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Sicuramente non siete Democratici Cristiani. Altrimenti non vi doveva passare per la mente di unirvi con i leghisti. Ascari, soltanto ascari! Ci auguriamo non prendiate nemmeno un voto!!!
Il festino blasfemo e spreco di soldi in una Palermo che annega sempre più e da anni nel degrado nel incuria nella sciatteria nel caos nella monnezza nella delinquenza nella MAFIA
La classe non è acqua, penso che possa fare bene e tanto per la città di Palermo che ha tante potenzialità e può competere con le altre città turistiche.. Un bocca al lupo alla neo Vice Sindaco.
una morte atroce, non meritavA di morire così, era una brava persona, buono, un paciere, mi dispiace tantissimo, pregherò per lui.
Anche perche' e' difficile vedere una pattuglia della polizia municipale , per ora " lavorano " con i droni.


Se sei così sdegnato caro dirigente samot, comincia a restituire i soldi in più che il tuo premuroso presidente ha fatto arrivare nelle tue casse
la presa di distanze va fatta in modo cedibile, non ha senso sottolineare che si tratti di ex presidente; il presunto corruttore ( che tanto presunto non sembra, in quanto il corrotto ha ammesso il fatto ) ha agito nella qualità di responsabile legale della Associazione. Questi, peraltro, è diventato “ex” il giorno 29, quindi appena l’altro ieri. E’ vero che la Samot viene da tutti considerata una Onlus che svolge la sua qualificata attività istituzionale in modo serio ed è assai attenta all’aspetto umano della sua mission, ma quanto accaduto è normale che getti qualche ombra sulla sua immagine. Secondo il comune pensare ( e anche in base al normale buon senso ) in presenza di un soggetto che si fa corrompere, ce n’è un altro che ha interesse a farlo per vantaggi personali o, comunque, per utilità della “persona giuridica” che rappresenta. In ogni caso è una storiaccia, anche perché il tenore dei colloqui intercettati è di livello assai basso: “scendi che ho i piccioli”!, il verbale “aum aum” etc. etc. Al centro dell’indagine c’è poi un disgustoso caso di foraggiamento dell’ingordigia di un dirigente pubblico che, evidentemente non contento del suo trattamento economico, fa leva sui malati terminali, sul loro dolore quotidiano e sull’angoscia delle famiglie, per assicurarsi condizioni di di vita più consoni ai suoi “meriti” e alla sua pelosa sensibilità.