Giovanni Sutera è tornato in carcere

Mafia, Giovanni Sutera arrestato dai carabinieri nel Parmense

Aveva dichiarato di doversi sottoporre ad intervento per non tornare in carcere
LE INDAGINI
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PARMA – I carabinieri hanno arrestato il 67enne Giovanni Sutera.

Nel 1982 Sutera, durante una rapina a Firenze, freddò il gioielliere Vittorio Grassi. Nell’85, in provincia di Messina, uccise una ragazza di 17anni, Graziella Campagna, colpevole, suo malgrado, di aver riconosciuto un latitante mafioso di cui era il guardaspalle. La ragazza lavorava in una lavanderia e scoprì da un’agenda smarrita tra gli abiti di un cliente l’identità di Gerlando Alberti junior, boss di mafia di cui Sutera sarebbe stato braccio destro.

Da pochi mesi si trovava a Busseto, nella bassa parmense, ai domiciliari.

Sutera, per evitare di tornare in carcere, aveva falsamente dichiarato di doversi sottoporre a un intervento chirurgico. Le dichiarazioni fornite non hanno trovato alcun fondamento nei referti dei medici, determinando la revoca del momentaneo beneficio concessogli dalla magistratura. L’ordine è stato emesso dall’ufficio esecuzioni penali della Procura generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Messina.

Contestualmente all’arresto, a Sutera è stato notificato il rigetto dell’istanza di differimento facoltativo della pena, emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Firenze in seguito alla sua richiesta di prolungare la detenzione domiciliare.

Il Tribunale di Sorveglianza di Firenze, dopo aver ricevuto l’istanza del condannato, ha esaminato i referti medici prodotti dai sanitari e dagli assistenti sociali, rilevando che l’imminente intervento chirurgico dichiarato non trovava riscontro in alcun documento ufficiale. Pertanto, ha rigettato la richiesta e trasmesso gli atti alla Procura Generale della Repubblica competente, che ha conseguentemente disposto il ripristino immediato della custodia cautelare in carcere.

I carabinieri di Busseto hanno individuato l’abitazione in cui si trovava Sutera e lo hanno accompagnato in caserma per notificargli il provvedimento di carcerazione.

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