PALERMO – “Ricordando Libero Grassi, rivolgo un appello forte e chiaro: agli imprenditori chiedo il coraggio di denunciare ogni forma di racket e intimidazione, perché solo insieme possiamo spezzare il silenzio che alimenta la mafia”. Lo dice il presidente di Confimprese Palermo, Giovanni Felice, alla vigilia del 35esimo anniversario dell’uccisione dell’imprenditore che si era rifiutato di pagare il pizzo.
“Alle associazioni di categoria, alle istituzioni, alle forze dell’ordine e a tutta la comunità economica e sociale chiedo di rafforzare la collaborazione, creando un fronte comune concreto e coeso contro le illegalità. La lotta al racket non è solo una battaglia dei singoli, non è una gara a chi si mette più in vista, ma è una sfida collettiva che richiede unità, sostegno reciproco e azioni integrate”, aggiunge Felice.
“Grassi credeva che, accendendo i riflettori sulle estorsioni, si sarebbero fermate. Questo ragionamento si basava sull’idea che la mafia agisse ‘sotto traccia’, nell’ombra. La realtà odierna, però, mostra un fenomeno molto diverso: la criminalità organizzata sfida apertamente e crea atteggiamenti che ricordano quelli delle gang americane degli anni ’30, con gesti plateali che vogliono imporre terrore e controllo”, rileva Felice.

Il presidente di Confimprese Palermo sottolinea inoltre che, “nonostante i progressi fatti e le associazioni antiracket presenti sul territorio, il numero delle denunce resta ancora troppo basso”, anche perché “denunciare significa esporsi a un ‘limbo’ doloroso: non solo minacce dirette, ma anche il rischio di isolamento sociale e imprenditoriale, difficoltà nelle relazioni con banche, assicurazioni, fornitori e clienti”.
Per Confimprese è necessario un “sostegno reale che vada oltre la sicurezza fisica, includendo la stabilità economica e la tutela sociale. E questo deve avvenire contestualmente al primo danno o alla prima richiesta”.
Confartigianato: “Esempio di coraggio”
Trentacinque anni dopo l’uccisione di Libero Grassi, Confartigianato Sicilia ricorda l’imprenditore palermitano assassinato dalla mafia il 29 agosto 1991 per essersi opposto al racket del pizzo.
“Libero Grassi – dice il presidente di Confartigianato Sicilia, Emanuele Alessandro Virzì – ha dimostrato che anche un singolo imprenditore può scegliere di non piegarsi alla mafia e difendere la propria dignità, il proprio lavoro e la propria libertà. A 35 anni dalla sua uccisione, il suo esempio resta straordinariamente attuale e ci ricorda che la lotta al racket non può essere delegata soltanto alle forze dell’ordine e alla magistratura”.
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“Un imprenditore che denuncia – aggiunge Virzì – non deve mai sentirsi solo. È responsabilità delle istituzioni e anche delle associazioni di categoria creare una rete capace di sostenere concretamente chi sceglie la strada della legalità. La mafia continua a rappresentare una minaccia per il tessuto economico siciliano, perché colpire un’impresa significa il lavoro, la libertà economica e lo sviluppo di un territorio”.
Per Confartigianato Sicilia ricordare Libero Grassi significa quindi rinnovare l’impegno contro ogni forma di racket, usura, intimidazione e condizionamento mafioso e ribadire la necessità di rafforzare la cultura della denuncia e della legalità. “La memoria di Libero Grassi – conclude Virzì – deve trasformarsi in responsabilità e azione quotidiana. La Sicilia ha bisogno di imprese libere di crescere e di competere senza dover pagare alcun prezzo alla criminalità. Il suo sacrificio non deve essere soltanto ricordato: deve continuare a indicarci la strada”.




