PALERMO – Le sue note trasferte romane si sono ridotte sensibilmente anche in vista delle elezioni (“ho deciso di stare più vicino al territorio”) ma la Capitale, per Totò Cardinale, resta lo snodo centrale delle decisioni che riguardano la Sicilia. “Sarà il tavolo nazionale a decidere le candidature nel centrodestra”, ricorda l’ex ministro delle Comunicazioni che ha attraversato la Prima e la Seconda Repubblica e che oggi rappresenta una delle componenti più forti all’interno di Forza Italia siciliana.
Le sue presenze a Roma non passano inosservate, che aria tira per la Sicilia nella Capitale?
“Incontro molta gente, non solo romana, ma in realtà devo dirle che ho diradato le mie presenze nella Capitale. Vado una volta al mese, in questo periodo mi sto dedicando con maggiore impegno al territorio. Credo sia necessaria una costante presenza nelle diverse province”.
C’è aria di elezioni, anche se non imminenti. Nel centrodestra siciliano si scaldano i motori.
“La situazione non è florida come può sembrare ad un primo impatto”.
Si spieghi meglio.
“Chi nel centrodestra immagina che bastino i social o la comunicazione per lanciare la propria candidatura si sbaglia di grosso. Le elezioni regionali, e anche quelle nazionali nel caso in cui dovessero essere reintrodotte le preferenze, si vincono solo con liste forti. Un candidato presidente non può spostare i voti necessari a superare il gap tra una coalizione e l’altra, non è l’elemento decisivo in una elezione. Decisivi, invece, sono i candidati nelle liste”.
Sta lanciando un alert al centrodestra siciliano?
“Direi di sì, e lo lancio rispetto alla convinzione diffusa che tanto la coalizione abbia già vinto e che si debba soltanto scegliere un candidato presidente. Le elezioni si vincono se si sta sul territorio e, lo ripeto, se si costruiscono liste forti con candidati credibili”.
Sembra un monito a parlare meno di possibili candidature alla presidenza della Regione.
“È un invito a lavorare di più sul territorio. Assistiamo ad una corsa alla candidatura alla presidenza della Regione che non tiene neanche conto del fatto che un presidente c’è già (Renato Schifani, ndr) e che ha tutte le carte in regola per chiedere la ricandidatura alla luce dei dati positivi del suo governo”.
Schifani bis dunque?
“Ha cancellato il disavanzo della Regione che ora ha un avanzo di amministrazione, al 2024, di 2,15 miliardi di euro; i dati sul turismo sono positivi; c’è stato lo sblocco dei concorsi pubblici; gli oltre tremila pareri rilasciati dalla Commissione tecnica specialistica hanno messo in moto investimenti per sette miliardi di euro; è stato avviato l’iter per due termovalorizzatori che risolveranno il problema dei rifiuti e produrranno utili per cento milioni di euro all’anno; l’assessorato alle Attività produttive del nostro Edy Tamajo ha messo in movimento risorse economiche fondamentali per le imprese siciliane; mi piace anche ricordare l’ottimo lavoro che Marcello Caruso sta portando avanti nella sanità, a dimostrazione del valore degli assessori politici rispetto ai tecnici. Mi chiedo, quindi, cosa si possa pretendere ancora da un presidente di Regione…”.

Allora perché nella stessa Forza Italia ci sono più candidature?
“Per me tute le candidature sono legittime ma, prima di tutto, serve che arrivi ‘il tempo’ delle candidature, serve che ci si ritrovi nei luoghi in cui si fanno determinate scelte. Le candidature buttate lì finiscono solo per creare sbandamento nel nostro elettorato. io dico, invece: andiamo in giro a cercare candidati, allarghiamo Forza Italia. Credo che su questo il commissario Nino Minardo stia facendo un grande lavoro”.
La ricetta, quindi, è sempre quella: prima le liste, poi il resto…
“Se vogliamo veramente vincere queste elezioni e se si vuole che il Forza Italia indichi il candidato serve prima di tutto un partito forte. E a chi mi chiede chi dovrà essere il nome per la presidenza della Regione rispondo che non c’è alcun dubbio su Schifani, tuttavia segnalo che non siamo noi in Sicilia a scegliere il nome del candidato presidente”.
Alla fine decideranno i tavoli romani?
“Certamente, come è sempre accaduto. La maggioranza si riunirà e deciderà sulle candidature in tutte le regioni al voto. Sceglierà Roma. Presumo che a Forza Italia toccherà la Sicilia ma la valutazione, ripeto, passa da Roma ed è per questo che il gioco del porre la propria candidatura mi sembra stucchevole. Se c’è già un candidato presidente della Regione che si candida per il bis, far sorgere un contrasto mentre si governa è un’operazione dannosa. Non pretendo di imporre a tutti i costi la ricandidatura di Schifani ma, quando arriverà il momento della scelta, se mi dovessero chiedere cosa ne penso, in quel caso farò il nome dell’attuale governatore che ha tutte e carte in regola per il bis”.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ribadito che il boccino in questo momento è in mano a Forza Italia.
“Ha detto una cosa sensata, che in parte dico anche io: lasciamo lavorare Schifani, che ad oggi è il candidato. Forza Italia ha i numeri per rivendicare la candidatura alla presidenza della Regione: siamo stati il primo partito alle Europee, mi chiedo perché si debba negare il bis al presidente uscente. Queste, però, non sono questioni che possiamo affrontare noi, oggi. Il nostro ruolo, citando il libro di Antonio Polito su De Gasperi, è quello di essere ‘costruttori'”.
E Palermo? Anche per le Comunali le decisioni verrano prese a Roma?
“Stiamo parlando di un capoluogo di regione, è normale che siano i leader nazionali a ragionare sugli equilibri e a scegliere. Certo, mi sembra chiaro che chi prenderà la candidatura per Palermo non potrà avere quella per la Regione”.
Nel panorama politico regionale ci sono due variabili: Cateno De Luca e Ismaele La Vardera. Cosa ne pensa?
“De Luca è abile, sta facendo un lavoro di tessitura sul territorio che rischia di essere insidioso per noi. Dialoga con i deputati uscenti e con i sindaci che aspirano ad entrare all’Ars. Sta creando le condizioni per un buon risultato delle sue liste”.
Alla fine con chi si schiererà il leader di Sud chiama nord?
“Di certo non rinuncerà ad essere il protagonista, altrimenti rischierebbe di diventare come tutti gli altri. Non credo abbia deciso, avanzerà la sua candidatura fino all’ultimo e alla fine andrà da solo candidandosi come terzo o quarto ‘incomodo’. De Luca sa bene che una candidatura alla presidenza ha anche un effetto traino sulle liste”.

E La Vardera?
“Non conosco la sua forza, non so quanto sia in grado di mettere insieme ciò che serve per raggiungere il 5%. Alle Amministrative ha avuto dei buoni colpi con i sindaci di Agrigento e Bronte ma il suo movimento, Controcorrente, non ha avuto grossi risultati. Escludo comunque che Pd e M5s possano affidargli la candidatura alla presidenza della Regione e per gli stessi motivi di De Luca potrebbe decidere di correre da solo”.
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“Si inizi pensare ad una bella ‘lista del presidente’ che dia spazio a chi vuole mettersi in gioco, sarebbe la mossa decisiva per la vittoria”.
E Forza Italia?
“Deve finire l’epoca dei commissari, bisogna fare i congressi a tutti i livelli. Il partito deve essere un luogo di confronto, la gente deve sentirsi protagonista e non chiamata in causa soltanto al momento delle elezioni”.




