L'orrore delle morti in mare |Abramo: "Il rischio è l'abitudine"

L’orrore delle morti in mare |Abramo: “Il rischio è l’abitudine”

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La notizia dell'arrivo del cadavere di un migrante sabato scorso è passata quasi in sordina. Emiliano Abramo della Comunità di Sant'Egidio (nella foto durante uno sbarco) commenta: "Non c'è più clamore quando arriva un morto". E mentre la città smette di indignarsi, nell'emergenza freddo c'è la storia staordinaria di alcuni migranti pronti ad aiutare i senzatetto catanesi.

CATANIA – Sabato è arrivato un cadavere in città. Una bara con dentro un corpo senza vita. E poche ore dopo lo sbarco è diventata una notizia, non “la notizia” del giorno. “C’è il rischio che questa immagini diventi un’abitudine per chi la osserva” – commenta Emiliano Abramo, della Comunità di Sant’Egidio: realtà tra le più impegnate a Catania nell’accoglienza e nell’integrazione dei migranti. “Ci stiamo sempre più abituando probabilmente – aggiunge – ai morti in mare. Uno è morto, cinque sono i dispersi. Non c’è più clamore quando arriva un morto come sabato in città o non c’è clamore quando si sa che ci sono cinque cadaveri nei nostri mari che non sono stati recuperati”. E invece, forse, dovremmo indignarci perchè analizzando alcuni dati sui flussi migratori è che il Mediterraneo possa seppellire ancora nuove vittime. Sono in aumento il numero di donne (anche incinte) e bambini. Abramo evidenzia che compiere la traversata (che significa attraversare il deserto, le carceri libiche e la roulette russa del viaggio in barcone) richiede un grande sforzo fisico.

“Non bisogna assolutamente abituarsi” – incalza Abramo, che invita invece “a stare sempre di più a contatto con i migranti. Ci sono esperienze particolarmente virtuose a Catania. – racconta – Noi proponiamo ai migranti di interagire con i nostri ragazzi per amare la città nella quale vogliono vivere: e per la comunità di Sant’Egidio amare la propria città significa partire dai più poveri. Dinanzi all’emergenza freddo abbiamo lanciato una campagna di raccolta di coperte”.

E la solidarietà è arrivata proprio dai migranti. “Sono rimasto veramente colpito perchè 14 migranti sono arrivati qui consegnando più di 20 coperte. Sono sempre di più i migranti che con cadenza settimanale partecipano a questo tipo di iniziative come la distribuzione delle coperte. Questo è un esempio rivoluzionario perchè rivoluziona la cultura”. La rivoluzione, dunque parte dallo stare insieme: un giovane italiano entra in contatto con un migrante e c’è uno scambio di informazioni e cultura. “Un giovane italiano conosce cosa è il Gambia, che cosa è il Mali e che problemi ci sono. Sono giovani che parlano più lingue, sono giovani che rimangono connessi ai migranti tra facebook e twitter e la partita di pallone. E poi – aggiunge sorridendo – visto che sono tutti giovani e belli sono anche nate relazioni e abbiamo anche avuto qualche matrimonio. Credo – spiega Abrano – che questo sia un processo di integrazione che diventa rete e diventa anche un argine culturale a dinamiche violente come quello dei morti in mare”.

Dalla Questura, sempre sabato sono stati snocciolati i dati sulla repressione all’immigrazione clandestina. Ma per Abramo bisogna lavorare in modo diverso. “Bisognerebbe pensare a come favorire l’ingresso di migranti che hanno la domanda ad esempio di pace reale e scoraggiare le attività criminose. Noi abbiamo raggiunto un accordo con il governo libanese ed è in itinere con il governo marocchino. L’obiettivo è quello di creare dei corridoi umanitari dal Libano all’Italia: Già c’è stato un accordo con il governo italiano. 1000 permessi di soggiorno sono stati assegnati a questi migranti che arriveranno in Italia dal Libano. Poniamo dei desk in Libano e lì verifichiamo se ci sono le condizioni per avere una protezione umanitaria, tutti coloro i quali hanno diritto secondo le nostre regole a venire in Italia, non passeranno dalla Libia e la traversata non la faranno in barca ma in aereo. Questo permette al governo italiano di sapere chi sta entrando nel territorio italiano e permette inoltre al migrante di fare un viaggio di assoluta sicurezza”.

 

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