Laboratori, manager, farmacie | Gli errori di Lucia - Live Sicilia

Laboratori, manager, farmacie | Gli errori di Lucia

Negli ultimi 2 anni i giudici amministrativi hanno "censurato" più volte il governo sulla salute. I sindacati: "L'assessore non è autonomo". Dietro l'angolo la guerra sui concorsi nelle aziende sanitarie. Oggi vertice sul taglio al budget dei centri convenzionati.

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PALERMO – Qualcosa non funziona, dalla parti di piazza Ottavio Ziino. E qualcuno potrebbe andare giù subito alle conclusioni, dicendo che il pesce, se puzza, puzza sempre dalla testa. Qualcun altro, invece, potrebbe rilanciare immagini kafkiane di burocrazie labirintiche, oscure, misteriose nel senso più grigio del termine. Fatto sta che qualcosa, attorno all’assessorato alla Sanità non funziona. Dai manager alle cliniche private, dai laboratori d’analisi ai concorsi, passando per la rete ospedaliera o per la gestione del 118. Dovunque ti volti vedi inciampi e contraddizioni. Marce indietro e qualche strafalcione che qualcuno ha bollato, anche in Procura, come “sospetto”.

Ovviamente, meglio chiarirlo subito, la Sanità siciliana del passato è stata anche, e le cronache (soprattutto quelle giudiziarie) lo hanno fatto emergere in maniera plateale, un intruglio di malaffare e clientelismo, di potentati e sprechi. Che però, in qualche caso (pensiamo ad esempio alla vicenda Cirignotta o a quelle dei concorsi bocciati dal Tar) hanno affondato le proprie radici in un passato molto vicino. Troppo vicino. Quello in cui l’assessore era Massimo Russo e il dirigente generale era Lucia Borsellino.

Che oggi è assessore. E finisce per catalizzare – volente o nolente – una massa di oneri e responsabilità di gran lunga superiori al passato da alto burocrate. Spalleggiata dal governatore, sinceramente legato al suo assessore, ma al quale – vista l’impronta “antimafia” della propria esperienza politica – certamente non dispiace vantare in giunta quel cognome. Ma oltre a lui? Chi è con l’assessore? Chi gioca dalla sua parte? Ed è pronta, l’assessore alla Salute che poche settimane fa minacciò le dimissioni, a “reggere” altri due anni e mezzo?

Perché in questa metà legislatura è successo un po’ di tutto. E la semplice elencazione dei fatti – escludendo, non a caso, la vicenda della piccola Nicole, ancora assai complessa e tutta da chiarire – è il racconto di un cammino controvento per l’assessore. Di un tragitto fin troppo spesso scandito da inciampi. Da qualche scivolone. Le cui responsabilità sarebbero da cercare con attenzione, anche tra gli spigoli di piazza Ziino o i saloni di Palazzo d’Orleans. Se non fosse che l’assessore è, appunto, l’assessore.

Il caos dei manager

Iniziò con i manager della Sanità. E quello è un film. I commissari scelti da Crocetta a pochi mesi dall’insediamento, dovevano stare lì giusto il tempo di compiere le selezioni. Ma i nuovi manager arriveranno solo due anni dopo. Al termine di un iter che avrebbe dovuto celebrare il moderno principio della trasparenza per rivelarsi un vecchio esempio di opacità. Oltre a essere in parte inefficace, se è vero che alcuni dei selezionati dopo le complicatissime procedure, hanno finito per essere subito sostituiti: è il caso di Calogero Muscarnera (non bastarono due anni per verificare che non era in possesso dei titoli necessari) o di Mario Zappia (tutti quei mesi non furono sufficienti ad accorgersi di una incompatibilità dovuta a una precedente esperienza professionale nota da tempo). E l’ultimo caso, in ordine di tempo, è quello siracusano. Col dirigente generale Salvatore Brugaletta sui carboni ardenti dopo lo scandalo dei 17 migranti “dimenticati” nelle celle frigorifere per troppo tempo. “Se un manager non è all’altezza, è giusto cambiarlo”, ha tuonato Crocetta. Giusto. Peccato che quel manager è stato scelto proprio da lui e da Lucia Borsellino. Una scelta sbagliata, evidentemente, stando alle parole del governatore. Ma nessun “mea culpa”, ovviamente.

Così come avvenne, del resto, per il caso Sampieri: l’ex manager di Villa Sofia, tra i più apprezzati dal governatore Crocetta, dimessosi dopo un’indagine della Procura sulla gestione dell’azienda ospedaliera. Anche lì, il “fedelissimo” del presidente ha dovuto fare un passo indietro. E così, tra commissari e manager, in un paio di anni, sono stati quasi 50 i manager che si sono avvicendati al vertice di aziende sanitarie e ospedaliere. Un caos. Senza considerare, ovviamente, il “caso” dei manager catanesi Paolo Cantaro e Angelo Pellicanò. Prima nominati, poi “revocati” per una personale interpretazione della legge nazionale che vieta gli incarichi manageriali ai pensionati che si poggiava su un parere dell’Avvocatura dello Stato. Una storia che finì in Procura, dopo le denunce del presidente della commissione Salute Pippo Digiacomo, secondo il quale il parere alla base di quella revoca poteva essere stato in qualche “influenzato” dalla politica. Alla fine, saranno i giudici amministrativi a dare torto al governo Crocetta. I manager potevano essere nominati. Qualcuno aveva fatto cadere in errore l’assessore Borsellino.

Le bocciature del Tar

E a pensarci bene, non è quella l’unica pronuncia con la quale i tribunali amministrativi hanno bocciato l’operato del governo. L’ultima è di pochi giorni fa e ha di fatto “bloccato” il concorso e la relativa graduatoria per l’apertura di 222 nuove farmacie in Sicilia. Secondo i giudici del Tar, che hanno accolto il ricorso di due esclusi, “non sembrano essere stati correttamente applicati i criteri valutativi generali”. Insomma, i punteggi si sarebbero basati su valutazione errate dell’assessorato. E non a caso, gli esclusi hanno denunciato il fatto che, con gli stessi parametri, avevano ottenuto una valutazione molto più positive in altre regioni come l’Emilia Romagna. Ma non solo. Per non andare lontano, una recente sentenza del Cga ha bloccato il recupero, già avviato dall’assessorato di Piazza Ziino, delle somme che i laboratori d’analisi e i centri convenzionati avrebbero negli anni incassato “illegittimamente” mantenendo in vita il tariffario regionale. Una sentenza che ha di poco anticipato un discusso decreto dell’assessore con il quale è stata prevista l’erogazione a quelle strutture solo dell’80 per cento del budget dell’anno precedente. Una decisione che, stando ai titolari dei laboratori, “rischia di far collassare il settore e di far perdere il lavoro a migliaia di addetti”. Un decreto del quale già in tanti chiedono il ritiro, nonostante le rassicurazioni che l’assessore avrebbe fornito in commissione Salute all’Ars. Stamattina, in assessorato, il faccia a faccia tra Lucia Borsellino e i rappresentanti dei centri convenzionati.

Il bluff dei concorsi

Ma la prossima contestazione per l’assessore è dietro l’angolo. E riguarda un altro tema scottante come quello dello sblocco dei concorsi in Sanità. Un “via libera” dato per certo, per imminente già mesi fa. Ma arenatasi al momento di fronte alla mancata approvazione delle linee guida da impartire alle aziende e nonostante gli ottimistici annunci forniti periodicamente alla stampa. Una situazione che ha già innescato un durissimo comunicato stampa di tutte le sigle sindacali rappresentative del mondo della Sanità: “Attendevamo il documento di approvazione delle linee guida – hanno dichiarato, in sintesi – e ancora, nonostante i termini previsti siano già scaduti, non ci è stato sottoposto nulla. Rigettiamo quindi ogni documento non condiviso e chiediamo un cambio di rotta”. Una valutazione, quella delle sigle, che in qualche modo conferma la valutazione fornita anche dalla Cisl in un recente convegno: “La riforma della Sanità è riuscita solo a metà. Bene il piano di rientro, ma i cittadini si sentono abbandonati”, la valutazione del sindacato.

Dal 118 a Humanitas

Ma anche a a guardare indietro non sono mancati i problemi, i “casi”. Non è ancora del tutto chiaro, ad esempio, cosa sia successo alla Seus, dove quella che sempre Digiacomo definì una “cricca” portò all’addio del manager fedelissimo di Lucia Borsellino, Angelo Aliquò. Mesi fa, ormai. Quando ad esempio la rete ospedaliera redatta dall’assessorato giungeva a Palazzo dei Normanni con alcuni errori di calcolo. O, caso certamente più plateale, per la vicenda della clinica Humanitas. Un affidamento milionario alla multinazionale per la creazione di una clinica oncologia a Misterbianco provocò reazioni furiose e fortissime polemiche sulla stampa. La frettolosa revoca di quell’affidamento si rivelerà inutile: l’assessorato aveva “dimenticato” di notificare la procedura all’azienda. Quanto basta per “soccombere” di fronte al Tar. A causa di quell’errore che l’ex ministro Gianpiero D’Alia definì, non senza una punta di sarcasmo, uno sbaglio “suicida”. E per quelle parole verrà anche convocato in Procura. Del resto, D’Alia aveva chiesto semplicemente come mai il governo non avesse fatto ricorso a quella sentenza negativa. E se fosse intervenuto nei confronti di chi aveva compiuto quell’incredibile errore. Una sconfitta, che sembrò quasi fare felice il presidente Crocetta. Nonostante qualcuno avesse fatto sbagliare Lucia. Qualcuno, dalle parti di Piazza Ziino, dove qualcosa, da tempo, non funziona. E a pensarlo sono in tanti. Come ad esempio associazioni di consumatori come il Codacons che ha chiesto le dimissioni dell’assessore dopo la vicenda del decreto sui laboratori d’analisi. O come ad esempio i sindacati della sanità. Praticamente tutti, dai confederali agli autonomi, a quelli dei medici ospedalieri, che in una nota recentissima hanno messo nero su bianco: “Abbiamo ragione di credere che l’attuale assessore, nel ruolo e non già nella persona cui confermiamo la nostra stima, non goda della necessaria autonomia negoziale ed organizzativa”. Cioè qualcuno influenza le sue scelte, spingendola, qualche volta, all’errore. Qualcuno. Tra gli angoli dell’assessorato o tra gli scranni di Sala d’Ercole, tra le direzioni delle aziende sanitarie e i saloni di Palazzo d’Orleans.


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    Non c’e,’ nulla di male ad essere inadatti ad un ruolo, un cognome illustre e degno di rispetto non può’ giustificare e legittimare ogni cosa

    L’operato dell’Assessore non e’ censurabile solo per l’aspetto tecnico-amministrativo che si e’ dimostrato assolutamente insufficiente come avete ampiamente dimostrato. Le conseguenze sull’aspetto organizzativo della sanita’ siciliana sono tragiche. Un solo esempio per tutti: provate ad eseguire una trasfusione di sangue ad un paziente al proprio domicilio od in un ospedale in day-hospital; non sara’ possibile, il paziente si dovra’ ricoverare (dove?) o essere trasfusione al pronto soccorso, in barella e dopo lunga attesa. Al di là degli errori che l’assessore ha fatto od e’ stata indotta a compiere la dr. Borsellino dovrebbe dimettersi per manifesta e piu’ volte acclarata incapacita’ di gestione anche dei problemi piu’ banali della sanita’. siciliana.

    Alla sanità vi è una pattuglia di dirigenti provenienti dalle asp, oltre a co starci 3 milioni e passa l’anno quale contributo sostanziale hanno offerto e offrono alla causa? E comunque temo che questo articolo possa costituire solo l’antipasto a quello che potrebbe succedere, se venissero confermati i boatos, circa una possibile impugnativa della finanziaria, nella parte che riguarda l’aggiustamento dei conti del comparto. Trattasi di 4450 milioni. Speriamo di no
     

    E’ necessario rifare la riforma della sanità, perchè le ASP non funzionano e non provvedono a risolvere i problemi della Sanità in Sicilia.

    Comandati della Sanità in evidente conflitto di interessi…

    400 milioni….sti telefonini

    Una bella farmacia comunale e un centro di analisi comunale in tutti i comuni, permetterebbe a chi ha problemi di salute di mantenere in tasca molti soldi in più.

    La baronie delle farmacie fra tulle le baronie è la più antipatica perchè va a gravare su chi ha problemi di salute.

    Sarebbe un modo per abbassare le tasse che non vanno allo Stato.

    Non ho visto mai nessuno purtroppo riconoscere di essere incapace del ruolo assegnato.

    Sarebbe più opportuno un medico amministratore come assessore

    A cosa serve fare nuove riforme se poi a gestire la sanità siciliana ci sono sempre “ i figli “ di una politica clientelare che ieri si chiamava Cuffaro, poi Lombardo e oggi Crocetta? Manager che hanno accresciuto i loro curriculum attraverso incarichi dati senza alcun bando o selezione ad evidenza pubblica?
    E ancora a cosa servono nuove riforme se accanto ai manager ruota una classe dirigente divenuta tale con lo stesso sistema clientelare, poco competente e senza alcuna autonomia?
    La definizione di dirigente recita: Ai dirigenti spetta l’adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli atti che impegnano l’amministrazione verso l’esterno, nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di spesa di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Essi sono responsabili in via esclusiva dell’attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati.
    Forse allora non serve fare nuove riforme e poco importa, rispondendo a Michelangelo Sapienza, la sostituzione di un assessore che oggi si chiama Borsellino, ieri si chiamava Russo e domani …… l’assessore di turno dovrebbe avere l’autonomia e l’autorevolezza di rimuovere l’attuale classe dirigente vero ostacolo al funzionamento di una buona sanità.
    antonino frisina

    L’utilizzo della trasfusione di sangue andrebbe monitorato sia per risparmiare preziose e limitate risorse di origine esclusivamente umana (donate gratuitamente da volontari) e sia per evitare ogni forma di cattivo uso e di impiego disinvolto e improprio del sangue.
    Cosa ha fatto finora in merito l’Assessorato? Quali controlli si sono adottati?

    Quando si è incapatici di capire che è arrivata l’ora di dimettersi e non si ci arriva con la propria mente, si pensa che forse si ci lega troppo alla poltrona, ho forse ci sono interssi personali, meglio non pernsarlo,ho viene condizionata da parte di forze esterne ? ancora peggio perchè non è ingrado di capire chi la porta a sbiaglia se vogliomo dire così, comunque lascia molti dubbi operato dell’ assessore-dirgenti-politici in questo caso si può fare l’erba è fatta di tutto un fascio.

    Dando per scontata la buona fede e l’onestà dell’erede di Paolo Borsellino, resta un mistero questa perseveranza a voler condividere un percorso di governo cosi torbido w disastroso…fermo restando poi che i dubbi sul perche una persona che ha un certo cognome debba avere dei privilegi fuori dalle regole come essere nominata dirigente generale…

    Il cognome non fa il monaco!!!

    PER FAVORE NON DISTURBATELA: STA SFOGLIANDO LA MARGHERITA…mi dimetto non mi dimetto mi dimetto non mi dimetto mi dimetto non mi dimetto…È UNA COMMEDIANTE

    Ha ragione Antonino Frisina su un punto cruciale: la responsabilità dirigenziale. Non c’entrano gli assessori, non c’entrano i manager e direttori strategici: la classe dirigente delle aziende sanitarie (che hanno il pieno della responsabilità amministrativa tecnica e contabile) sono nel 90% ancora quelli dell’epoca di Cuffaro se non addirittura prima. Rinnoviamola!

    L’ennesimo nome sparato ad effetto da Crocetta solo per fare clamore! Lei addirittura fu una della prima ora assieme a Battiato e Zichichi. Purtroppo non basta il nome a garantire la capacità, quantomeno nel ruolo che gli è stato assegnato!

    Non condivido affatto “L’inno al passato” del dott. Sabella.
    Una analisi in cui si mischiano “capre e cavoli” (la borsellino prima dirigente oggi assessore, la nomina dei manager con il concorso per le farmacie) in cui, come già detto da qualcuno sembra chi si rimpiangono gli assessori di cuffaro e lombardo.
    L’assessore Borsellino dà fastidio non per il COGNOME che porta ma perchè è una persona ONESTA.
    L’onestà (merce sempre rara nella gestione della cosa pubblica) in politica non ha mai pagato.
    Assessore non ti dimettere vai avanti.
    Dott. Sabella attendiamo una approfondita inchiesta giornalistica sui poteri forti ed occulti che da sempre ruotano attorno al pianeta sanità.
    giacomo

    Non credo più nemmeno alla buona fede. Tranne che non si dubiti della stessa capacità di comprendere l’evidente. Facile prendere il fuoco con le mani di un altro. Una volta o due, perché quando “l’altro” si brucia in genere non ci ricasca. E invece sembra proprio che non sia così. Chi detta il passo? E per conto di chi? È l’autore di un piano sopraffino che, tra una fesseria e l’altra, assesta quel colpo che lo interessa? O è l’assalto alla diligenza di un gruppo “magico”, tanto presuntuoso quanto scunchiurutu, sponsorizzato è protetto dal capoclown? O l’uno e l’altro? Ai posteri l’ardua sentenza….oltre che le macerie.

    forse non sai che le remunerazioni delle analisi e dei farmaci sono uguali anche nelle strutture pubbliche e nelle farmacie comunali

    Come mai nell’articolo avete dimenticato il palazzo di cristallo denominato Papardo?

    Concordo pienamente con il commento di Antonino Frisina, è vero ci troviamo oggi ad avere dirigenti divenuti tali grazie ai privilegi ed i vantaggi ricevuti proprio dal sistema Cuffaro prima e proseguito poi da Lombardo e da Crocetta, dirigenti che non hanno esperienza per fare nulla e non hanno l’autonomia di fare nulla.

    Ma il responsabile del 118 di Palermo, quelli del volo privato Sardegna-Sicilia è stato rimosso oppure DIRIGE ancora il 118????? Come mai???? A”chi” appartiene? ??????

    Assessore scusi ma l’ortopedia dell’ospedale dei bambini che fine ha fatto? La cardiologia si trasferisce il laboratorio chiude la nefrologia non si sa che fine fa….. I bambini della Sicilia si stanno rivolgendo al telefono azzurro…

    Si, in effetti abbiamo una amministrazione assessoriale molto solerte e prolifica, direttori generali creativi ed innovativi ma soprattutto molto competenti, idem per i direttori sanitari. Quindi non possono che essere i dirigenti che con la loro pigrizia non permettono il decollo di una sanità che, altrimenti, sarebbe la prima in Italia

    Meglio un politico che ha mandato e risponde ai suoi elettori, finiamola con questi tecnici del ca.

    Non sono d’accordo con Mafalda. Il problema non è che i dirigenti non hanno autonomia, anzi, come recita Antonino Frisina, la legge la mette tutta in capo a loro. Pensiamo alle scelte tecniche: come fa un direttore generale o amministrativo a modificare nel rispetto delle leggi una relazione o una proposta fatta da un ingenere responsabile dell’Ufficio Tecnico di una ASP? Il problema è che i dirigenti mettono la loro autonomia al servizio del politico che li ha fatti nominare responsabili di quella struttura, mandando a quel paese, in un colpo solo, competenza e programmazione seria.

    Come si evince dal vostro articolo, l’assessore alla sanita’ non e’ capace di svolgere il ruolo istituzionale che ricopre nonostante l’illustre cognome che porta. Non avete ricordato altre stranezze della gestione ,come il caso del primario di chirurgia plastica dell’ospedale di villa sofia, misteriosamente scomparso dalle cronache ed anche la vicenda del direttore del 118 anche questa dimenticata. Forse la tanto reclamizzato trasparenza non e’ invece la regola della “dimenticanza” secondo le proprie convenienze.

    cara bimba di maria, quando scrivo che i dirigenti non hanno l’autonomia di fare nulla non intendo che non hanno vera autonomia, ma che hanno rinunciato alla proprio compito assumendo un ruolo servile verso il superiore gerarchico o politico, infatti iniziavo il mio commento dicendo che concordo con quanto scritto da frisina.

    Attenti al lupo!!!!

    Perplesso……qualcuno non ha capito la tua ironia sull’immensa creatività di questi direttori generali! 🙂

    ma quale medico amministratore…per carità

    Giacomo, si aggiorni, legga ogni tanto qualcosa o si faccia una passeggiata in giro….in che mondo vive?
    Persona onesta? nessuno lo mette in dubbio,ma che c’entra l’onesta?

    Ma i politici li abbiamo avuti, no?

    Ma cosa ci stanno a fare ancora seduti in poltrona?

    e le liste d attese infinite?e i pronto soccorso al collasso?e la mancanza di igiene nei reparti?e le strutture fatiscenti? è per questo che si deve dimettere l assessore borsellino,una persona totalmente incapace

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