Sulla targhetta della porta c’è la semplice iniziale del nome, con il cognome: ‘G. Puglisi’. Nella casa museo del beato Pino Puglisi, assassinato trentatrè anni fa dalla mafia, il tempo si è come fermato, nei luoghi in cui ha vissuto, recuperati dal ‘Centro Padre Nostro’, grazie alla tenacia del presidente, Maurizio Artale.

La commozione dei visitatori
Tanti che arrivano si commuovono, davanti alle cose quotidiane che ricordano a tutti quanto sia, in fondo, semplice la vita di chi sceglie amore e coraggio, fino all’estremo sacrificio.

La stanza di don Pino
Nella sala da pranzo, c’è una reliquia. Poi si accede alla stanza di don Pino.
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La scrivania è dotata di una umilissima sedia con uno squarcio. C’è un telefono con la rotella. Quando padre Puglisi era qui – dicono – lo strappo era coperto da un po’di nastro adesivo. Sul comodino, spicca l’orologio che portava al polso, con un libro e la foto della madre.

I lavori nella piazzetta
La piazzetta che porta il nome del beato è interessata da importanti lavori di riqualificazione. “Palermo e Brancaccio sono molto cambiate, grazie anche al sacrificio di don Pino – dice Maurizio Artale -. Quel seme ha dato frutti bellissimi e abbondanti”.




