La strage di Lentini: il boss Nardo condannato all'ergastolo

La strage di Lentini: il boss Nardo condannato all’ergastolo

La sentenza della Corte d'Assise.
MAFIA E SANGUE
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SIRACUSA – Ergastolo. È questa la condanna nei confronti del capomafia di Lentini, Sebastiano Nardo, letta dal presidente della Corte d’Assise di Siracusa oggi. Il boss è accusato dalla Dda di Catania di essere il mandante della strage del Golden Bar del 1991 in cui rimasero uccisi Cirino Catalano, Salvatore Motta e Salvatore Sambasile. 

Sebastiano Nardo condannato all’ergastolo

Il processo si è chiuso in un’unica udienza. Oggi, infatti, il pm Rocco Liguori ha discusso la requisitoria formulando la richiesta di condanna all’ergastolo nei confronti dell’imputato. Il sostituto procuratore di Catania ha analizzato punto per punto quanto emerso nel dibattimento, partendo dalle dichiarazioni di Francesco Squillaci, ‘Martiddina. L’uomo d’onore ha fatto riaprire il caso fornendo precise indicazioni su quella giornata di sangue, mai dimenticata dai cittadini di Lentini. Anche per l’uccisione di persone innocenti e lontane dai giri della malavita.

Il papà del pentito, il boss Giuseppe Squillaci, avrebbe detto sì alla richiesta del padrino di Lentini di “eliminare” Sambasile che avrebbe  in qualche modo creato problemi ai suoi affari mafiosi. E così ‘Martiddina avrebbe dato l’incarico al suo gruppo di fuoco di Piano Tavola (frazione belpassese). Il piano prevedeva che anche il figlio Ciccio partecipasse all’agguato, ma poi un “problemino familiare” ha portato il killer da tutt’altra parte. A Catania è in corso un processo (Thor) che vede imputati – in abbreviato – Giuseppe Squillaci (come organizzatore), Nunzio Cocuzza e Francesco Maccarrone (come autori del triplice omicidio). Il pm Rocco Liguori prima dell’estate ha terminato la requisitoria anche per queste tre posizioni evidenziando le confessioni di Cocuzza e Maccarrone relative al loro diretto coinvolgimento nella strage di Lentini.

La difesa di Nardo ha insistito sull’improcedibilità del processo per esistenza del giudicato contro Roberto Sipala, che si è autoaccusato in primo grado dell’agguato ma poi in appello ha ritrattato. Per il pm Rocco Liguori quella sentenza di condanna nei confronti di Sipala è “un errore giudiziario”. In considerazione della sentenza di condanna sarà interessante capire, sul punto, quale è stata la valutazione della Corte d’Assise siracusana. 


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