Sette parroci del centro storico di Palermo hanno preso carta e penna e firmato una sorta di manifesto contro la Ztl, chiedendo all’amministrazione comunale di sospenderla. “Non possiamo tacere e ci facciamo portavoce del disagio umano e sociale degli abitanti del nostro centro storico. Siamo molto preoccupati della possibilità di atti inconsulti di chi, a ragione o no, ritiene di essere disperato a causa del modo con cui è stato avviato questo provvedimento”. E’ uno dei passaggi salienti del documento. Un’iniziativa assunta dopo il recente corteo di contestazione nei confronti della Ztl in cui si sono verificati inquietanti episodi di intolleranza, per usare un eufemismo, e di violenza psicologica (solo psicologica?) per indurre i commercianti a chiudere le saracinesche in segno di adesione.
Le strumentalizzazioni politiche non mancano, del resto siamo già in campagna elettorale ed è facile per certi politici cavalcare il dissenso. Chissà se l’arcivescovo mons. Corrado Lorefice è stato preventivamente informato della sortita dei suoi sette sacerdoti. Sta di fatto che una tale esternazione di rappresentanti del clero palermitano, lo dico da cattolico, è una novità. Accade oggi per esprimere una preoccupazione su un provvedimento sulla mobilità, così forte da ricorrere a locuzioni solenni di storica memoria. “Non possiamo tacere…”, ci ricorda il “non possumus” di Pio VII in risposta a Napoleone che pretendeva i territori dello Stato pontificio e di Pio IX sulla Questione romana. Frasi di peso che in Sicilia un’autorità morale, qual è la Chiesa cattolica, dovrebbe usare per condannare ben altre calamità, vedi la mafia – per esempio in occasione degli inchini nelle processioni religiose dinanzi alle case dei boss di Cosa Nostra – il racket, il pizzo, la corruzione, la cattiva politica che ci ha trascinato nel baratro del sottosviluppo e della marginalità assoluta.
Invece no, è la Ztl che merita una presa di posizione a petto in fuori e crocifisso in mano. Non solo, ma i sette ministri di Dio, che hanno sentito l’obbligo impellente di intervenire a sostegno delle disperate vittime della zona a traffico limitato – il termine “disperati” solitamente lo riferiamo a drammi inimmaginabili – hanno pensato di interpretare, forse con un pizzico di avventatezza, il disagio umano e sociale degli abitanti del centro storico. Donne e uomini che prima del sopraggiungere della Ztl abitavano, evidentemente, in un vero paradiso terrestre. I negozi erano in attività, soldi a palate, offerta di lavoro superiore alla domanda. Improvvisamente la tragedia. Un governo cittadino, accusato di voler fare cassa e sordo ai lamenti provenienti dal popolo, ha imposto la desolazione. Ecco piovere povertà e disoccupazione, negozianti in fuga, scenari spettrali. Colpa della Ztl. E’ giusto, quindi, che intervenga la Chiesa a dire “basta!”. Io, reverendissimi parroci, avrei un’idea diversa. Per carità, tutti i provvedimenti amministrativi, particolarmente in una realtà complicata come la nostra, sono suscettibili di valutazione e di eventuali modifiche, anche sostanziali. Se necessario, quindi, cara amministrazione, rivediamo e correggiamo tenendo conto delle critiche e delle proposte. Il Sindaco si è dichiarato disponibile, finiamola con le barricate. Il punto è un altro, ed è culturale. Protestare contro la Ztl per la difesa di interessi corporativi, e prestarsi a ciò, è come protestare contro la comunità, se stessi, i propri figli e nipoti, oltre che economicamente non conveniente.
Il tema non è più Ztl sì Ztl no, ma auto selvaggia sì auto selvaggia no; inquinamento si inquinamento no; morire o vivere. Non si può protestare per tornare indietro. Le cose filavano a meraviglia quando via Maqueda e corso Vittorio Emanuele erano un tappeto di macchine strombazzanti? Non mi pare. Anzi, le pedonalizzazioni hanno portato benefici. Noi cittadini dobbiamo sì protestare, ma per allargare i luoghi senza auto, per avere piste ciclabili, numerose navette elettriche gratuite all’interno del perimetro. Sul trasporto pubblico si sta lavorando, saremmo disonesti se lo negassimo. Dovremmo spingere chi amministra a potenziare l’arredo urbano, restaurare gli immobili d’epoca, organizzare eventi, inventarsi un percorso culturale, finalmente libero dal traffico opprimente, per attirare cittadini e turisti. Vogliamo un ambiente sano e accogliente, ecco lo slogan che dovrebbe animare un corteo di protesta. Perché dove ci sono aria salubre, intrattenimento intelligente e bellezze artistiche da scoprire c’è la gente, e dove c’è la gente c’è economia. Intendo gente che passeggia curiosa e affascinata, non anonimamente inscatolata nelle lamiere e in una cappa di smog.

