CATANIA – Estorsione ai danni di diversi commercianti con l’aggravante del metodo mafioso. E non solo, anche imprenditori che hanno assoldato “esponenti della criminalità” per recuperare i crediti vantati. Con queste accuse il Gup di Catania ha condannato Anastasi Filippo, Antonino Fosco, Santo Laudani, Domenico Indelicato, Giovanni Spina, Gianluigi Partini e Oscar Scaravilli. Il processo di primo grado che si è celebrato con il rito abbreviato scaturisce da una articolata indagine scattata a seguito delle denunce delle vittime.
Minacce e intimidazioni sono diventate l’incubo di diversi commercianti. E le percosse non si fermavano davanti a nulla: una delle vittime è stata picchiata davanti a un bar. Un poliziotto fuori servizio è intervenuto per fermare l’escalation di violenza. Dagli accertamenti è stato scoperto che l’aggressione era legata ad un “recupero crediti”. Due degli imputati, Indelicato e Spina per la precisione, avevano assoldato gli esattori per “convincere con le maniere forti” il commerciante a saldare il “debito”.
Un altro episodio estorsivo al centro del processo è quello subito da un costruttore edile, che doveva versare una tantum di 9.000 euro, oltre al pizzo mensile di 600 euro. Un altro imprenditore è stato invece costretto a ritirare l’istanza di fallimento nei confronti di un’azienda “amica” agli imputati.
Un ristoratore è stato pestato a sangue davanti alla sua trattoria perchè aveva offeso gli estortori in quanto aveva fatto presente che si erano presentati nel locale in ritardo rispetto alla prenotazione del tavolo. L’azione punitiva è avvenuta in mezzo alla strada e per non permettere alcun disturbo, alcuni complici avevano bloccato l’accesso alla via parcheggiando la macchina in mezzo alla strada occultando il passaggio alle altre vetture.
Nel corso del processo si sono verificati “tentativi di ritrattazione da parte delle vittime” che sarebbero state “appositamente “avvicinate” al fine di indurle a ritrattare le proprie dichiarazioni o addirittura a ritirare le denunce”. Un comportamento che non ha inficiato sull’apparato probatorio della Procura ma anzi ha inciso fortemente sulla sussistenza dell’aggravante del “metodo mafioso”. Così come dimostra il verdetto del Giudice per le Udienze Preliminari.
A blindare il profilo accusatorio le dichiarazioni di due collaboratori: Giuseppe Laudani, ex reggente dei Mussi i Ficurinia e Carmelo Riso, ex affiliato al clan, che si sono autoaccusati di alcuni degli episodi estortivi dibattuti in aula e hanno fatto chiaro riferimento al coinvolgimento di alcuni degli indagati.
Gli imputati erano stati arrestati dai carabinieri a novembre del 2013 in esecuzione dei provvedimenti restrittivi emessi dal Gip, su richiesta della Procura Distrettuale di Catania. Il Tribunale del Riesame aveva poi confermato tutti i provvedimenti restrittivi, ad eccezione di quello emesso a carico di Giovanni Spina, avendo ritenuto non sussistenti gravi indizi di reità a carico di quest’ultimo. Il Gup ha accolto però la “prospettazione accusatoria offerta dal pm ed ha condannato gli imputati. Un importante verdetto che sancisce la “responsabilità a titolo di concorso nel delitto di estorsione” anche il commerciante che fa “ricorso al metodo intimidatorio ed al contributo di terzi per ottenere il recupero con metodi illeciti di un credito vantato”.
LE CONDANNE:
Filippo Anastasi, cinque anni e otto mesi di reclusione ed 800 euro di multa;
Stellario Fileti, quattro anni di reclusione e 600 euro di multa;
Antonino Fosco, cinque anni di reclusione e 800 euro di multa;
Santo Laudani, cinque anni e sei mesi di reclusione e 800 euro di multa;
Domenico Indelicato, tre anni e sei mesi di reclusione e 600 euro di multa;
Giovanni Spina, tre anni e sei mesi di reclusione e 600 euro di multa;
Gianluigi Partini, sette anni di reclusione e 1400 euro di multa;
Omar Scaravilli, otto anni e mesi otto di reclusione e 1800 euro di multa.

