CATANIA – Si procederà con il rito abbreviato “condizionato” contro i due dipendenti dell’Università di Catania che hanno fatto scoppiare lo scandalo “lauree false” alla Facoltà di Medicina. Il Gup ha accolto la richiesta avanzata dalla difesa dei due imputati, Giovanbattista Caruso, l’addetto alla segreteria dell’Ateneo e Giuseppe Sessa, autista dell’Ateneo, accusati a vario titolo di falsità ideologica, associazione a delinquere, corruzione e accesso abusivo a sistema informatico e telematico. Condizionato perchè, nel corso della prossima udienza, sarà ascoltata una dipendente dell’Università. Una teste fortemente voluta dalla difesa: nessuna opposizione da parte dei sostituti procuratori Tiziana Laudani e Lina Trovato che rappresentano l’accusa. Anche perchè l’impiegata era stata già ascoltata in sede di indagini preliminari.
L’inchiesta scattò lo scorso anno, quando, il Rettore con un provvedimento annullò la laurea in Medicina appena conseguita con 110 da uno studente siracusano. Dalla denuncia alla Procura dello stesso Pignataro sono partite le indagini della Guardia di Finanza che hanno svelato il meccanismo di “compravendita di esami” che avrebbero creato Sessa e Caruso. I due avrebbero “venduto” a circa 250 euro ciascun “esame fantasma”. Le materie sarebbero state registrate tramite il sistema informatico on-line dell’Università: lo studente “beccato” avrebbe ottenuto così ben 19 materie, per un esborso di 2500 euro, che gli avrebbero permesso di ottenere l’agognato titolo di “Dottore”. Una lettera anomina a Pignataro firmata “gli studenti in Medicina” però ha messo la pulce nell’orecchio al Rettore che disponendo un accertamento interno amministrativo ha scoperto l’accesso abusivo al sistema informatico. Da qui l’esposto alla Procura e il provvedimento che ha di fatto annullato la “laurea”. Le indagini delle Fiamme Gialle evidenziarono che anche un collega del “dottore mancato” aveva “usufruito” del sistema di Sessa e Caruso per “l’acquisto” di una materia.
A dicembre, quindi appena due mesi dopo lo scandalo della laurea annullata, la Procura aveva emesso l’ordinanza e i due dipendenti dell’Ateneo finirono ai domiciliari. I due studenti hanno evitato la misura cautelare soltanto perchè hanno confessato le responsabilità. A marzo è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio per tutti e quattro: i due giovani hanno chiesto il patteggiamento. A settembre e ottobre, con un primo rinvio per l’impedimento di un legale, si è svolta l’udienza preliminare davanti al Gup per i due dipendenti dell’Ateneo.
La deposizione della dipendente universitaria potrebbe influire sulla tabella di marcia del procedimento. Se quanto dichiara davanti al Gup dovesse cambiare l’apparato della requisitoria del pm il dibattimento sarà aggiornato. Se così non fosse, già nella prossima udienza si potrebbe svolgere la discussione dell’accusa. A quel punto si procederà con le arringhe difensive, le eventuali repliche e, infine, sarà pronunciata la sentenza. A quel punto il Gup deciderà se accogliere il patteggiamento della pena avanzato dagli avvocati dei due studenti, accusati di aver “comprato” dai due imputati gli esami “fantasma”. Un patteggiamento a cui la Procura non si è opposta anche in considerazione della piena collaborazione dei due giovani, che fin da subito hanno ammesso le loro responsabilità.

