Nave dei veleni al porto di Palermo | Un mistero lungo tredici anni

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18 Settembre 2013, 06:15

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PALERMO – Tredici anni di misteri e provvedimenti giudiziari non bastano, ancora, a fare luce sulla sua storia e sul suo destino. Il mercantile ucraino “Helje” giace sullo specchio d’acqua su cui si affaccia il molo nord del porto di Palermo e, dopo essere stato abbandonato, il tempo gli scorre addosso. E non senza conseguenze. Dopo essere stata sottoposta a sequestro conservativo, la nave è stata più volte oggetto di accertamenti ambientali, perché la motonave arrivata nel capoluogo nel mese di aprile del 2000 custodisce al suo interno una vera e propria bomba ecologica.

A bordo si trova infatti un massiccio carico di fusti di idrocarburi e gasolio e contenitori pieni di rifiuti e metalli. E ancora liquidi infiammabili e fusti in plastica pieni di acido nitrico e vernici. Lungo le vie di accesso alla sala macchine sono stati trovati sacchi di plastica non sigillati che contengono materiale di coibentazione, tra cui molta quantità di amianto, proprio come ha accertato il chimico di porto nel corso di alcuni controlli effettuati dalla polizia giudiziaria della Guardia costiera.

Quest’ultima ha proceduto al sequestro giudiziario delle aree a terra e della nave stessa nel 2008, constatando diverse violazioni a carico del custode giudiziario, A.D, imprenditore palermitano titolare della concessione demaniale dopo l’abbandono della nave da parte del suo comandante e dell’equipaggio. Questi ultimi, infatti, dopo aver vagato per il Mediterraneo, furono abbandonati dall’armatore e rimasero in città aiutati dalla Caritas, per poi andare via senza lasciare alcuna traccia e abbandonando, a loro volta, il mercantile con il suo carico di veleno al porto.

La motonave è così finita al centro dei controlli della polizia marittima nel corso del monitoraggio sugli abusi demaniali, ambientali e sicurezza della navigazione. E’ stato proprio nei pressi della diga Foranea che sono partiti gli accertamenti che hanno portato alla denuncia dell’attuale custode giudiziario, al quale sono state contestate violazioni inerenti il deposito, il trasporto e la tenuta dei documenti amministrativi legati al trattamento dei rifiuti sulla “Helje” e l’omissione di preservare la nave causandone quindi il deterioramento.

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Negli spazi limitrofi all’area data in concessione, i militari hanno rilevato la presenza di tonnellate di rifiuti speciali, ormai abbandonati da tredici anni nella stessa nave già finita sotto sequestro dal Tribunale di Palermo. E il carico che attualmente si trova sul mercantile ucraino sarebbe soltanto una parte di quello originario.

Il resto, infatti, potrebbe trovarsi in fondo alle acque di Lamezia Terme. Rifiuti tossici che rappresenterebbero una vera e propria bomba ecologica per le acque calabresi, dove affondò la nave cisterna “Vittorio Zanibon”, in viaggio verso la Turchia, nel 2007. In base alle indagini sul traffico di rifiuti tossici in mare effettuate dalla Procura di Locri (Reggio Calabria), parte del carico poteva essere quello della Helje.

La polizia giudiziaria della Guardia costiera risulta, ad oggi, essere direttamente delegata a proseguire le indagini sulla nave, insieme al personale dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente e, nel 2012 doveva essere una ditta italo-tedesca a provvedere alla demolizione dell’imbarcazione ucraina, ma i lavori non cominciarono mai per problemi economici della stessa azienda.

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18 Settembre 2013, 06:15

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