Mazara del Vallo, il blitz: zucchero nella cocaina, ketchup nel crack

La famiglia della droga: zucchero nella cocaina, ketchup nel crack

I retroscena dell'inchiesta sul giro di droga a Mazara del Vallo
LE INTERCETTAZIONI
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PALERMO – All’inizio i cugini Salvatore e Rachele Addolorato lavoravano assieme. Poi la donna si era messa in proprio. Aveva trovato un canale di rifornimento della droga a prezzi più vantaggiosi. E così era nata un impresa familiare. Il quartier generale si trovava nelle palazzine di via Sistina, nel rione “Mazara 2”.

Nell’inchiesta della Procura di Palermo, sfociata nella notte in 21 ordinanze di custodia cautelare, sono finiti sotto accusa Rachele Addolorato, il marito Pietro Perniciaro, i figli Giuseppe e Paola, la madre Clara Policardo, il fratello Salvatore Addolorato e la compagna Francesca Pizzo. Vivono gli uni di fronte agli altri. Di ufficiale avevano solo il reddito di cittadinanza. Gli altri introiti familiari arrivavano dalla vendita di crack, cocaina e marijunana.

Un’intercettazione eseguita dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo ha svelato la genesi dell’impresa. Gli investigatori hanno ascoltato la conversazione in cui Rachele Addolorato spiegava ai parenti: “Io prima mi servivo da Salvatore (il cugino salvatore Addolorato, ndr) per coscienza a me mi favoriva Salvatore… siccome poi noi altri abbiamo trovato la partita… noi abbiamo trovato la partita… Salvatore ce l’aveva a 65 noi l’abbiamo trovata a 55”.

Che stessero parlando di droga emergeva con chiarezza nelle parole successive dei presenti, quando discutevano della cocaina tagliata con “lo zucchero”. Più sorprendente il fatto che “nel crack ci abbiamo mischiato il ketchup”.


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