PALERMO – Avrebbero intascato i soldi delle bollette e rilasciavano quietanze con timbri falsi in modo da attestare la regolarità dei pagamenti: con l’accusa di peculato, falso e accesso abusivo a un sistema informatico sono stati condannati anche in appello Carlo Fasetti (a sinistra) e Carmelo Di Bella, dirigente e impiegato dell’Amap, ex municipalizzata che gestisce il servizio idrico a Palermo. La corte d’appello ha confermato le condanne a cinque anni di carcere ciascuno. I due imputati vennero arrestati dalla Guardia di Finanza nel 2014. L’inchiesta prese il via da un esposto arrivato alle Fiamme Gialle in cui si segnalava che Fasetti e Di Bella entravano nel sistema informatico dell’azienda e facevano risultare pagate bollette il cui corrispettivo sarebbe entrato, invece, nelle loro tasche. Gli utenti avrebbero ricevuto anche le quietanze con tanto di timbri falsi. Il raggiro avrebbe fruttato ai due imputati un guadagno di circa 910 mila euro in cinque anni. (ANSA)
La corte d'appello ha confermato le condanne a cinque anni di carcere ciascuno.
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