Jogging, domicili e campagne | Nuova ordinanza di Musumeci

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Commenti

    Faccio i complimenti all’onorevole Musumeci, per la sua decisione responsabile,per il bene di tutta la collettivitá siciliana

    Nell’ordinanza non si evince nulla a proposito del jogging…
    Nè ad un chilometro nè altrove…

    A mio avviso, per quanto riguarda il fare jogging, il problema rimane: se, ad esempio, in ogni condominio, uscisse anche una sola persona per ognuna delle famiglie che vi abitano e uscissero tutti in contemporanea, non si creerebbe comunque un assembramento?
    Un altro esempio che non ha a che fare con la corsetta, ma che mi riguarda direttamente: dove abito io, sono tre palazzine, o meglio tre scale, che però hanno in comune un unico cortile. Qualche giorno fa nel suddetto cortile ho visto un paio di ragazzi che giocavano a pallone, ieri una signora che ha portato il figlio piccolo a giocare col triciclo: se, mettiamo il caso, più persone avessero la stessa idea contemporaneamente (giocare o portare a far giocare i bambini più piccoli), non si formerebbe un assembramento anche se si tratta di un cortile interno che, come ho detto prima, è comune a ben tre palazzine?

    Buongiorno,

    capisco che Musumeci ha detto che si può fare Jogging vicino casa (lo abbiamo sentito nella breve intervista) ma avete letto l’ordinanza? Sarà per l’emozione di poter riprendere la mia amata corsetta mattutina ma, nell’ordinanza n.17 del 18 aprile 2020, non c’è scritto nulla di tutto ciò.

    In video Musumeci ha annunciato che si potrà correre vicino casa…
    Nell’ordinanza non c’è traccia…
    Dov’è l’arcano, a chi dare retta ?

    I contaggi cn tutte le restrizioni ci sono,non oso prevedere con le riapertura dei negozi e uffici

    Jogging vicino casa non mi pare di leggerlo nell’ordinanza

    LA GATTA FRETTOLOSA FECE I GATTINI…

    L’ordinanza fa riferimento al decreto governativo che prevede l’attività motoria nei presi della propria abitazione.

    Si corre da soli,nè in due nè in gruppo,ma volete che venga revocata la disposizione???

    Per Jogging ordinanza di Musumeci rinvia all’ Opcm 10 Aprile di Conte.

    Bravo! Per chi non vuole cercarselo da solo: DPCM del 10 Aprile art. 1 comma f) non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; è consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona

    Ordinanza contingibile e urgente
    n. 17 del 18 aprile 2020

    Art. 4
    (disposizioni in favore delle persone con disabilità)
    È consentito, in caso di necessità, alle persone affette da disabilità intellettive, relazionali e/o motorie, con l’assistenza di un accompagnatore, compiere una uscita giornaliera di breve durata e in prossimità della propria abitazione.

    E’ più restrittiva.

    Vedere pagina 3 dell’ordinanza:

    Considerato che….il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 aprile 2020 e, in
    particolare, l’articolo 8 secondo cui “dalla data di efficacia delle disposizioni del
    presente decreto cessano di produrre effetti….
    Si continuano ad applicare le misure di contenimento più restrittive adottate dalle Regioni, anche d’intesa con il Ministro
    della salute, relativamente a specifiche aree del territorio regionale”;

    Occhio!. Che se superate i 200 metri da casa vi portano in questura

    Egregio se lei ha paura di essere contagiato può continuare a stare a casa quanto vuole. Anche tutta la vita. Saluti

    un bel rebus, spero alla portata del carabiniere che ti fa la multa.

    Quindi si continua ad autorizzare di la passeggiatina col cane e non dare la possibilità al genitore con bimbo di fare due passi fuori all’aria aperta. Scusate, ma il cane ha più necessità del bimbo?

    L’esigenza ossessiva di fare jogging in un momento così grave e delicato mi fa impazzire.Ma non sarebbe più opportuno e logico,ad esempio,riaprire i bar ,facendo entrare 2 alla volta e a distanza debita in modo da dare un pò di ossigeno ai commercianti?E le pizzerie? Cosa hanno di così necessario indispensabile e vitale jogging e ad esempio negozi di neonati?

    200 mt è a poco piu’ o meno per dare un’imdicazione di massima mica c’è un geometra che misura i cm

    Il grande problema dei Siciliani. Possiamo correre o no ? Risolto questo problema, questa sparuta minoranza di cittadini saranno soddisfatti come se avessero conquistato Trento e trentuno

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Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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