Mannino, la balena bianca e il terzo polo: le posizioni in campo

Mannino, la balena bianca e il terzo polo: le posizioni in campo

Le reazioni all’appello unitario dell’ex ministro.

PALERMO – La “balena” bianca non può estinguersi. Il combinato disposto della soglia di sbarramento e della progressiva polarizzazione del quadro politico, avrebbero spinto il guru democristiano Calogero Mannino a lanciare un appello all’unità dei partiti centristi siciliani in vista delle regionali.  Così si leggeva ieri sul quotidiano La Sicilia. Il mezzo? Un sms inviato a Raffaele Lombardo, Totò Cuffaro, Saverio Romano e Mimmo Turano. In effetti il fermento nei meandri della galassia centrista di certo non manca, tuttavia memori del naufragio del patto dei paccheri al sapore di grande centro, quasi nessuno oggi sembra troppo convinto di riprovare il tentativo o quantomeno ci si muove con passo felpato.

Le reazioni dei centristi

“Ci stiamo muovendo su altre direttrici”, commenta laconico il leader di Noi con l’Italia, Saverio Romano. Chiude la porta l’Udc. “Oggi non ci sono le condizioni per un centro così costruito, l’Udc sta lavorando per creare un centro politico”, spiega il coordinatore regionale dell’Udc Decio Terrana. E aggiunge: “Non c’è nessun accordo con Salvini, l’Udc non snatura lo scudocrociato”. Il riferimento è ai rumors dei giorni scorsi su una lista comune alle regionali all’interno del progetto di “Prima l’Italia” recentemente smentiti dal segretario nazionale Lorenzo Cesa in persona prima dell’affaire Mannino. 

“Il ragionamento” di Cuffaro

Più articolato il ragionamento di Totò Cuffaro che risponde all’appello dell’ex ministro facendo “un ragionamento politico” e ricordando che “sta lavorando per costruire un centro moderato”. “L’onorevole Mannino è stato e continua ad essere un buon maestro. La politica deve saper pensare e voler ragionare e quindi impegnarsi per dare concretezza e realizzare quello in cui si crede. Oggi purtroppo c’è poca classe dirigente politica che ha voglia di pensare e molta che si fa trascinare dagli eventi. C’è anche di peggio. Ci sono quelli che non solo non ragionano ma urlano e fanno i populisti. Noi della DC vogliamo portare un contributo di idee e di valori ad una politica sempre più diseideologizzata e disumanizzata e senza riferimenti valoriali”, dice a Live Sicilia l’ex presidente della Regione che risponde all’ex ministro aggiungendo carne al fuoco della discussione. Restano al momento cucite le bocche in casa autonomista.

L’ipotesi federativa

L’appello sembra avere fatto breccia tra i mastelliani di “Noi di centro”. “Ho letto con attenzione l’appello di Calogero Mannino ai referenti di alcuni partiti siciliani, e non, di ispirazione centrista a riunirsi per superare la soglia di sbarramento alle prossime elezioni regionali siciliane. Ciò, eviterebbe, per l’ex ministro, la scomparsa dei democristiani dalla scena politica siciliana”, spiega il segretario regionale Giovanni di Trapani che però aggiusta il tiro e rilancia l’idea della federazione. Pienamente d’accordo, ma si tratterebbe in fin dei conti solamente di un cartello elettorale. Intendo dire che, pur non conoscendo l’idea di Mannino sul nuovo soggetto politico di moderati che potrebbe prendere corpo, a suo avviso, dopo le regionali, l’unica strada che ritengo percorribile è quella della federazione tra partiti centristi ,allargata magari ad altri partiti e movimenti, anche di recente costituzione, che rifuggendo da sovranismi e populismi si riconoscono sulle nostre posizioni”, spiega. 

L’altro terzo polo

Ma di polo alternativo e di assembramento centrista si discute anche ad altre latitudini. E’ il caso del tandem Azione e +Europa. I due partiti “cugini” qualche giorno fa hanno lanciato l’idea di un polo autonomo e liberale da rodare alle regionali siciliani pur nella consapevolezza che il quadro politico è in fermento e potrebbe mutare repentinamente (e perché no, guardando con attenzione alle vicende romane e alle manovre grilline che in queste ore fanno traballare il governo Draghi). Ma i compagni di strada difficilmente saranno le vecchie glorie democristiane. “Sono aspirazioni legittime ma non è il percorso al quale guardiamo, stiamo creando un polo liberale autonomo che abbia grande innovazione e sintonia con le esigenze dei siciliani: non siamo alla ricerca di operazioni nostalgia né di sommatorie di sigle politiche ma programmi e idee chiare”, dice a Live Sicilia Fabrizio Ferrandelli (corteggiatissimo dopo il risultato di Palermo anche dal centrosinistra). E la tentazione di unirsi al fronte progressista? “Riteniamo sbagliate le primarie nei tempi e nei modi ci sentiamo distanti e non possiamo restare insensibili a quello che accade a Roma tra il M5S e Mario Draghi”, spiega.  Chiusura netta a Mannino da parte del segretario regionale di Azione, Gian Giacomo Palazzolo. “Il naturale desiderio dell’onorevole  Mannino di ricostituire la vecchia D.C. non è fattibile  nè auspicabile. Mi sorprende che nel 2022 si possa ancora aprire un dibattito politico del genere. Già è stantia l’idea della Nuova D.C. figuriamoci ricostituire la vecchia. Più che altro andrebbero valorizzate alcune singole esperienze in una visione della politica come arte del buon governo scevra dalle tradizionali etichettature destra, sinistra e centro”, argomentano a Live Sicilia. Sullo sfondo rimangono Italia Viva e Davide Faraone che, si dice, stia attendendo l’esito delle primarie per capire il da farsi. 

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