CATANIA – Il macellaio di San Pietro Clarenza Orazio Giuseppe Santonocito, un presunto boss mafioso vicino ai Santapaola, si sarebbe occupato anche di ‘recupero crediti’. Il tutto, per l’accusa, rigorosamente con metodo mafioso. E per questo l’anno scorso, il tribunale di Catania, lo ha condannato a 6 anni e 8 mesi.
Si è aperto, davanti ai giudici della Corte d’appello di Catania, il processo di secondo grado. Assieme a Santonocito sono alla sbarra, giacchè condannati in primo grado a 4 anni e 5 mesi, Daniele Notarrigo e Alfio Caruso.
I ricorsi della difesa e della parte civile
L’appello è stato chiesto dalla difesa degli imputati e da una delle parti civili. Dopo l’apertura del dibattimento, il collegio ha disposto il rinvio dell’udienza al 13 marzo. Questo a seguito della richiesta avanzata dai difensori di procedere alla rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale. Sul punto i giudici si esprimeranno in apertura di uudienza.
In primo grado per Santonocito è stata disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici, per la stessa durata della pena. Daniele Notarrigo è un ex presidente dell’Acireale Calcio. Per lui e per Caruso l’interdizione dai pubblici uffici è per cinque anni. Parti civili nel processo sono Cirino Pulvirenti e la moglie Giulia Caruso, oltre all’associazione antiracket Libera Impresa. Le parti civili sono assistite dagli avvocati Francesco Messina, Rossana Petralia e Gianluca Costantino.
La ricostruzione del caso e la cartella da 80 mila euro
L’ex presidente dell’Acireale calcio (ruolo ricoperto per pochi mesi), Daniele Notarrigo, si sarebbe rivolto alla mafia per riscuotere un debito, ovvero la metà di una cartella esattoriale da 80 mila euro di un socio della società.
A intervenire sarebbe stato Santonocito, esponente della famiglia mafiosa. L’accusa, per lui, è quella di avere avuto il ruolo di “esattore” avvalendosi della complicità di Alfio Caruso. Da quanto emerso nel corso del processo, Santonocito avrebbe imposto il pagamento del debito con rate mensili da 800 euro, fino all’intervento dei carabinieri nella sua macelleria di San Pietro Clarenza, dove avvenne la consegna del denaro.

