CATANIA – “Magnificat” debutta al Teatro Antico di Taormina. Un canto di lode, un inno alla vita. Venticinque anni di palcoscenico racchiusi in una pièce. Nèon arriva al teatro antico di Taormina, nell’ambito del Bellini Festival, e celebra la sua poetica: l’incontro con l’altro. Del resto Magnificat è la prima parola del cantico di ringraziamento che Maria scandisce rispondendo al saluto della cugina Elisabetta al momento del loro incontro.
La compagnia, costituita da attori disabili e normodotati, si esibirà martedì 9 settembre. “Si tratta di una cornice piena di sostanza: il teatro classico, quello della catarsi”, dice il direttore artistico, Piero Ristagno. Ma c’è di più: “Magnificat è Monica Felloni con la sua vicenda umana e artistica”. La storia della regista, in fondo, è una metafora della stessa poetica di Nèon. Ventotto anni fa, Monica lascia Bologna e decide di trasferirsi in Sicilia, un luogo “ricco di calore e umanità”. Un posto pieno di incontri che cambiano la vita. Il caso vuole che ciò avvenga dopo una sua esibizione come attrice a Gibellina per le “Orestiadi” con la tragedia “Le Troiane”. La celebrazione dei venticinque anni di Nèon nella culla del teatro classico fa un po’ da fil rouge con il percorso artistico e umano di una compagnia che si riscopre mettendo in scena un’opera ha due punti di riferimento: uno musicale, il Magnificat di Bach, l’altro letterario, In nome della Madre di Erri De Luca.
La pièce attraversa i venticinque anni di Nèon teatro, un punto di approdo ma non la fine del viaggio, tutt’altro. Gli ingredienti sono quelli di sempre: musiche, danze, parole e gesti che si fanno persone. E poi, non senza difficoltà: l’incontro con l’altro. “Il fatto che Elisabetta sia la cugina di Maria- dice Ristagno- dunque una parente ci ricorda che siamo tutti parenti, tutti esseri umani”. “I corpi sulla scena magnificano la complessità del vivere da essere umani” sulla scia dell’insegnamento di Whitman: “I corpi umani sono parole”.
“Volevano trovare l’essenza di quello che si è fatto fin qui e rilanciare il nostro lavoro”, racconta un’emozionatissima Monica Felloni già proiettata al teatro Taormina, “un posto che ti parla, uno spazio che desidero incontrare, vivere”. Tra i protagonisti di questa nuova fatica artistica ci sarà il pubblico. Infatti, la campagna sociale di crowdfunding finalizzata a sostenere le spese di allestimento della pièce ha registrato ottimi risultati: 5000 euro in un mese. Insomma, venticinque anni attività teatrale, “l’età giusta per sentirsi grandi”, dice Ristagno che ricorda un assunto di Pasolini: “Il teatro non è un’arte che si improvvisa”.
Lo sanno bene gli attori di Nèon che dentro la compagnia si sono messi in gioco e hanno seguito un percorso di crescita umana e artistica non da poco. Le parole di Aida Fazio, presidentessa Aipd (associazione italiana persone down) e madre di Pietro, uno degli attori della compagnia, rendono pienamente il senso di tutto lo spettacolo. “Quando Monica mi ha comunicato il titolo di questo lavoro, ho provato una scossa fortissima perché i nostri ragazzi sono magnificat: l’inizio di qualcosa di magnifico”. Un viaggio che Aida e Pietro hanno cominciato tanti anni fa durante un laboratorio teatrale organizzato da Nèon, un percorso che ha portato delle trasformazioni non da poco. Aida e gli altri genitori dei ragazzi non camminano più davanti ai loro figli, ma al loro fianco.

