Mafia, annullata l'assoluzione di Rosario Gambino l'americano

Mafia, annullata l’assoluzione di Saro l’americano su cui indagò Falcone

Processo da rifare per Gambino, boss del narcotraffico

PALERMO – La sentenza di assoluzione è stata annullata con rinvio. Si dovrà celebrare un nuovo processo per Rosario Gambino.

In primo grado era stato condannato a sedici anni e mezzo di carcere. Poi il colpo di scena con l’assoluzione in appello. Ora la quinta sezione della Cassazione, presieduta da Alfredo Guardiano, rimette tutto in discussione.

Gambino fu coinvolto nelle indagini della squadra mobile che nel 2019 sfociarono in un blitz che colpì il mandamento di Passo di Rigano dove si era registrato il ritorno al potere degli Inzerillo, scappati in America durante la guerra di mafia e via via rientrati in Sicilia.

“Sono sereno. Lo sono sempre stato. Dopo tutto quello che ho passato, adesso mi godrò la mia famiglia”, disse Gambino, narcotrafficante che oggi ha 83 anni, già indagato da Giovanni Falcone, il giorno che lo mandarono assolto a Palermo.

Chi è Rosario Gambino

Era il 2024. In città c’era tornato dopo 55 anni. Rosario Gambino, nipote di Joseph, il capo dei capi della mafia americana emigrato oltreoceano. Cercava fortuna e trovò la morte.

Mentre la mafia ammazzava prima Falcone e poi Paolo Borsellino, Gambino stava scontando i 25 anni di carcere che gli erano stati inflitti in America. Nel dicembre del 2010 era stato condannato a vent’anni pure in Italia. Condanna annullata con rinvio dalla Cassazione. Da qui la necessità di celebrare un nuovo dibattimento di secondo grado che si concluse con l’assoluzione.

L’americano e i Sansone

Quindi il rientro definitivo a Palermo di Saro l’americano, che si era stabilito nel rione Borgo Nuovo. Nel 2019 gli investigatori descrissero a sua esuberanza mafiosa che lo avrebbe portato a misurarsi con un altro grande vecchio, Gaetano Sansone. Classe 1941, Tanino Sansone è un altro nome storico nella mafia palermitana. Già condannato per mafia e legato a Totò Riina, di lui i nuovi pentiti hanno detto che “è come la Svizzera”. Nel senso che “praticamente se ne fregavano di fare riferimento a qualcuno, che loro praticamente non intendevano incontrare nessuno”.

Gambino ha pagato il conto con la giustizia in America, anche se a suo dire anche quella condanna “era ingiusta”. Secondo il legale della difesa, Anthony De Lisi, non c’erano elementi che giustificassero un nuovo processo in Italia. Solo suggestioni per via del suo passato.

C’è chi lo citava nelle conversazioni, ma Gambino sarebbe rimasto fuori da ogni gioco criminale. I giudici di appello ribaltarono il verdetto di primo grado, ma la Procura generale di Palermo ha fatto ricorso in Cassazione. I supremi giudici scrivono che la sentenza che lo ha mandato assolto “risulta difettare una valutazione completa del materiale probatorio”.

Cosa scrive la Cassazione

“Manifestamente illogico risulterebbe il depotenziamento di tre incontri fra Gambino, Tommaso e Francesco Inzerillo, nonché Alessandro Mannino – si legge nella motivazione – questi ultimi tre condannati per il delitto associativo, in quanto la Corte di appello ha valutato come neutre tali frequentazioni, che, se inserite nel contesto dichiarativo e captativo, delibate nell’insieme, assumerebbero un valore indiziante certamente non insignificante”.

“Il giudice di merito non può limitarsi ad una valutazione atomistica e parcellizzata degli indizi, né procedere ad una mera sommatoria di questi ultimi, ma deve valutare anzitutto i singoli elementi indiziari per verificarne la certezza, saggiarne l’intrinseca valenza dimostrativa e poi procedere ad un esame globale degli elementi certi – si legge ancora – per accertare se la relativa ambiguità di ciascuno di essi, isolatamente considerato, possa in una visione unitaria risolversi”.


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