PALERMO – Una scia di inchieste lunga quasi due anni, che mostra l’intreccio tra politica, imprese e burocrazia in Sicilia. L’indagine della procura di Palermo sfociata nella richiesta di arresto per l’avvocato Gaetano Armao, volto noto della politica regionale, è soltanto l’ultimo episodio di una fiction che va in onda da tempo tra i palazzi del potere politico e della burocrazia regionale.
Politica, burocrazia e imprese
Inchieste che raccontano spesso di atteggiamenti che, al di là delle responsabilità giuridiche tutte da dimostrare nei tre gradi di giudizio, tradiscono una certa disinvoltura negli approcci alle questioni amministrative di tutti i giorni. Tutto, ancora una volta, poggia sui tre pilastri della politica, della burocrazia e delle imprese. Il filo conduttore è quasi sempre lo stesso: la corruzione.
Le accuse a Gaetano Armao
Nel caso Armao due dei tre elementi coincidono: il legale ha un passato recente nella politica e fino ad agosto è stato alla guida della Cts, la Commissione tecnico-specialistica deputata al rilascio delle autorizzazioni per i progetti di investimento delle aziende. Ed è proprio da questo ruolo che deriva l’impianto accusatorio della Procura: secondo i magistrati, Armao avrebbe ottenuto denaro in cambio di favori alle aziende che interloquivano con la Cts.

Il caso di Angelo Pizzuto
La burocrazia regionale, invece, è protagonista del penultimo caso scoppiato in un’area vicina al centrodestra appena a metà settembre: quello di Angelo Pizzuto. Il direttore della motorizzazione civile di Palermo è finito ai domiciliari con l’accusa di avere intascato una tangente dal responsabile di alcune scuole guida. Pizzuto (LA SCHEDA) è anche un nome ricorrente negli ambienti politici siciliani, avendo ricoperto negli anni diversi incarichi negli uffici di gabinetto degli assessori regionali che si sono succeduti. L’ultimo è stato Alessandro Aricò, che nell’attuale legislatura guida le Infrastrutture.
Il potere di Antonio Maria Sciacchitano
All’inizio dell’estate 2025 era scoppiato, invece, il caso del commercialista di origine corleonese Antonio Maria Sciacchitano, che sarebbe stato in grado di condizionare gare e nomine nella sanità. Sciacchitano avrebbe fatto da intermediario fra gli imprenditori e i pubblici ufficiali che si occupavano delle gare, sfruttando – secondo l’accusa – la fitta rete di rapporti istituzionali che aveva coltivato nel tempo.
Lunga la lista degli incarichi che lo hanno resto uno dei burocrati più apprezzati nella pubblica amministrazione: tra questi quello di componente del collegio sindacale dell’Asp di Palermo, di consulente dell’Asp di Caltanissetta per le problematiche contabili e di componente del collegio sindacale dell’ospedale Civico di Palermo. Tra i tanti incarichi ricopriva anche quello di presidente dell’Organismo indipendente di valutazione della performance della Regione.
Il caso Iacolino
È il filone della burocrazia regionale che lavora gomito a gomito con la politica. Una circostanza che ha riguardato anche il manager Salvatore Iacolino. L’ex eurodeputato dell’allora Pdl, scelto dal governo regionale per guidare da ‘esterno’ il ‘superdipartimento’ della Pianificazione strategica e a seguire il Policlinico di Messina, ora è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Iacolino avrebbe favorito una impresa vicina a Carmelo Vetro, figlio del boss di Favara, sua cittadina di origine, nell’Agrigentino. La vicenda è ancora nella fase delle indagini preliminari e il tribunale della libertà ha restituito a Iacolino le somme sequestrate. La contestazione provvisoria è stata poi riformulata dallo stesso tribunale da corruzione in traffico di influenze.
Galvagno e Amata a processo
Negli ultimi mesi la burocrazia ha quindi rubato la scena delle cronache giudiziarie alla politica, che resta comunque un elemento fondamentale del filone. In questi giorni sta decollando il processo per peculato, corruzione, falso e truffa a carico del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno (FdI) e del suo ex autista, Roberto Marino. Il processo resterà a Palermo, come deciso dal presidente della terza sezione penale del tribunale Fabrizio La Cascia.
Stesso palazzo di giustizia per l’assessora regionale al turismo Elvira Amata, anche lei esponente di Fratelli d’Italia, accusata di corruzione. Una inchiesta che, di fatto, rappresenta il secondo troncone di quella che ha riguardato Galvagno e che è connessa ai finanziamenti della presidenza dell’Ars. Ad indagare, ancora una volta, è stata la procura di Palermo, guidata da Maurizio de Lucia, che ha alzato il velo sui rapporti tra politica, burocrazia e imprese.
L’inchiesta su Totò Cuffaro
Si tratta della stessa procura che ha indagato sull’ex governatore Totò Cuffaro. Le accuse sulla Democrazia cristiana e relative ad un presunto sistema di potere che ruotava attorno al partito centrista, tuttavia, si sono ridimensionate. Oggi restano in piedi le singole responsabilità, come quella dello stesso Cuffaro che ha patteggiato una condanna a tre anni per corruzione e traffico di influenze. Per una parte degli indagati è arrivata l’archiviazione, mentre altri politici, burocrati e imprenditori sono usciti dal processo.

Le grane giudiziarie di Forza Italia
Da Fratelli d’Italia a Forza Italia, dove le inchieste della magistratura hanno costretto due deputati regionali a dimettersi dalla loro carica: Michele Mancuso e Riccardo Gallo Afflitto, finiti entrambi agli arresti domiciliari. Il primo, secondo la procura di Caltanissetta, avrebbe intascato 12mila euro per agevolare un finanziamento ad un’associazione nissena. Il processo per corruzione si è già aperto. Gallo Afflitto, invece, è accusato di corruzione nell’inchiesta ‘Corte dei Miracoli’ sulla gestione del Cefpas, coordinata anche questa dalla procura di Caltanissetta.
A Palermo, inoltre, è in corso il processo per un altro parlamentare FI, Gaspare Vitrano: avrebbe fatto pressioni indebite per far dimettere un medico dell’ospedale DI Cristina a seguito delle polemiche nate dalla denuncia della mamma di una piccola paziente dell’ospedale dei Bambini che aveva protestato per presunti disservizi nel reparto di Nefrologia.
I casi Lombardo, Castiglione e Di Mauro nel Mpa
Dalle parti del Mpa le cose non vanno meglio. Giuseppe Geremia Lombardo, nipote dell’ex governatore Raffaele, è tra gli indagati dell’inchiesta su Armao ma già il 2025 si era aperto male per gli autonomisti: era il 24 febbraio quando fu arrestato il capogruppo dei Popolari e autonomisti all’Ars Giuseppe Castiglione nell’ambito del blitz antimafia coordinato dalla Dda di Catania. Castiglione è rimasto sospeso dall’Assemblea regionale per oltre un anno perché ai domiciliari, misura revocata prima dell’estate 2026. Castiglione, accusato di voto di scambio, è così tornato a Sala d’Ercole.
In casa Mpa c’è poi il caso giudiziario scoppiato ad Agrigento, dove la procura indaga per un presunto giro di corruzione negli appalti per la nuova rete idrica della città dei templi. L’indagine riguarda anche Roberto Di Mauro, assessore all’Energia nella prima fase del governo Schifani. L’inchiesta si è chiusa poco più di un mese fa.
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I processi a Sammartino e Miccichè
Dalle parti della Lega è l’assessore all’Agricoltura e leader regionale, Luca Sammartino, ad avere grane con a giustizia. Il processo nato dall’inchiesta ‘Pandora’ lo vede accusato di corruzione a Catania. Il leader della Lega in Sicilia è stato poi assolto con formula piena in un altro processo, dove doveva rispondere di corruzione elettorale. C’è poi il caso dell’ex presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, condannato dalla Corte dei conti per danno erariale per la famosa vicenda dell’utilizzo dell’auto blu. Sul piano penale Miccichè è a giudizio per peculato e falso.
Safina, il gip ordina nuove indagini
Un caso si registra, infine, anche nel Partito democratico. Il deputato Dario Safina è accusato di avere favorito un imprenditore nella gestione dell’illuminazione pubblica a Trapani. L’ipotesi è di corruzione e turbativa d’asta. La Procura aveva chiesto al gip l’archiviazione del fascicolo ma il giudice ha disposto la prosecuzione delle indagini.




