Questo breve racconto ha inizio dal bar dell’Assemblea regionale siciliana, nel giorno della mozione di sfiducia (respinta) al presidente Schifani. Chi non conosce i luoghi si accontenti di una succinta descrizione.
I giornalisti stanno in sala stampa. Non si può entrare in Aula. Ogni tanto, fa capolino qualche onorevole. Alla fine della seduta di martedì, per esempio, sono apparsi il presidente della Regione, Renato Schifani, e il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno che ha commentato la richiesta di rinvio a giudizio della Procura. Andare al bar, invece, si può. Ed è li che annoti qualcosa da narrare, almeno per chi coltivi, ostinatamente, il vizio capitale di una irriducibile ingenuità.
Il caffè? Che male c’è?
I deputati che si sono ‘verbalmente scannati’ un attimo prima, su fronti opposti, sorridono, un attimo dopo, insieme, nella convivialità di un (ottimo) caffè. Dice: ma che male c’è? Nessuno. Anzi, viva sempre la cordialità oltre le idee contrapposte.
Però, bisogna vedere, appunto, come sono le idee e quali scenari esprimono. Se, in Aula, si sono levate urla belluine, in un turbinio di accuse, di anatemi contro il cuffarismo estremo, con parole esacerbate di andata e ritorno, come valutare la vasata successiva? Se ci si pone, a vario titolo, da nemici, più che da semplici avversari politici, in quale emisfero del senso compiuto si colloca la compagnoneria alla buvette? Che dovremmo pensare, nelle pause di una battaglia verbosamente incontinente, del casto caffè? L’avevamo già notato.
Io ero lì, con il nostro Salvo Cataldo che su, LiveSicilia, ha offerto una diretta puntuale, corredata da video, cronaca e commenti. Osservavo, nelle pause, l’andirivieni giocoso, i sorrisi smaglianti, i pappa e ciccia, le pacche sulle spalle. Viva la pace comunque!, mi sono detto. E sono ritornato nel mio posto in sala stampa, come chiunque si accomodi in teatro per il secondo atto. Niente ostracismi contro l’amabilità conviviale – meglio ripeterlo -, ma non sarebbe male se, coerentemente, il nemico tornasse avversario politico. La nettezza è un pregio, nei confini del rispetto.
Cuffaro, i domiciliari, le polemiche
Il giorno successivo, è arrivata la notizia degli arresti domiciliari per Totò Cuffaro e la polemica ha conosciuto un innalzamento di scosse telluriche. Dimenticati gli espressi comunitari, ecco fiorire le insurrezioni dialettiche. Già in precedenza, alcuni esponenti dell’opposizione avevano pubblicato le foto dei deputati di centrodestra ‘colpevoli’ di avere ‘salvato’ il governo Schifani, tacciandoli di ‘tradimento’.
La questione morale, di cui stiamo scrivendo con forza sul nostro giornale, va maneggiata con cura, essendo una cosa serissima, bisognosa di autorevolezza e di un ragionamento dettagliato sul sistema del consenso in Sicilia, con relativo inquinamento. Il peggio che potrebbe capitare, a riguardo, sarebbe vederla assunta con il cipiglio del moralismo aggressivo, per tornaconto politico, senza capacità critica, né onestà intellettuale.
Il preambolo etico resta sacrosanto e urgente. Ma parlare di tradimento, nello specifico di un passaggio parlamentare fisiologico, sembra un concetto, almeno, ridondante.
Le crepe del centrodestra
Al tempo stesso – e anche questo abbiamo scritto a più riprese – non si devono tacere le difficoltà di una coalizione e di una giunta alle prese con problemi su cui il centrodestra non sta riflettendo abbastanza. Ci si limita a difese più o meno d’ufficio che non considerano, anzi minimizzano, la vastità delle crepe da affrontare.
Sì, la questione morale è una cosa serissima. Non è una veste da indossare, secondo la convenienza del frangente. Non è un mezzo per lucrare un fine. Non è, soprattutto, una rappresentazione esteriore per cambiare le forme e lasciare inalterato il resto.
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