L'inchiesta sulla strage di migranti |I due indagati davanti al giudice

L’inchiesta sulla strage di migranti |I due indagati davanti al giudice

L’avvocato Ferrante: “Sono emersi nuovi spunti investigativi difensivi interessanti”. I racconti dei sopravvissuti hanno permesso di ricostruire le varie fasi del viaggio della morte. Si è svolta nel pomeriggio l'udienza di convalida per il fermo dei due indagati.

Udienza di convalida del fermo
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L'avvocato Massimo Ferrante

CATANIA – Continua a dire di non essere lui il comandante del peschereccio diventato sabato scorso la tomba per oltre 750 persone. Un cimitero in fondo al mare. Mohammed Alì Malek questa mattina ha avuto un lungo colloquio nel carcere di piazza Lanza con il suo avvocato, Massimo Ferrante. “Finalmente un colloquio approfondito da cui sono emersi degli spunti investigativi difensivi importanti – racconta il legale davanti alla casa circondariale – che devono essere ben individuati e approfonditi”. Il legale è consapevole che la posizione del tunisino è pesantissima, anche perché durante l’interrogatorio di ieri, durato oltre 4 ore, anche il secondo indagato, Mahmud Bikhit lo ha indicato come l’uomo che era alla guida del peschereccio. “Questo ha reso ancora più impervia la salita – commenta Ferrante – ma è la chiamata da parte di un indagato che deve trovare ulteriori riscontri. Le ipotesi accusatorie sono molteplici, quindi ancora è tutto all’inizio”. Un nuovo risvolto che ha portato Ferrante a rinunciare all’incarico di assistere legalmente Bikhit che da oggi è difeso d’ufficio dall’avvocato Giuseppe Ivo Russo.

E’ durata circa due ore l’udienza di convalida dei due fermi da parte del Gip, Maria Paola Cosentino, che deciderà entro domani. Il 27enne tunisino Malik deve rispondere oltre che di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo, anche del delitto di sequestro di persona, aggravato dalla presenza di minori. Questa nuova accusa è stata contestata nel corso delle indagini condotte dai magistrati della Dda guidata da Giovanni Salvi. Le testimonianze, infatti, hanno rivelato che i migranti sarebbero stati letteralmente rinchiusi nel corso del viaggio e questo non gli ha permesso di potersi salvare. Il 25enne, Mahmud Bikhit, è stato indicato come componente dell’equipaggio. “Molti dicono – scrive il procuratore Salvi in una nota – che faceva eseguire gli ordini del comandante, che faceva uso del Thuraja (telefono satellitare) per mantenere i rapporti con l’organizzazione libica”. Ma il telefono Bikhit lo avrebbe utilizzato anche “nella fase di avvistamento del mercantile portoghese, anche se in questo caso alcuni dicono che avrebbe passato il telefono ad un passeggero che sapeva parlare in inglese”.

Le indagini stanno permettendo di delineare i vari momenti della tragedia. Il capovolgimento del peschereccio dovuto non solo allo spostamento dei passeggeri che hanno sovraccaricato una parte del natante ma anche le errate manovre del comandante che si sarebbe scontrato (più volte) con il mercantile portoghese. La Procura evidenzia come i testimoni confermino “l’immediata e proficua attività di soccorso da parte dell’imbarcazione battente bandiera portoghese”. Non si sarebbero arresi e per ore si sarebbero dedicati alla ricerca dei naufraghi.

Un cimitero in fondo al mare con oltre 750 persone: questo il numero di vittime che sembra venir fuori dalle testimonianze raccolte dagli investigatori. Testimoni che domani saranno ascoltati in sede di incidente probatorio che si svolgerà davanti al Gip Rosa Alba Recupido. Sui luoghi della strage tornerà la Marina Militare per una ricognizione del relitto e per realizzare una documentazione fotografica e video, al fine di acquisire nuovi elementi di prova. Dopo si valuterà l’ipotesi del recupero.

Una tragedia nella tragedia. Perché i racconti dei superstiti parlano di violenza e sopraffazione anche nelle fasi che hanno preceduto il viaggio verso la morte. Hanno vissuto per un periodo di tempo in una fattoria vicino Tripoli: erano quasi milleduecento. Chi non eseguiva gli ordini veniva picchiato e bastonato. Percosse così violente che alcune volte hanno provocato la morte, altri disperati invece hanno trovato il sonno eterno a causa degli stenti. Una pagina “orribile” di storia che si sta scrivendo al di là del Mediterraneo. E quel mondo non è così lontano.

Per raggiungere la costa sabato scorso hanno viaggiato dentro alcuni furgoni. Poi sono saliti a bordo di un gommone fino ad essere imbarcati sul peschereccio a tre piani. Un testimone racconta che un ragazzo sarebbe stato ucciso durante il viaggio in gommone: la sua colpa? Essersi alzato senza permesso. Il suo cadavere è stato gettato in acqua. Un’altra vittima che si sommerebbe alle altre. Un’ecatombe.

Quella nave affondata il 18 aprile trasportava disperazione e speranza: uomini, donne e bambini provenienti da diverse nazioni che avevano sborsato migliaia di dollari, fino a 7 mila in alcuni casi, per raggiungere l’Italia.

E forse in questi viaggi senza ritorno ci sarebbe la connivenza di uomini delle istituzioni. Delle persone indicate come “poliziotti” avrebbero preso del denaro in consegna prima della partenza. Una pagina di storia dell’orrore si sta scrivendo al di là del Mediterraneo. E quel mondo, ricordiamolo, non è così lontano. C’è solo un tratto di mare a dividerci. Un cimitero per oltre 20 mila vittime.

 

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