La corruzione e il seggio “truffato” | Gianni: “Aspetto ancora giustizia” - Live Sicilia

La corruzione e il seggio “truffato” | Gianni: “Aspetto ancora giustizia”

Il sindaco di Priolo ed ex deputato dell'Ars: "Ho subito danni politici, psicologici e famigliari"

L'INTERVISTA
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PRIOLO – Nel palazzo municipale all’ombra del polo petrolchimico più grande d’Europa, il sindaco Pippo Gianni non si dà pace, neanche dopo la dichiarazione di decadenza del deputato regionale Pippo Gennuso. Gianni è stato cacciato, dopo le elezioni regionali del 2014, dalla poltrona conquistata in una dura campagna elettorale, da una sentenza “truccata” perché il giudice amministrativo “era stato corrotto”, tutto a vantaggio di Gennuso. E adesso, a 6 anni di distanza, l’ex deputato regionale Gianni continua la battaglia legale, affiancato da Michele Cimino, all’epoca dei fatti suo collega deputato che aveva condiviso lo scontro in aula, opponendosi alle elezioni suppletive, da Massimiliano Mangano, amministrativista e da Valentina Castellucci, avvocato penalista.

A che punto siamo arrivati con la guerra giudiziaria?

“Ho fatto richiesta al CGA per ottenere la revocazione, ossia il venir meno degli effetti, delle sentenze frutto di corruzione, che sono tali come ha accertato il Tribunale di Roma con sentenza definitiva passata in giudicato; l’appuntamento è il 21 maggio. Il giudice De Lipsis è stato corrotto con almeno 80mila euro”.

Cosa hanno consentito quelle sentenze?

“La mia lista aveva vinto il seggio per 96 voti. Mi ero insediato quale deputato, avevo votato per il presidente dell’Ars Ardizzone, nel frattempo Gennuso aveva fatto ricorso al Tar, sostenendo che sarebbero avvenuti brogli elettorali”.

Cosa aveva deciso il Tar in prima istanza?

“Il Tar, in linea con la legge e la giurisprudenza, aveva rigettato la richiesta di Gennuso, perché i vizi denunciati erano delle mere irregolarità. Nel frattempo facevano ricorso al CGA, che ordinava la verifica delle schede. Ma era accaduta una cosa inquietante: un dipendente del tribunale sosteneva che le schede elettorali sarebbero state distrutte dall’esplosione di una fognatura”.

Il Tribunale aveva mandato la Pec alla Prefettura, sottolineando che non si trovano le schede di quelle sezioni richieste.

“Il CGA così stabiliva che bisognava tornare a votare, solo in alcune sezioni di alcuni comuni (Rosolini e Pachino), del solo collegio di Siracusa. Stranamente le schede che erano sparite appartenevano alle stesse sezioni di cui il Gennuso denunciava i vizi. È emerso, dal processo penale, che la soluzione fu proposta per ragioni di “giustizia sostanziale” dallo stesso Presidente del CGA De Lipsis, che ha scritto personalmente le sentenze, perché l’estensore designato si era rifiutato di redigerle”.

Era possibile tornare al voto solo in alcune sezioni in base alle previsioni dello statuto siciliano?

“Lo statuto siciliano e la legge regionale sulle elezioni del Presidente e dell’Ars non prevedono il ritorno al voto, in virtù del principio “simul stabunt simul cadent”: vi è unicità di elezioni e unicità di vita degli organi. Nel frattempo alcuni partiti erano spariti, altri non partecipavano alla competizione elettorale: concorreva il Popolo della Libertà che non esisteva più quale gruppo parlamentare, il deputato candidato nel 2012 nel collegio di Siracusa con la lista Forza del Sud, l’onorevole Bufardeci, non partecipava era stato nominato giudice del CGA. Non era possibile tornare al voto. Il presidente del CGA ha sostituito la legge con una interpretazione data in sentenza, facendo una porcheria, che è stata quella di andare a votare solo in determinate sezioni”.

Quali erano i comuni chiave di Gennuso?

“Rosolini e Pachino. Ed infatti il CGA ordinava di andare a votare solo in alcune sezioni, neanche in tutta la provincia, ma solo in 3 sezioni del comune di Rosolini e in 6 sezioni di Pachino: lui e la sua lista conquistavano il 68% come media delle sezioni, mentre nel 2012 aveva raggiunto il 28 %!”

Poi cosa accade?

“Io ho subito denunciato il dipendente del tribunale che aveva gettato le schede in discarica, un altro dipendente aveva accertato che non c’era alcuna fognatura rotta, era una bugia: in quella stanza non c’era fognatura. A quel punto il dipendente cambia versione, dicendo che le aveva bagnate e portate in un deposito di Avola. Ho chiesto 500mila euro di risarcimento danni. Il dipendente ha perso anche in Cassazione ed è stato sequestrato il suo stipendio, la pensione e ogni altra cosa fino a raggiungere 500mila euro”.

Come è venuta fuori la corruzione del giudice amministrativo?

“Il Pm aveva chiesto il giudizio immediato. Il GIP rinvia tutti a giudizio immediato per evidenza delle prove, inconfutabili. Il deputato Vinciullo ci aveva detto che De Lipsis era stato pagato, sarebbero serviti 200mila euro per sbloccare questa sentenza, in ogni caso il rinnovo delle elezioni era in violazione delle leggi. Oggi Micciché e Musumeci fanno finta che non esita una sentenza frutto di corruzione. Solo pochi giorni fa l’Ars ha preso atto della decadenza di Gennuso per i medesimi fatti in funzione della sentenza definitiva emessa nei suoi confronti”.

Cosa dovrebbero fare Musumeci e Micciché?

“Gli organi regionali da loro rappresentati, ossia Assemblea Regionale e Presidenza della Regione, sono costituiti solo formalmente, in un solo giudizio (c’è un giudizio per ogni sentenza); noi ci aspettavamo una difesa dello Statuto nel merito, come aveva fatto l’Ars nei giudizi che hanno portato alle sentenze di cui si chiede la revocazione. La revocazione poteva, e doveva, essere chiesta anche dall’Assemblea direttamente. Io sto facendo un’azione così importante, che serve per ripristinare la fiducia nelle istituzioni. In un primo momento, è emerso nel giudizio penale, era stato identificato come vittima Coltraro, ma siccome era un loro amico, preferirono fare fuori Gianni. Avrei voluto avere un supporto da chi effettivamente è stato leso, cioè l’Ars e la Regione”.

Qual è la cosa che le fa più rabbia?

“Le 12mila persone che mi avevano votato sono state private dell’esercizio democratico di scegliersi il parlamentare. Andando via vennero meno importanti leggi che avrebbero aiutato questa provincia ed il polo industriale. Avevo inventato le zone franche ambientali, in modo da non fare andare nessuno via, alleviando le tensioni sociali. Mi hanno bloccato in una fase in cui ho avuto anche ripercussioni psicologiche. Oggi che sappiamo che De Lipsis è stato corrotto, che ha patteggiato per corruzione, l’avvocato Amara ha dichiarato, non solo nel giudizio penale ma pubblicamente a Report, che è vero che hanno agito per farmi fuori. Mi hanno truffato il seggio”.

A quanto ammontano i danni?

“Sono enormi, danni politici, psicologici, famigliari, ambientali, visto che avevo fatto la legge sull’amianto, sull’ambiente, le cose che io normalmente facevo sono state bloccate. Solo 350mila euro sono stipendi non percepiti che saranno destinati al sociale. Poi attaccherò civilmente anche tutti quelli che hanno partecipato a questa operazione e chiederò milioni di euro da destinare a una fondazione”.

Cosa farà con i fondi del risarcimento dei danni?

“Il CGA deve dichiarare quelle sentenze prive di effetti, è innegabile che siano frutto del dolo del giudice, e poi dovrà essere rifatto il giudizio privato del vizio del dolo. Poi chiederò il risarcimento dei danni. Sto predisponendo una fondazione per i bambini con i soldi che avrò come risarcimento”.


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