Palermo, Carini e Terrasini. Mafia droga e scommesse: 36 imputati

Mafia, droga e scommesse a Palermo, Carini e Terrasini: 36 imputati

A giudizio un sindaco per l'assegnazione di un subappalto

PALERMO – Dieci imputati rinviati a giudizio, ventisei hanno scelto il rito abbreviato. Sono i numeri dell’udienza preliminare nei confronti dei presunti boss di Carini e Terrasini, di coloro che avrebbe gestito gli affari della droga e delle scommesse clandestine per conto della mafia. La stragrande maggioranza fu coinvolta nel blitz dei 181 dello scorso febbraio.

La difesa del sindaco di Terrasini

Tra i rinviati a giudizio c’è anche il sindaco di Terrasini, Giousuè Maniac. Gli vengono contestate presunte irregolarità nella gestione di un sub appalto nel cantiere per la riqualificazione del lungomare.

“Non comprendiamo perché la vicenda sia stata inserita nel contesto di un’altra indagine con la quale il sindaco non ha nulla a che fare. In ogni caso – avevano replicato gli avvocati Giovanni e Alfonso Di Benedetto – si d’ora siamo convinti di potere smentire documentalmente la contestazione”.

Gli imputati che hanno scelto l’abbreviato

A chiedere il rinvio a giudizio sono stati i pubblici ministeri Giovanni Antoci e Giacomo Brandini. Hanno optato per il rito abbreviato Giuseppe Lo Duca, 52 anni (risponde di associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di droga), Salvatore Prano, 58 anni (mafia), Mirko Lo Iacono, 28 anni (estorsione), Giuseppe Basile, 29 anni (estorsione), Stefano Randazzo, 26 anni (estorsione), Andrea Giambanco, 59 anni (associazione finalizzata al traffico di droga), Alfonso Zinna, 27 anni (associazione finalizzata al traffico di droga).

Ed ancora: Giuseppe Cosenza, 50 anni (associazione finalizzata al traffico di droga), Vito Cardinale, 42 anni (associazione finalizzata al traffico di droga), Giuseppe Caruso, 49 anni (associazione finalizzata al traffico di droga), Alessio Steri, 37 anni (associazione finalizzata al traffico di droga), Guido Massaro, 32 anni (associazione finalizzata al traffico di droga), Gianfilippo Libonati, 46 anni (associazione finalizzata al traffico di droga”, Vincenza Dragotto, 43 anni (associazione finalizzata al traffico di droga), Vincenzo Guccione, 22 anni (associazione finalizzata al traffico di droga), Mirko Bevilacqua, 24 anni (associazione finalizzata al traffico di droga):

Salvatore Cataldo, 75 anni (mafia), Umberto Ferrigno, 68 anni (mafia), Giuseppe Stanzione, 67 anni (mafia), Giovanni Romano, 38 anni (mafia), Giuseppe Pisciotta, 37 anni (mafia), Emanuele Bommarito, 44 anni (Mafia), Davide Minore, 43 anni (mafia), Salvatore Minore, 40 anni, Benedetto Bacchi, 52 anni (estorsione e lesioni), Gioacchino Riella, 53 anni (estorsione).

I rinviati a giudizio

Rinviati a giudizio con il rito ordinario Giuseppe Passalacqua, 55 anni (associazione finalizzata al traffico di droga), Angelo Barone, 40 anni (mafia e scommesse clandestine), Roberto Barone, 59 anni (mafia), Luca Lentini, 40 anni (mafia), Alfonso D’Anna, 68 anni (mafia), Salvatore D’Anna, 64 anni (mafia), Giuseppe Valgellini, 46 anni (mafia).

La storia dell’appalto

Rinviati a giudizio pure Salvatore Trentacoste, 52 anni, Antonino Zitelli, 65 anni, e Giosuè Maniaci sono indagati per la concessione irregolare di un sub appalto. In particolare, il sindaco di Terrasini avrebbe messo in contatto i due imprenditori.

Nell’atto di accusa si legge: “Sollecitando e favorendo la conclusione e l’esecuzione dell’accordo tra le parti” per un sub appalto da 149 mila euro “senza l’autorizzazione dell’Autorità competente”. Gli investigatori ascoltavano gli indagati ed è saltata fuori la vicenda dei lavori.

Mafia e scommesse

“L’imprenditore che ha navigato Cosa Nostra dall’era della riffa a quella dei lucrosi affari dei giochi e delle scommesse telematiche”, così i magistrati di Palermo tracciarono il profilo di Angelo Barone.

Avrebbe messo in piedi un sistema di agenzie di scommesse controllate direttamente dalla mafia e altre in cui sarebbero state piazzate le piattaforme di raccolta delle puntate.

Barone, socio di alcuni tra i principali siti nazionali di scommesse on line, sarebbe diventato l’uomo d’oro del mandamento mafioso di Tommaso Natale. È nato a Carini ed è nel paese alle porte di Palermo che i carabinieri hanno registrato i suoi primi contatti mafiosi.

Barone, grazie ai rapporti con Nunzio Serio, capo mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale – di cui Carini e Terrasini fanno parte – avrebbe trovato la spinta della loro espansione commerciale. “Ti porto… i soldi”, diceva Barone a Serio.

Il processo si svolge a pochi mesi dalle condanne inflitte in un altro dibattimento.


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