viaggiavano i presunti sequestratori. Il commando è arrivato a Villa San Giovanni, dove sarebbero arrivati gli altri complici (Zanti e Ferrara) a bordo di una Fiat Punto. Una volta a Messina sono intervenuti i militari che li hanno arrestati. Gli imputati hanno affrontato il processo abbreviato che si è concluso con condanne pesantissime. Nel processo di secondo grado il Pg ha chiesto l’esame di Sebastiano Sardo, collaboratore di giustizia, che era il punto di riferimento del gruppo di trafficanti di droga. Dell’episodio del sequestro infatti se ne parla anche nell’inchiesta Double Track che ha smantellato proprio l’organizzazione criminale.

