PALERMO – “Voglio essere ascoltato, sono il primo a chiedere chiarezza. Per il mio orientamento politico sono portato a escludere di avere firmato per le liste elettorali del Movimento cinque stelle”. A parlare è Fabio Trizzino, avvocato e marito dell’ex assessore regionale alla Salute Lucia Borsellino. C’era anche la sua firma, infatti, tra quelle depositate dal Movimento cinque stelle al tribunale di Palermo in occasione delle Amministrative 2012. Trizzino, che era stato convocato dalla Digos, non ha potuto verificare di persona l’eventuale falsificazione della sua firma dal momento che si trovava fuori città. A Livesicilia il legale spiega però: “Ricordo di avere apposto una firma in un banchetto davanti al teatro Politeama e di avere parlato con l’allora attivista Riccardo Nuti. E’ più probabile che io avessi firmato per il referendum sulla privatizzazione dell’acqua – prosegue – visto che sono sempre stato contrario”.
L’inchiesta sul caos firme false, nel frattempo, prosegue. Questa mattina sono proseguite le audizioni delle persone informate sui fatti. Il procuratore aggiunto Bernardo Petralia e il sostituto Claudia Ferrari hanno finora ascoltato Giuseppe Marchese, e Fabio D’Anna: si tratta di ex attivisti pentastellati che nei giorni scorsi hanno convocato una conferenza stampa per prendere le distanze dagli attuali vertici palermitani del movimento. Mentre i magistrati stanno cercando di capire cosa avvenne la notte della ricopiatura delle firme, prende sempre più corpo l’ipotesi che le stesse firme non furono soltanto ricopiate ma potrebbero anche essere state falsificate. Il cuore delle indagini ruota attorno all’autenticazione delle stesse ad opera del cancelliere Giovanni Scarpello. Fu lui ad attestare che le firme erano autentiche ed invece già in 400, convocati dalla Digos, le hanno disconosciute. In teoria il cancelliere avrebbe dovuto controllare singolarmente ciascuna firma, in teoria non l’avrebbe fatto fidandosi dei documenti che gli furono consegnati dagli attivisti. Scarpello è uno degli otto indagati assieme a Claudia La Rocca, deputato regionale che ha ammesso le proprie responsabilità, così come Giorgio Ciaccio altro parlamentare dell’Ars. Poi ci sono, i deputati nazionali Claudia Mannino e Riccardo Nuti, oggi deputato nazionale e nel 2012 candidato a sindaco di Palermo. Ed ancora: la collaboratrice Samanta Busalacchi e i due candidati alle amministrative palermitane Giuseppe Ippollito e Stefano Paradiso.

