MESSINA – “Mi trovo all’Annunziata accanto al museo. Ci sono dei quadri del museo nella strada come se qualcuno li avesse rubati e appoggiati qui. Sono quadri del museo valgono un sacco di soldi…”.
“Le mando subito la volante” risponde il poliziotto dalla sala operativa. La questura ha diramato un frame della telefonata che Elisabetta Bonfato, una cittadina messinese, ha fatto al 112 per segnalare la presenza dei dipinti sul muretto di recinzione del museo Accascina.
Nel frattempo, continuano le polemiche sui custodi. Vittorio Sgarbi ha condiviso la presa di posizione dell’Associazione nazionale storici dell’arte, che punta il dito sui precari trasformati in sentinelle di beni di valore inestimabile, come nel caso di Messina.
E Alessandro Virgara, presidente della Sas, assicura a LiveSicilia: “Abbiamo verificato anche le fedine penali, sono pulite. Sono incensurati e non hanno carichi pendenti. Si tratta di ex Asu che hanno lavorato a lungo con i beni culturali”.
Messina, il furto e la polemica
La Procura di Messina sospetta che possa esserci un ‘basista’ interno, complice dei ladri delle preziose opere nel museo regionale, i vertici della struttura hanno intanto messo in ferie forzate i custodi che, la notte del furto, non hanno dato l’allarme. E c’è anche il sospetto che qualcuno abbia ‘disattivato’ i sistemi di sicurezza. Con un ultimo paradosso: nonostante il personale di turno, la polizia è stata chiamata da una passante.
Nell’attesa che le indagini facciano il loro corso, l’AstArte solleva alcune perplessità sulla vigilanza “con turni non congrui e personale non professionalizzato”.
Sotto accusa il sistema di reclutamento della Regione Siciliana, dove “il sistema della vigilanza degli istituti culturali è stato affidato in larga parte ai dipendenti della SAS – Servizi Ausiliari Sicilia, società in house partecipata in maggioranza assoluta dall’amministrazione regionale (85,13%)”.
La società si occupa del “presidio non armato presso uffici ed enti della Regione, monitorando gli accessi – sottolinea ancora l’associazione – la gestione delle aperture e delle chiusure delle strutture, il primo intervento nelle situazioni di emergenza, l’attivazione delle procedure di sicurezza e la gestione dei sistemi di allarme”.
“Gli ex Asu divenuti custodi delle opere”
Una parte significativa di questo personale proviene storicamente dal bacino degli Asu (Attività Socialmente Utili), lavoratori rimasti per anni in una condizione di precarietà e successivamente interessati da percorsi di stabilizzazione attraverso specifici piani assunzionali regionali.
Il nodo centrale, per l’associazione, è che “si tratta di personale che non è stato selezionato attraverso procedure concorsuali specifiche per il settore dei beni culturali, né formato secondo le competenze richieste dalla delicatezza del compito affidato. Non solo manca una specializzazione adeguata, ma spesso anche il numero degli addetti risulta insufficiente rispetto alle esigenze degli istituti. Non a caso, solo pochi mesi fa, una circolare del Dipartimento regionale dei Beni culturali è intervenuta sulle turnazioni nel tentativo di fronteggiare le difficoltà di copertura del servizio”.
Secondo il contratto di lavoro, continuano ancora gli storici dell’arte, “la ripartizione del personale nei vari turni dovrà avvenire sulla base delle professionalità necessarie in ciascun turno”. Viene disciplinato anche il ricorso ai turni notturni e festivi e qui emergono ulteriori, possibili, criticità: “Gli addetti alla custodia di alcuni musei regionali, che custodiscono altre opere di Antonello da Messina, insieme ad altri capolavori, sono anche reclutati tra soggetti con fedina penale non pulita, inseriti in specifici programmi di recupero”
“Affidare la sicurezza delle opere d’arte senza una specifica preparazione professionale significa esporre il patrimonio a una vulnerabilità che non può essere considerata accettabile”, conclude AstArte.
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Virgara (Sas): “Verifiche in corso”
“Stiamo facendo delle verifiche su questi lavoratori – spiega a LiveSicilia Alessandro Virgara, presidente della Sas – si tratta di dipendenti selezionati per legge”.
Virgara spiega che i custodi del museo di Messina “sono stati stabilizzati ad aprile e hanno le fedine pulite. Negli ultimi 10 anni avevano lavorato nel settore dei beni culturali”.




