"Mostro, hai ucciso mio marito" | Spari e lacrime a Sferracavallo

“Mostro, hai ucciso mio marito” | Spari e lacrime a Sferracavallo

L'omicidio di martedì sera e uno striscione che mette insieme rabbia e lutto.

PALERMO- Le parole del dolore sono appese alla cancellata di un cortiletto inondato dalla luce dell’estate: “Mostro ai ucciso mio marito senza pietà”.  E si spera che nessun inflessibile correttore di bozze avrà da ridire sull’acca che manca.

Sono le lacrime dopo gli spari della sera, dopo un omicidio scatenato, in via Sferracavallo, da un po’ di fumo in più e vecchi rancori incrostati. La cronaca fin qui disponibile è crudele. Secondo le indagini, una banalissima lite ha portato al delitto: Cosimo D’Aleo, 43enne è stato ucciso dal vicino Pietro Billitteri, 60 anni, a colpi di pistola. Entrambi abitavano nella stessa palazzina e pare che non fossero mai stati amici. La sequenza, al vaglio degli inquirenti, sarebbe stata questa: il barbecue di D’Aleo, al piano terra. Le urla e il litigio. Poi, quegli spari che hanno lasciato una pozza di lacrime e sangue. Billitteri, dipendente della Rap, fermato in un magazzino alla Marinella al termine di una breve fuga, avrebbe confessato: “Il vicino faceva il barbecue per strada e impuzzava il mio terrazzo”. E avrebbe messo insieme, tassello dopo tassello, un quadro di trascorsi dissapori.

La borgata, stamattina, sembra come raggrumata intorno alla notizia. In certe ombre, somiglia un po’ alla piazza del ‘Giorno della civetta’, con i suoi sbigottiti “Perché, hanno sparato?”. Ma, al bar, dal tabaccaio, dentro il negozio, si chiacchiera dei fatti accaduti, senza che la presenza del cronista susciti remore.

Ed è tutto uno stupore che si arrampica sulla futilità che ha scatenato la tragedia. Un uomo che prende un caffè sull’uscio della sua bottega: “Conoscevo la vittima, lavorava come muratore”. Pure il venditore piazzato sul ciglio della strada ne ha memoria, ma, prudentemente, aggiunge: “Sa com’è? Vengono qui in tanti. Buongiorno e buonasera… Oltre non si va”.

Ecco la cancellata. Le cose nel cortiletto compongono il rimpianto della normalità. Le scarpe del mare, una bicicletta, i costumi stesi, qualcuno ancora sporco di sabbia. E quello striscione che accusa, con la foto di Cosimo in un ritaglio per mettere insieme rabbia e lutto.

Una porta a vetri si apre. Una donna dai capelli ricci e scuri: “Sono Francesca, la mamma della moglie, la suocera di Cosimo”. La signora Francesca si torce le dita e parla con frasi smozzicate dal pianto: “Un mostro ha portato via mio genero. Sembrava Gesù Cristo, tutto bagnato, tutto insanguinato. Gli ha sparato davanti alla famiglia. Spero che sia punito come merita. Siamo disperati. Siamo distrutti. Siamo una famiglia distrutta”. Francesca si aggrappa alla mano del cronista e la stringe forte, nel momento del commiato. Il saluto che riceve: “Buona giornata, signora, forza e coraggio” ha in sé un flebile augurio di rialzarsi.

No, non è una buona giornata nel cortiletto invaso dalla luce dell’estate e, per molto tempo, non lo sarà. Ci sono costumi appesi, sporchi di sabbia, il miraggio della serenità di ieri. Ci sono le parole del dolore e dell’ira sulla cancellata di una palazzina non troppo lontana dal mare. Ci sono le parole di Sferracavallo che consola, si indigna, ma avrà il sollievo della dimenticanza. Invece, coloro che adesso stanno piangendo in una stanza, dietro la porta a vetri non dimenticheranno mai.

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