PALERMO – “Ho aspettato alcuni giorni per intervenire sul caso dei capolavori di Antonello da Messina rubati dal Museo regionale della città dello Stretto come si fa quando bisogna elaborare un lutto. Il furto delle opere del genio siciliano corrisponde, infatti, per quanto mi riguarda ad aver perso una persona cara. L’amore verso Antonello mi aveva spinto, solo un paio di mesi fa, a sollecitare e ottenere dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che l’Ecce Homo ospitato nel museo dell’Aquila dopo essere stato acquistato meritoriamente dallo Stato Italiano venisse trasferito a Palermo per trovare posto accanto all’Annunciata di Antonello”. Lo scrive sui suoi profili social Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia.
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“Dopo il furto c’è la speranza della resurrezione – aggiunge Mulè – : di un atto di resipiscenza da parte dei ladri affinché le riconsegnino oppure nell’azione, verso la quale nutro massima fiducia, degli organi inquirenti per risalire ai responsabili. Ho pensato a questa azione criminale durante un collegamento avuto ieri con la trasmissione di Rai3 Filorosso che si è occupata della piaga dell’emergenza idrica, in particolare nel territorio dell’agrigentino – prosegue -. Il filo rosso che lega queste due vicende apparentemente lontane è quello della prevenzione, di una azione incisiva ed efficace che eviti nel caso dell’acqua la negazione di un diritto primario e, in quello di Antonello, la privazione di un bene che è patrimonio di una comunità”.
“Non c’è da fare facile demagogia – conclude Mulè -, ma neppure scappare dalle responsabilità o, peggio, avviare il gioco stantio e inconcludente dello scarico di responsabilità. Vale per l’acqua come per i capolavori, ma anche per le strade, i rifiuti e ogni altra emergenza continua che la Sicilia subisce da troppo tempo”.



