CATANIA . “La società che formerete voi giovani domani spero sia una società diversa, dove la mafia sia solo un ricordo, esattamente come l’avrebbe voluta mio fratello Giovanni”. Così ieri Maria Falcone, sorella del giudice “che si è inventato tutto nella lotta alla mafia”, rivolgendosi ai tanti studenti presenti nell’aula magna della Scuola superiore di Catania in occasione del seminario dal titolo “Per non dimenticare”. Forte, determinata e anche ironica al momento giusto la professoressa ha tenuto un corso ai giovani della scuola d’eccellenza catanese, perché questo è il modo migliore – ha detto – per portare avanti la straordinaria azione di lotta alla mafia iniziata dal fratello, Giovanni Falcone. Durante l’incontro, in cui non è mancata la commozione, è stato inoltre proiettato il documentario Rai “Per Falcone”, un ritratto inedito della vita e dell’impegno del giudice Giovanni Falcone, realizzato da Vittorio Rizzo con voce narrante di Luigi Lo Cascio e musiche di Nicola Piovani. Un filmato che riprendeva un’intervista originale rilasciata dal giudice Falcone poco prima dell’inizio del maxi processo. Un momento che ha catapultato tutti i presenti in quel terribile 1992, “ma in cui è possibile cogliere un filo rosso, quello della speranza, – continua Maria Falcone – perché ci piace credere che voi sarete i protagonisti di uno Stato migliore”.
Ma, soprattutto, ribadisce: “Porto questo filmato ai ragazzi perché voglio che abbiano idea e consapevolezza di una realtà che non conoscono, quella della mafia. “E’ fondamentale per il futuro di una società civile. Dovete ricordare – continua Maria Falcone rivolgendosi ai giovani studenti – di Giovanni perché era uno che credeva nei valori della democrazia, che cercava di perseguire sempre con grande spirito di servizio. Con la sua attività e professionalità ha saputo terrorizzare la mafia e i minacciare loro interessi”. Ma la Falcone si concentra sulla frase finale pronunciata dal fratello e riportata nell’intervista: “Gli uomini passano, le idee restano”. “E’ il testamento morale – dice – che dovete sempre tenere in mente. Sono le parole di un uomo che sta per morire e sa di stare per morire per mano di mafia. Lui ha lasciato a noi il compito di portare avanti le sue idee”.
Un ardore quello di Maria Falcone, presidente della fondazione dedicata alla memoria del fratello giudice, di infondere nei giovani una solida cultura antimafia, non quella annacquata, ma quella sana, capace di illuminare la società con i valori della legalità. E nel tentativo, non ultimo, di fornire gli strumenti utili per saper riconoscere e condannare i segnali negativi della mafia. Ma inevitabilmente, Maria Falcone entra nel merito della recente vicenda dell’intervista Rai realizzata dal giornalista Bruno Vespa al figlio del capo mafia, Totò Riina. “La reazione degli italiani, dalla società civile – afferma – è stata per me la più grande consolazione. L’ondata di indignazione che si è sollevata da parte di tanti è stata una grande soddisfazione. Ho capito che avevamo seminato qualcosa di buono. Diciamo, che una cosa brutta si è tramutata in una cosa bella”. Ma le recenti polemiche scaturite dalla messa in onda della trasmissione di Vespa hanno anche riaperto delle ferite profonde nell’animo della sorella del giudice. L’intervista, senza troppi giri di parole, l’ha seccata profondamente: “Sono stata arrabbiata in questi giorni: – dice – purtroppo il nostro paese non capisce fino in fondo quanto sia importante la lotta alla mafia. Credo poi sia emersa la chiara incapacità di un certo giornalismo”. La Falcone sottolinea come nell’intervista di Vespa a Riina Junior in realtà non si sia parlato affatto di mafia. E giura che avrebbe fatto andare su tutte le furie anche il fratello. “Vespa ha commesso – continua non nascondendo un velo d’irritazione mista al dolore – un doppio errore nell’intervista: era intanto un’intervista – (che ho dovuto necessariamente vedere facendo uno sforzo disumano) totalmente addomesticata; secondo, si è data la possibilità a un condannato per associazione mafiosa che ha scontato 8 anni in carcere, di trattare il tema della mafia come un fenomeno inesistente e uguale a tutto il resto. Avrebbe potuto inchiodarlo con le domande, sapendo chi aveva davanti. E invece si è permesso a un delinquente figlio di un delinquente di lanciare un messaggio tremendo nella lotta alla mafia. Vespa non conosce le mafia, non riconosce i segnali del fenomeno. Quello che ha fatto non lo poteva fare. Ha solo dimostrato con quell’intervista che anche il diavolo ama i propri figli, ma quello agli italiani non vedo perché possa interessare”.
Maria Falcone, parlando con i giornalisti, commenta il mondo dell’Antimafia, quest’ultimo sempre più spesso sommerso dalle polemiche e traboccante di contraddizioni: “Purtroppo è un qualcosa che mi addolora profondamente. – afferma – Le mele marce sono ovunque. Bisogna sapere discernere”. E poi dedica parole di apprezzamento nei confronti della libreria Vicolo stretto di Catania che ha esposto un cartello con la scritta “Qui né si vende né si ordina il libro del figlio di Riina”. “Davvero bellissimo – commenta Maria Falcone – il messaggio di quella libreria. La mia gente ha dato una grande prova. I valori della legalità senza se e senza ma, così come Giovanni Falcone portava avanti con spirito di servizio. In un periodo in cui mafia e antimafia si confondono. E dove nel salotto buono della tv dello stato c’è il figlio del boss” – ha commentato invece il magistrato e moderatore del corso, Michele Corradino, attualmente impegnato come componente dell’Autorità nazionale anti-corruzione a fianco del presidente Raffaele Cantone. “L’impegno civile della comunità accademica è essenziale e realizzabile solo attraverso la conoscenza e la diffusione dei principi di libertà, di democrazia e rispetto della dignità umana” – ha affermato il magnifico rettore dell’Università degli Studi di Catania, Giacomo Pignataro – “Quando ci confrontiamo con i fenomeni mafiosi il tema del contrasto alla mafia è certamente formativo. Non siamo all’anno zero della lotta alla mafia, ma la mafia ha saputo cambiare pelle. E dobbiamo essere in grado di saperla riconoscere attraverso una memoria attiva. Per rendere onore all’ infaticabile impegno del giudice Giovanni falcone”. Ma anche Pignataro torna sull’intervista di Vespa a Riina junior, “Si può anche intervistare un mafioso, ma lo si può fare, però, chiedendogli conto di quello che ha fatto. O chiedendo per esempio se fosse al corrente della strage di Capaci. Le famiglie non sono uguali, specie quando si parla sul piano della legalità”.
L’intero corso si è svolto ricordando poi i momenti più importanti delle attività dei giudici Giovanni Falcone assieme a Paolo Borsellino. E tante sono state le domande poste alla Falcone dai giovani studenti della scuola Superiore di Catania.

