Leoluca Orlando, il tramonto del magnifico attore

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Commenti

    Per me sarà ricordato come uno dei peggiori sindaci che Palermo ha avuto. Troppe chiacchiere e pochissimi fatti.

    Complimenti , il tuo articolo lo sottoscrivo in pieno.
    Ormai per il sindaco Orlando , da anni, è iniziato il “viale del tramonto”.
    Ma mentre per un attore insistere a voler rimanere sempre al centro dell’attenzione, anche quando la recitazione non è più brillante e coinvolgente, può causare solo fastidio o renderlo patetico al suo pubblico, per un politico è un dramma per i cittadini.
    I suoi ultimi mandati sono stati un disastro: ha fatto rimpiangere persino il povero Cammarata che il sindaco non lo sapeva fare.
    “Leoluca Orlando non pare più in grado di risolvere, né di cavalcare, le voragini che si aprono continuamente e non si richiudono”
    Come giustamente scrivi “ Un magnifico attore dovrebbe comprenderlo e inchinarsi verso coloro che lo amano……e ritirarsi”, per Orlando invece…..
    Si è aggrappato a quella poltrona e anche se i problemi si stanno accumulando, lui non molla.
    Si è circondato da “fedelissimi” che non gli fanno ombra ma che non lo consigliano bene.
    Sanno che dopo di Lui, per loro si aprirà l’era dell’oblio e …..della “disoccupazione”.
    Lui spera che qualcuno gli proponga qualche importante incarico internazionale e proprio per questo…… resiste, resiste , resiste.!!!
    Ma è solo illusione come quando, molti anni fa, in un intervista a “ Repubblica” confidò che gli avevano proposto di diventare sindaco in alcune città tedesche e anche di ….New York .
    Il sipario è già calato ma Lui, nonostante le macerie, continua a recitare .

    Anche Orlando non sa fare il sindaco. Avevano proposto a Orlando di fare il sindaco di New York? ahahha

    E sempre stato un buon tennista da tale ha ribattuto la palla e tutto quanto gli viene mosso. Oggi ha creato un sistema che non riesce più a governare.

    Centinaia di bare accatastate, Ponte Corleone bastano e avanzano. Se ha un sussulto di …..che si dimetta, forse sarebbe la migliore uscita.

    Che Orlando prenda esempio dal Sindaco di Corleone

    attore e pubblico si specchiano nelle eterne finzioni barocche, ma entrambi sanno che qui possono cambiare solo le scene, il teatro è eterno

    Di lui resterà solo l’inefficienza cn cui avversa la città

    Speriamo che questo sipario cali presto. Di Danni ne fatti tanti benefici pochi.

    vuoi vedere che prende il posto di Zingaretti?

    ahahah. Tento spesso di uscire dal guscio del politico locale Palermitano ma fu sempre un flop.

    Per me è stato un Grande Sindaco, poi è anche una questione di punti di vista considerato che ci sono tantissimi palermitani che rimpiangono uno come Vito Ciancimino e pertanto non accetterebbero come sindaca neppure la nostra Santa Rosalia.

    Dice bene : è stato, ma ora non lo è più

    Non mi risulta ci siano Palermitani che rimpiangono Ciancimino, nominare Ciancimino x difendere la mala politica di Orlando si chiama malafede.

    Ma con quale coraggio puoi scrivere che è stato un grande sindaco, dove vivi su Marte?
    Se questa nostra città ridotta all’estremo come fai a dire che è un grande sindaco? Ci vuole coraggio

    Attore DRAMMATICO di un film horror sulla pelle dei palermitani

    IL PEGGIOR SINDACO DI PALERMO, INVECE DI LICENZIARE I FURBETTI DEL CARTELLINO LEGATI ALLO SCANDALO CIMITERI LI RIAMMETTE AL LAVORO. VERGOGNA!!!!!!

    Anche in passato hanno fatto male. Ma, Orlando ha battuto il record!

    Leoluca Orlando è figura poliedrica, a lui si deve la rinascita civile di una città che grazie a lui ha riscattato la nomea di capitale mondiale della mafia.

    Tanti sono i suoi difetti, il principale è quello di non aver creato i presupposti per la sua successione.

    Ricordiamo il flop di Crescimanno e il dramma Cammarata ovvero il sindaco assente.

    Due sue visioni hanno influenzato Palermo in positivo, qualla della legalità e quella della mobilità di massa.

    Il tempo passa per tutti e Palermo non ha più nessun alibi. Non ci sarà più alcun paravento per la carenza di senso civico di tanti, per le pletore di addetti ai pubblici servizi che non assolvono ai propri compiti (immondizia, manutenzioni, in parte trasporto pubblico). Non ci sarà la comoda via d’uscita di un sindaco cui riversare tutte le colpe, anche quelle di ciascuno.

    Come a Catania del resto, dove, venuto meno il “paravento” Bianco, il catanese è nudo.

    Buon ritorno al dimenticatoio politico, come avvenne dal 2001.

    Superare Forza Italia nel 2001 era impossibile.

    Si lamentano della Lega in Sicilia, ma del flop del loro sindaco evitano di parlarne. Pur non avendo mai votato Lega non mi dispiace la Lega in Sicilia.

    Il professore..ops il DISTRUTTORE di Palermo Leoluca Orlando ha battuto tutti i record dell’incapacità’ dai cimiteri vedi i Rotoli dalla munnizza dai Ponte Corleone il Ponte Oreto lo Svincolo di Perpignano lo Svincolo di Brancaccio non c’e’ una cosa che abbia fatto per Palermo,
    Io mi lamentavo di Cammarata che oggi ahime’ rimpiango un genio rispetta a Leoluca Orlando ….

    TRAMONTO….?Ma xke’ quando ci è stato mai l’alba……..

    Ma xke’ quando ci è stato mai l’alba……..

    L’alba della fantasia.

    Pur non essendo un suo fan, non credo che Orlando sia stato un sindaco peggiore (né particolarmente migliore, ad essere sinceri) dei suoi predecessori. Siamo noi palermitani ad essere sostanzialmente ingovernabili.
    Quindi, “in dubio, pro reo”.

    Voglio proprio vedere chi avra’ il coraggio di proporsi a sindaco nella giungla PALERMO dove tutti sanno solo criticare . AUGURI

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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