Palermo, al condannato per mafia spetta la pensione

Al mafioso spetta la pensione: Palermo, cosa ha stabilito una sentenza

La decisione del giudice del lavoro

PALERMO – La pensione gli spetta nonostante una condanna per mafia. Lo Stato non può togliere i mezzi di sussistenza a chi ha già scontato il proprio debito con la giustizia, utilizzando leggi entrate in vigore anni dopo la condanna.

Lo ha stabilito il giudice del Lavoro del Tribunale di Palermo, Dante Martino, accogliendo il ricorso di un palermitano a cui l’Inps aveva negato l’assegno sociale, riconosciuto a chi vive in condizioni economiche disagiate.

Il ricorrente nel 2012 ha finito di scontare una condanna a 10 anni e mezzo per associazione mafiosa. Nel 2022 l’Inps ha respinto la sua domanda per la pensione, applicando una norma entrata in vigore anni dopo la sua condanna. Una doppia punizione che il Tribunale di Palermo ha definito illegittima, accogliendo il ricorso difeso dall’avvocato Raimondo Cammalleri.

L’Inps aveva applicato l’articolo 2 della Legge 92/2012: niente prestazioni assistenziali a chi è stato condannato per gravi reati come quelli di mafia. Lo ha stabilito una legge del 2012, mentre la condanna dell’uomo risale al 2008.

“Questa sentenza restituisce dignità al principio della funzione – spiega l’avvocato Cammalleri -, dopo che ha pagato il suo debito con la giustizia è un atto che non trova posto in uno Stato di diritto. Il diritto al sostentamento è un pilastro che la burocrazia non può abbattere a proprio piacimento”.

Il giudice del lavoro ha richiamato una sentenza della Corte Costituzionale del 2021. La sanzione accessoria ha un valore penale e dunque vale il principio costituzionale dell’irretroattività della legge.

La sentenza evidenzia inoltre un aspetto tecnico: la norma parla di “revoca” delle prestazioni presupponendo che queste fossero già state riconosciute. Stavolta l’assegno non era mai stato concesso, quindi non poteva essere revocato. Inoltre, la sanzione accessoria non era mai stata formalmente irrogata al momento della condanna.

La sentenza, depositata il 24 dicembre 2025, apre scenari significativi per tutti gli ex detenuti che si trovano in situazioni analoghe.


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