PALERMO– Solo un animale, nel senso dispregiativo che spesso diamo alla parola, non capisce la sofferenza che si prova quando muore un compagno di stagioni e di vita che noi, in quel caso, chiamiamo ‘animale’ – in senso familiare – sentendo di fare torto al nostro affetto e volendo dire ‘persona’.
E’ morto ‘Uccio’, mitico e dolcissimo cane del Palazzo di giustizia. Ne dà, con gli altri, il triste annuncio – sia detto con sobria ma reale mestizia – Giovanni Paparcuri, uno che ne ha viste tante, troppe, per cui la sua voce rotta dalla commozione, forse, vale doppio. Prima il post su facebook: “Ci ha lasciati Uccio, il ‘guardiano’ del Palazzo di Giustizia”. Poi, una breve chiacchierata al telefono: “Era sempre qui, da vent’anni ormai. Gli volevano bene tutti. Da qualche parte c’è una foto di quando lui si metteva accanto alle statue dei dottori Falcone e Borsellino. Stava sempre lì. Aveva avuto tanti guai, mischino... Una macchina l’aveva messo sotto, era stato operato, qualcuno se l’era portato a casa, ma lui voleva stare qui”.
Ed è un’immagine che, a suo modo, ha fatto la cronaca: quella del randagio che ‘aveva scelto’ di vegliare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Quasi un’aggiuntiva e involontaria segnaletica di una cara, infinita memoria, assai salutare per spiriti smemorati. Questo faceva un’anima fedele nel corpo di un cane.

