Dal pentimento del papà al perdono | Resuttana, ascesa del nuovo boss

Dal pentimento del papà al perdono | Resuttana, ascesa del nuovo boss

Raffaele Favaloro è figlio di Marco, killer reo confesso di Libero Grassi.

PALERMO – Mise la sua vita nelle mani dei boss. Era pronto a morire. Sapeva che il pentimento del padre era una macchia indelebile. Ed invece i boss lo perdonarono. Raffaele Favaloro, 52 anni, è rimasto fedele a Cosa nostra.

A stoppare la sua carriera criminale non è stata la vendetta dei mafiosi traditi dal padre, ma i pubblici ministeri e i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria di Palermo che lo hanno arrestato.

Favaloro senior era stato un pezzo grosso, legato ai Madonia e ai Galatolo. C’era anche lui nel commando che uccise l’imprenditore Libero Grassi. La scelta di collaborare con la giustizia arrivò nel 1992. La famiglia si dissociò. Raffaele Favaloro e la madre Giuseppa Mandarano inscenarono un finto rapimento nella speranza che il padre si pentisse di essersi pentito. Così Angelo Fontana, collaboratore di giustizia, racconta quell’episodio: “… si era sequestrato lui, che avevamo sequestrato lui per fare ritornare indietro suo padre ma non ha funzionato questo…”.

Raffaele Favaloro, però, aveva mostrato di essere davvero dalla parte dei mafiosi. Ed è diventato una sorta di ufficiale di collegamento con i boss delle altre famiglie mafiose di Palermo. Per ultimi quelli di Porta Nuova, dai fratelli Giuseppe e Domenico Tantillo a Giuseppe Corona che oggi finisce in carcere nello stesso blitz. “… perché io sono per la criminalità… “, diceva Favaloro che raccontava dei suoi trascorsi al fianco dei potenti Madonia. Si era ritrovato al cospetto di Matteo Messina Denaro: “… io lo conosco, l’ho conosciuto nel novanta…”.

Da un lato si rammaricava della scelta del padre (“Ma come te la levi… ormai la croce è… indelebile… non è che te la puoi levare mai da sopra… ”) e dall’altro sapeva che con il padre libero le cose per lui sarebbero andate peggio: “Vabbè che se lui non faceva questo passo avrei avuto l’ergastolo… può essere che sia stato un bene”.

Dopo il pentimento del padre ha temuto la collera dei boss: “… solo i Madonia possono decidere di me”. E i Madonia decisero di salvargli la vita. Quando il padre si pentì “… ho preso la valigetta e gliela portai… gli dissi qua c’è la valigia… con i picciuli, cose…”. Aveva portato la cassa e il libro mastro del pizzo a chi in quel momento comandava a Resuttana: “… mi abbracciò la buonanima… le cose giuste… mi abbracciò dice minchia dice, ‘mi è morto un fratello’… gli dissi ‘e a me un padre’”.

Soldi e rispetto, a tal punto da mettere la sua vita nelle mani del boss: “… gli dissi non lo sa nessuno che che sono qua… perché mi stai dicendo così… gli dissi così ci allibertiamo… gli dissi non voglio più niente… dice, tu dice hai sempre le porte aperte… mi fa… gli ho detto io vi ringrazio”. Da quel momento in poi Favaloro ha rigato dritto. A lui si deve, negli ultimi anni, il continuo sostegno economico a Vito Galatolo, boss dell’Acquasanta e oggi pentito, che anche lontano dalla Sicilia, a Mestre, ha continuato a gestire i propri affari.


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