La spartizione nella sanità siciliana

La ‘normale’ spartizione della sanità siciliana

Cuffaro non è il male assoluto, ma...

In Sicilia la sanità, lo abbiamo scritto ripetutamente su questo giornale, non è un servizio pubblico, sembra piuttosto un grande business. Qui non ci interessano gli eventuali risvolti penali – di esclusiva pertinenza dei magistrati e dei difensori – riguardanti l’inchiesta che vede coinvolti l’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro, l’ex ministro Saverio Romano e altri.

Il contenuto delle intercettazioni rese note conferma, però, ciò che si sa da decenni: le poltrone, anche nel delicatissimo settore della salute, si assegnano per fedeltà e non per capacità. È la regola non tanto occulta che regge la politica isolana, chi controlla la sanità domina voti, affari e posti di lavoro.

Cuffaro non è il male assoluto

Cuffaro è il politico che sorride, bacia, promette ed elargisce. Che torna sempre, perché la Sicilia è la terra dell’eterno presente. Condannato, scarcerato, riabilitato il suo ritorno in cabina di regia non scandalizza, anzi, viene applaudito e osannato. Ma Cuffaro non è il male assoluto, sarebbe ingiusto affermarlo, è solo il simbolo di un modus operandi diffuso nei palazzi siciliani del potere.

La spartizione dei ruoli che contano nelle Asp e nelle strutture ospedaliere, gli appalti, le commesse e i concorsi ‘pilotati’ – al di là degli aspetti penali che, lo ripetiamo, non ci competono – non rappresentano un abuso (lo sarebbero in un qualsiasi luogo normale) no, sono un atto di governance.

Assegnare direttori generali, sanitari e amministrativi tra i supporter non è un abuso, no, è distribuzione tra partiti e notabili ritenuta un diritto. Il sorteggio? Una ‘minchiata’, esclama lo stesso Cuffaro che l’aveva proposto, un siparietto a beneficio dell’opinione pubblica per fingere trasparenza mentre tutto si decide nelle case private o nei bar, con un caffè e una stretta di mano.

Questo sistema, va detto, non è di destra o di sinistra: è siciliano. Attraversa schieramenti, ambiti vitali, generazioni e ideologie. Chi grida allo scandalo ha usato i medesimi metodi, altrimenti non saremmo nel baratro in cui ci ritroviamo, sapendo che senza di essi non si vince un’elezione.

La questione ‘immorale’

La questione morale, acutamente riqualificata ‘immorale’ dal direttore di Livesicilia Roberto Puglisi, non è astratta: è una lista d’attesa di mesi per una Tac, sono i pronto soccorso infernali, è un ospedale con carenza di medici e infermieri, sono i referti delicatissimi, consegnati con grave ritardo.

La sanità siciliana è un bengodi che eroga consenso in cambio di nomine, appalti e posti di lavoro. Non bastano le inchieste giudiziarie per uscirne, servono meno complici, serve meno tolleranza.

Baci e sorrisi

La Sicilia ha bisogno di cittadini indignati che finalmente la smettano di votare chi promette favori; di elettori che capiscano come un voto regalato a un politicante si può tradurre in una visita tempestiva negata a un disgraziato privo di santi in paradiso; di una classe politica che cessi di trattare l’Isola da feudatari e i siciliani da sudditi.

Diversamente, domani avremo altre intercettazioni identiche a quelle di oggi. E il disinvolto politico di turno sarà sempre lì, a sorridere, baciare e spartire. Intanto, i giovani migliori emigrano e chi resta perde ogni speranza.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI