La scure del Covid sull'economia etnea: i dati di Unimpresa

La scure del Covid sull’economia etnea: i dati di Unimpresa

Ecco quanto elaborato dal Centro Studi dell'associazione presieduta da Salvo Politino.
L'ANALISI
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6 min di lettura

CATANIA – Saracinesce abbassate e partite iva chiuse. È cupo lo scenario dell’economia siciliana per Unimpresa, secondo cui si stanno facendo pesantemente sentire gli effetti negativi delle restrizioni imposte dalle misure anti Covid.   

I dati

Secondo i dati di Infocamere, analizzati dal Centro Studi di Unimpresa, a Dicembre del 2020, mancano all’appello oltre 18.000 imprese. Tra i settori1.560 le imprese turistiche siciliane del settore alberghiero e della ristorazione che hanno chiuso nel 2020. E’ quanto emerge dai dati di Infocamere sino al 26 dicembre elaborati dal Centro Studi di Unimpresa Sicilia.

Il turismo

Un settore, quello del turismo, che ha subito, a causa dei lockdown e delle numerose restrizioni a causa del Covid, il maggior danno economico: si stima un crollo dei consumi di oltre il 40%.                  

Il commercio

Altro settore colpito duramente dalla crisi pandemica è quello del commercio che vede più di 6.350 imprese chiudere i battenti: un dato destinato sicuramente a crescere entro il 31/12/2020. Non è bastato neanche un incremento delle imprese del commercio costituite nel 2020 (+2.299 rispetto al 2019) ad evitare un saldo negativo (-590) nel rapporto natalità-moralità delle imprese del settore commercio, con la provincia di Palermo a comandare in questa singolare classifica. Sicuramente è importante far notare – evidenzia il Presidente di Unimpresa Sicilia Salvo Politino – come numerose imprese del commercio si siano riorganizzate esercitando l’esercizio dell’attività attraverso l’e-commerce.    

Edilizia

Una inversione di rotta rispetto allo scorso anno lo ha registrato l’edilizia con un saldo positivo tra imprese iscritte e cessate nel 2020 di +780 unità. Infatti, le imprese edili che hanno chiuso nel 2020 sono in calo di circa il 22% rispetto al 2019, con un incremento di nuove imprese, sempre rispetto allo scorso anno di +753.

I dati per provincia

Guardando alle singole provincie  al 1° posto troviamo Catania che con 4.577 imprese chiuse rappresenta  il 24% delle cessazioni, seguita da Palermo con 4.043 cessazioni e una percentuale di oltre il 21% sul totale e Messina con 2.052 cessazioni e una percentuale di oltre il 10%

Guardando all’impatto sulle imprese dell’emergenza covid, secondo i dati analizzati Anpal e Unioncamere la Sicilia a fronte delle 191.6100 unità di personale previste in entrata su tutto il territorio nazionale per il mese di Dicembre, con 10.260 unità rappresenta il 5% e si colloca all’10° posto su base nazionale, con un calo del 31% rispetto allo sesso mese del 2019. Nella configurazione per province Palermo con 2.940 unità si colloca al 1° posto, seguita da Catania con 2.620 unità, Messina 1.180 e Siracusa 860.

Dicembre

In Sicilia nel mese di dicembre secondo le previsioni avrebbero dovuto assumere circa 6.360 imprese con un calo del 32% rispetto allo stesso mese del 2019. Tra i settori principali sono state previste 2.270 entrate di personale nel commercio, 1.800 nei servizi alle persone, 1.350 nelle costruzioni, 1.210 nei servizi di trasporto e 970 nei servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone. Tra i contratti previsti nel mese di Dicembre il 33% saranno a tempo indeterminato, il 45% a tempo determinato e il 22% con altre forme. Tra le province siciliane a Palermo sono previste nel mese di Dicembre 1.430 imprese che assumono, a Catania 1.630, a Messina 770, a Siracusa 550, a Ragusa 500, a Trapani 530, a Caltanissetta 270 e a Enna 200.

Unimpresa

I dati fin qui esaminati – afferma il Presidente di Unimpresa -Assoesercenti Sicilia Salvo Politino evidenziano una situazione ad altissimo rischio per l’economia siciliana.

Le proiezioni

Le proiezioni per il 2020 elaborate dal Diste identificano in Sicilia un crollo del prodotto interno lordo del 12,5% in termini reali e una perdita in termini monetari di 11,7 miliardi di euro rispetto al 2019. Il PIL per abitante scenderà a 15.749 euro, 2.250 euro meno dell’anno passato. La pandemia  ha influito negativamente su domanda e produzione, salvaguardando temporaneamente il mercato del lavoro, come diretta conseguenza dei provvedimenti  del blocco dei licenziamenti e dei massicci interventi della cassa integrazione.

Giù i consumi delle famiglie

I consumi delle famiglie scendono dell’11,8% in volume e registrano una perdita su base monetaria di 8,3 miliardi. I consumi per abitante scendono a 12.467 euro, 1.588 euro meno dell’anno prima. Le misure di sostegno all’occupazione e al reddito hanno arginato lievemente la caduta dei consumi, ma non hanno impedito un aumento della povertà.       

I servizi

Il settore dei servizi segna un calo del valore aggiunto del 13,6% causato dalla voragine delle attività collegate a turismo, ristorazione, commercio, attività artistiche e spettacoli. Il comparto degli alberghi e ristorazione ha franato più di tutti (-46,7%), spinto dalle chiusure di primavera riproposte in autunno: la perdita monetaria è di 1,5 miliardi.                      

Il commercio

Il commercio segna un crollo del valore aggiunto del 41,4% e da un deficit di 4,1 miliardi.  Sul mercato del lavoro lo stop ai licenziamenti e la riduzione dei tassi di partecipazione hanno frenato per ora la flessione dell’occupazione a un -3,2%, e determinato una discesa del tasso di disoccupazione dal 20,0% al 17,0%.            

La liquidità

La preoccupazione più seria è che le aziende siciliane non hanno più la liquidità sufficiente per la gestione corrente. Probabilmente riusciranno ad andare aventi solo quelle aziende con importanti riserve di capitale o che riuscirebbero ad accedere al credito bancario tramite il Fondo di Garanzia.                 Purtroppo afferma il Presidente di Unimpresa Sicilia Salvo Politino, di dati della crisi se pur devastanti, non sono stati ancora compresi. Basti pensare che il 23% delle aziende italiane ha un capitale circolante negativo con livelli di indebitamento eccessivi.                                                                                           A fronte di un calo di fatturato causato dalla pandemia, una perdita di liquidita ormai evidente, e i costi superiori agli incassi, è necessario, con urgenza mettere in campo la politica dei sostegni veri e rapportati alle perdite del periodo pandemia senza creare false illusioni.    

Lo scenario

Al termine della fase di lockdown, lo scenario nel nostro Paese appare piuttosto delineato. La quasi totalità delle PMI Italiane (90%) è stata colpita dalla crisi Covid-19 ed ha alternativamente subito un rallentamento delle attività produttive (~60%) con una conseguente riduzione dei volumi di business                                                                                                                                                      La maggior parte delle aziende (70%) si trova in difficoltà finanziarie, con problemi di liquidità, dettati da strutture di costi parzialmente fisse e flussi di ricavi ridotti o in ritardo, con conseguenti incapacità di far fronte alle spese correnti (e.g. debiti verso i fornitori, pagamento della retribuzione dei propri dipendenti) e necessità immediata di supporto economico per riequilibrare il ciclo del circolante. Bisogna però fare i conti con un bilancio dello Stato su cui pesa come un macigno il debito pubblico che supera i 2.200 miliardi e su cui si vanno a pagare oltre i 100 miliardi l’anno di interessi. Il permanere della pandemia fa sì che l’uscita dalla recessione sia incerta nei tempi e possa risultare lenta. Oltre a gestire al meglio la crisi, limitando i danni per la salute dei cittadini e gli effetti negativi sul sistema produttivo, è importante guardare in avanti, al Paese, al sistema economico che vorremmo avere dopo la pandemia e soprattutto alla crescita.

Come rilanciare i consumi

Per affrontare una fase di riallocazione dei consumi e della produzione, servono, innanzi tutto, imprese dinamiche che investano, innovino, adattino i loro prodotti a quanto verrà domandato nel mondo del dopo Covid. Servono poi Amministrazioni pubbliche che non ostacolino ma sostengano questo processo, facilitando la mobilità del lavoro e del capitale, accrescendo la formazione di capitale umano, coinvolgendo tutte le aree del Paese e le fasce della popolazione. Serve molta capacità progettuale, sia nel settore pubblico che in quello privato. È evidente che recuperare un tasso di crescita adeguato è cruciale per il futuro dell’occupazione, del benessere e della gestione del debito pubblico. In conclusione – afferma il Presidente Politino – oltre al fondamentale vaccino sanitario, è necessario una cura ricostituente per l’economia con indennizzi rapportati al calo del fatturato e un utilizzo mirato delle risorse europee.

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