La memoria che serve per non dimenticare Palermo

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La riflessione sul valore della partecipazione

A cosa serve la memoria? Perché ricordare “La Primavera” di Palermo? E’ una domanda che mi sono sentito rivolgere spesso. Quell’esperienza indimenticabile, nei primi anni del sindaco Leoluca Orlando, l’ho vissuta da coordinatore di ‘Una Città per l’Uomo’, il movimento che, partendo dalla migliore identità cattolica, tentò di rifondare la politica e, con essa, Palermo.

Perché è utile la memoria? Me lo chiedo anche io, talvolta. Me lo sono chiesto, lunedì 12 ottobre, intervenendo presso la sede dell’Istituto Arrupe, dove si è svolto l’incontro su “Semi della primavera a venire. Archivi, memoria e partecipazione per Palermo”.

In quella occasione è stata presentata la donazione del fondo archivistico del nostro movimento, che ho affidato all’istituto, retto da un sacerdote attento e sensibile, come padre Gianni Notari. A lui e agli intervenuti vanno i ringraziamenti di tutti, come a Valerio Lombino che ha condotto la ricerca che ha accompagnato l’acquisizione e la valorizzazione del fondo.

Non intendo eludere la domanda, anche perché ho già dato la mia risposta, anni fa. La memoria serve a non dimenticare il futuro. Sì, avete letto bene. La memoria viene dal passato, ma serve a mettere al centro il futuro, con le sue infinite possibilità di riscatto.

La politica, oggi, vive soprattutto la dimensione asfittica del presente. Nulla trattiene di ciò che è accaduto, se non perché è funzionale a una retorica di parte. Il presente si poggia sul mantenimento del consenso. Il futuro è il salvadanaio (in senso metaforico) in cui custodire i voti che verranno, sperando di trovarli.

In questa dimensione autoreferenziale si perde la necessità di un orizzonte, di un cammino che deve avere un approdo. Ecco perché, a Palermo, sembra di vivere dentro un eterno presente, in cui le facce, i problemi e gli argomenti sono sempre gli stessi.

Ma la storia di ‘Una Città per l’Uomo’ ci ha insegnato che il cambiamento possibile giunge sempre ‘dal basso’, dalla società, dalla speranza delle persone, non dalle strutture consolidate.

La Palermo di allora reagì alla mafia pervasiva che uccideva i palermitani più coraggiosi. Si ribellò quando ritenne la misura colma. La Palermo di oggi, per fortuna, non conta più le vittime per strada. Ma combatte contro la sua stessa rassegnazione che diventa indifferenza.

La memoria serve per non dimenticare che il futuro è nella partecipazione, di chi vuole oltrepassare la soglia di casa e impegnarsi. Tanti anni fa accadde. Perché non potrebbe accadere ancora?

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