PALERMO – Il primo incontro romano tra Almaviva e i sindacati è andato male. L’azienda, che conta migliaia di lavoratori a Palermo, che forniscono servizi di call center per diverse aziende nazionali delle telecomunicazioni e dei trasporti, ha ribadito la linea dura e confermato in pieno il piano esuberi che prevede il licenziamento di 1.670 unità solo nel capoluogo siciliano.
Nella tarda mattinata e fino alle prime ore del pomeriggio, intanto, circa un centinaio di lavoratori Almaviva hanno sfilato in corteo a Palermo. I lavoratori sono partiti da viale Francia, dove era stato organizzato un presidio, e sono diretti in viale Strasburgo davanti alla sede della Rai. I manifestanti hanno portato in strada striscioni con scritto ‘lavoro e dignità’ mentre nella Capitale erano in corso le trattative tra azienda e sindacati sulle procedure di licenziamento annunciate dal gruppo. A rischio sono 2.988 addetti, ripartiti tra Palermo(1670), Roma(918) e Napoli (400).
Nel pomeriggio Almaviva ha diffuso una nota ufficiale in cui si ribadisce che “ad oggi non ci sono le condizioni per interrompere la procedura” di riorganizzazione del personale che prevede appunto i licenziamenti annunciati da alcuni giorni. Ecco il testo integrale della nota dell’azienda. “La società AlmavivAContact ha incontrato oggi, nella sede di Unindustria Roma, le Organizzazioni Sindacali nazionali e territoriali, unitamente alle Rappresentanze aziendali, per il primo esame congiunto previsto dalla procedura di riduzione del personale, avviata il 21 marzo scorso. L’Azienda ha illustrato le misure contenute nel piano di riorganizzazione aziendale alla luce della estrema gravità della situazione, determinata dalla crisi strutturale del settore italiano dei call center, segnato da perduranti fenomeni distorsivi, condizionato da un quadro normativo incerto e da costante elusione delle regole. L’urgenza degli interventi risponde alla necessità di affrontare l’accertata insostenibilità delle attività dell’Azienda alle condizioni attuali e con i soli strumenti fino ad oggi disponibili, compreso l’ormai pluriennale ricorso agli ammortizzatori sociali”.
“L’Azienda – prosegue la nota – , tra l’altro, ha puntualizzato che a fronte di un radicamento produttivo nei diversi territori che supera i quindici anni, la media del personale che si è avvalsa di sgravi contributivi negli ultimi sei anni è inferiore al 3,5%, attualmente pari all’1%. AlmavivAContact ha fatto presente che se, ad oggi, non vi sono certamente le condizioni per interrompere la procedura, mantiene piena disponibilità a proseguire nell’analisi di ogni utile percorso diretto a rispondere alle gravi problematiche in atto, riconoscendo la responsabilità e la serietà delle Organizzazioni Sindacali in sede di discussione. L’ Azienda, inoltre, ha ribadito analoga disponibilità al confronto con le Istituzioni competenti, nella convinzione che, nel rispetto reciproco, siano abbandonati toni di incomprensibile pregiudizio verso il ruolo aziendale e superate posizioni non rispondenti a fatti e realtà”.
“Chiuso con toni interlocutori,ma con un niente di fatto il tavolo tra le organizzazioni sindacali ed Almaviva, diventa sempre più urgente la convocazione di un tavolo in sede governativa,per una vertenza nazionale che ha l’impatto più forte sulla città di Palermo”. Lo hanno dichiarato il sindaco Leoluca Orlando e l’assessora alle Attività Produttive, Giovanna Marano. Orlando ha anche aggiunto: “Si rompano gli indugi per scongiurare una crisi occupazionale che investirebbe tutto il Mezzogiorno del Paese”.
La reazione dei sindacati. “Siamo pronti allo sciopero nazionale in tutte le sedi, la data è ancora da decidere – dice Giuseppe Tumminia, segretario regionale della UilCom Sicilia -. Chiediamo subito l’attivazione del tavolo di crisi, non accetteremo mai di lasciare per strada migliaia di famiglie. Serve un’assunzione di responsabilità di tutti i soggetti in campo: Almaviva deve ricorrere agli ammortizzatori sociali, il Governo nazionale deve applicare quanto annunciato in ambito di regole e risorse economiche aggiuntive a sostegno del settore e i committenti devono garantire la sostenibilità sociale del settore riportando il lavoro in Italia. E la Regione siciliana deve fare la sua parte mettendo a disposizione risorse per formazione e sostegno al reddito”. Infine, chiediamo un intervento forte anche al Presidente del Consiglio, Renzi”. “L’incontro ha fatto chiarezza su alcuni aspetti – dice Maurizio Rosso della Cgil – servono regole certe per il settore, ammortizzatori sociali, inasprimento delle sanzioni per le delocalizzazioni selvagge e appalti al massimo ribasso. La Cgil ha chiesto che ci sia da parte dell’azienda però un’apertura con una politica industriale di rilancio, senza de profundis. Moderiamo i toni e proviamo a rilanciare Palermo, Roma e Napoli”.
“L’azienda continua a non cambiare posizione sulla mobilità anche se resta aperta al dialogo, dichiarando che le novità potrebbero giungere solo in caso di interventi strutturali da parte del governo sul settore. Non possiamo accettare che si vada avanti con le procedure, chiediamo un incontro al Mise e alla Presidenza del Consiglio e attiveremo presto iniziative di lotta in tutte le città oltre ad una manifestazione nazionale per sollecitare le istituzioni ad intervenire”. Lo affermano Eliana Puma Rsu Fistel Cisl e Francesco Assisi segretario Fistel Cisl Palermo Trapani, dopo l’incontro con Almaviva a Roma sulle procedura di mobilità, 1670 solo a Palermo. Durante l’incontro l’azienda ha ribadito i numeri della crisi, che evidenziano una perdita di 80 milioni di fatturato negli ultimi 6 anni, 1,5 mln di euro al mese, ribadendo il no alla proroga del contratto di solidarietà e l’intento di procedere con la mobilità. Per Giorgio Serao segretario nazionale Fistel Cisl “la responsabilità del governo è immensa, perché nonostante le denunce di questi anni da parte del sindacato, ha sottovalutato il problema e oggi deve assumersi la responsabilità di migliaia di licenziamenti”. I lavoratori hanno improvvisato una manifestazione spontanea questo pomeriggio sul ponte di via Belgio a Palermo. “Sono esasperati e preoccupati – aggiungono Assisi e Puma – dopo l’incontro di oggi e il tavolo di ieri fra azienda e Regione, non si intravedono soluzioni alla vertenza”. L’azienda ieri infatti ha ribadito il suo no all’ipotesi di ammortizzatori davanti anche all’impegno dell’assessore regionale alle Attività Produttive Lo Bello di intervenire per mantenere i livelli occupazionali. “E’ giunto il momento di lavorare insieme governo, sindacato e azienda per regolamentare un settore – conclude Daniela De Luca segretario Cisl Palermo Trapani – servono ammortizzatori sociali straordinari, una legge sulle delocalizzazioni esigibile e contrasto alle gare al massimo ribasso. Il Mise convochi subito un tavolo specifico su Almaviva al di la di quello aperto sul settore dei call center”.
“La novità nell’incontro di oggi con Almaviva è che l’Slc Cgil ha chiesto che, in presenza di regole certe su inasprimento sanzioni su delocalizzazioni selvagge, ammortizzatori sociali e stop agli appalti al massimo ribasso, l’azienda cancelli alcune dichiarazioni che suonano come un de profundis: ovvero l’affermazione che le perdite finora accumulate da Almaviva sono irreversibili – dichiarano il segretario Slc Cgil Maurizio Rosso e Rosalba Vella, segreteria Slc Cgil Palermo – Per noi non esiste irreversibilità, alla luce del fatto che stiamo lottando tutti quanti per avere regole certe nel settore. E chiediamo che l’azienda si impegni in modo serio sul rilancio e apra con noi una discussione sulle politiche di sviluppo di tutti i centri italiani di Almaviva. L’azienda ci ha risposto di essere pronta alla discussione”. L’Slc Cgil di Palermo ha “sfidato” l’azienda, oggi al tavolo che si è svolto a Roma con i sindacati, ad aprire una discussione sul rilancio, a partire soprattutto dei tre centri italiani in cui sono stati annunciati i licenziamenti per 3 mila lavoratori: Palermo, Roma e Napoli. “Abbiamo lanciato questa sfida. Dobbiamo rilanciare la discussione al tavolo innanzitutto per rivedere le decisioni sui tre call center colpiti- aggiungono Rosso e Vella – Finalmente abbiamo chiarito che questo settore è un pezzo industriale importante per l’Italia e che va fatto un ragionamento politico e industriale che porti occupazione e sviluppo. Basta con la politica degli annunci. Noi lotteremo fino alla fine per scongiurare i licenziamenti”.

