PALERMO – Potrebbe essere partito da un revolver lo sparo che ha ucciso Giovan Battista Tusa, l’ex impiegato delle poste di 71 anni finito in manette nell’operazione antimafia “Ghiaccio”. “L’unico colpo che ha raggiunto Tusa – spiega Carmine Mosca, capo della Omicidi – è partito da un’arma di basso calibro. Non abbiamo trovato bossoli, ma è plausibile che l’assassino abbia impugnato un revolver”. Tusa, a piede libero ormai dal 2002 dopo il coinvolgimento nell’inchiesta “Ghiaccio”, non sarebbe più stato coinvolto in giri particolari collegabili alla famiglia di Villagrazia.
Lui, che si occupò in passato delle tenute di un nobile siciliano, in cui avrebbe organizzato gli incontri dei boss, partecipò anche al summit di mafia per la strage di via D’Amelio, ma gli elementi raccolti fino ad adesso dagl investigatori sembrerebbero non prilivegiare la strada di un agguato con l’ombra di Cosa nostra. Nessuna “esecuzione”, nessuna scarica di proiettili sul corpo dell’anziano, a differenza dell’omicidio di Francesco Nangano, freddato un mese fa da cinque colpi che non gli hanno lasciato scampo a Brancaccio.
Brancaccio e Villagrazia, e ancora prima Belmonte Chiavelli, dove nel settembre del 2011 fu ucciso il boss Giuseppe Calascibetta. I sicari scaricarono un caricatore 7,65 sul boss, e in seguito al ruolo di “capo” che Calascibetta ricopriva nella famiglia mafiosa, l’agguato fece temere l’inizio di una nuova guerra di mafia. Quelle in cui si è tornati a sparare, infatti, sono zone dal passato sanguinoso, cuori pulsanti dell’attività di Cosa nostra per lunghi decenni, dove si temono un presente ed un futuro di violenza e paura.
Tusa è stato ucciso nel cortile di casa, a due passi dal portone della palazzina in cui viveva con la moglie. Il cognato avrebbe sentito lo sparo e poi trovato il parente agonizzante, a terra: il suo killer si è fermato al primo sparo, nessun colpo di grazia, l’ha lasciato in fin di vita, procurandogli un ferita dal diametro di oltre un centimetro. Il sangue è rimasto sul terriccio, vicino ad un’auto in cui la Scientifica ha trovato due cappellini con una visiera. Il cuore di Tusa ha smesso di battere una volta arrivato all’ospedale Civico.
“Lo sparo ha perforato il fianco sinistro – continua Mosca – ma ha provocato una morte lenta. Non privilegiamo al momento la pista mafiosa, anche perché, forse in seguito all’età, Tusa sembra fosse ormai fuori da ogni giro. Abbiamo nel frattempo perquisito le due auto che si trovavano parcheggiate sul posto, ma nessuna delle due sarebbe stata sua perché non guidava: aveva problemi di vista”. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e il sostituto Maurizio Agnello, proseguiranno nelle prossime ore. Nel frattempo sono stati ascoltati i parenti di Tusa, compresa la moglie, ma nessuno di loro avrebbe ancora fornito elementi rilevanti che possano condurre al movente dell’omicidio.
