Nascono i "partigiani del Pd" | Dopo le liste, strappo nel partito

Nascono i “partigiani del Pd” | Dopo le liste, strappo nel partito

Da sinistra: Antonio Ferrante, Antonio Rubino, Carmelo Greco e Salvatore Graziano

Si sono dimessi quattro componenti della segreteria regionale dem. "Non faremo campagna elettorale".

PALERMO – Si sono dimessi quattro componenti della segreteria regionale del Pd siciliano. Lo strappo arriva a pochissimi giorni dall’apertura ufficiale della campagna elettorale. “È un Pd in corto circuito quello che si sta presentando agli elettori per queste elezioni politiche – dicono i dimissionari Antonio Rubino, Carmelo Greco, Antonio Ferrante e Salvatore Gazziano in conferenza stampa. – Siamo davanti a un partito di natura padronale, fatto di fidelizzati, in cui non ci riconosciamo più ed è per questo che oggi ci dimettiamo dalla segreteria regionale del Partito democratico”. E aggiungono: “Una decisione interamente concordata con Raciti”, dicono, aggiungendo: “Dovrebbe parlare in giornata”.

Rimesso il mandato nelle mani del segretario regionale, i quattro, assieme all’ex deputata dem Magda Culotta, “epurata per eccellenza”, hanno indossato sulle giacche una resistenza elettrica, simbolo di protesta, e hanno lanciato un movimento, “I partigiani del Pd”, che “parte da Palermo ma che abbraccerà trasversalmente territori e correnti”, nel segno dello slogan “non cambiamo partito, ma cambiamo il partito”. “Lavoreremo alla costruzione di un nuovo Pd – dice Rubino – e iniziamo oggi, ma l’iniziativa si realizzerà più concretamente dal 5 marzo”.

E in questa campagna elettorale? Annunciano un sostanziale disimpegno. “Non ci confronteremo con i candidati del Pd – dicono –  perché non ci riconosciamo in loro, voteremo per il nostro partito, ma non possiamo impegnarci in questa campagna elettorale con entusiasmo. Speriamo ancora però che qualcosa possa cambiare”. Come possa accadere, essendo ormai le liste presentate definitive, non sanno dirlo, anche perché, come precisa Rubino “non riconosciamo altri interlocutori a parte il segretario nazionale”. Che vuol dire: non è con Faraone che vogliamo parlare. Anche perché al luogotenente di Renzi in Sicilia contestano “di aver rifiutato ogni momento di condivisione col partito, di aver cambiato i presentatori delle liste interrompendo un rapporto di fiducia lungo anni, di utilizzare addirittura un’altra sede per le sue comunicazioni con la stampa”.

“C’è un problema etico-comportamentale – aggiunge Rubino. – Bisogna saper fare il dirigente di un partito: non si può, per esempio, escludere una deputata uscente come Magda Culotta dalle liste, dopo tra l’altro la sua disponibilità a candidarsi nell’uninominale e non dirglielo di persona, nemmeno con un messaggio. Ha dovuto scoprirlo dalla stampa”. La Culotta oggi è intervenuta alla conferenza stampa dei “partigiani” e ha indossato anche lei la resistenza elettrica sulla giacca: “Non ne faccio una questione personale – ha detto – ma per me, per l’idea che ho di partito, è inammissibile che i candidati non coinvolgano i circoli nella campagna elettorale. Non vogliono il nostro aiuto? Bene, questo non ci lascia presagire un buon risultato alle Politiche. E nessuno potrà addossarci la colpa. La colpa è di chi aveva il potere decisionale e non ascoltato il grido dei territori”. In conferenza stampa erano presenti anche molti rappresentanti dei circoli siciliani, da Agrigento a Caltanissetta, da Bagheria a Trapani.

“E non si pensi – dice Carmelo Greco – che si tratti di una decisione estemporanea. Dobbiamo rimettere il Pd sul giusto binario e dimostrare che questo non è soltanto il partito dei fedelissimi e degli yes man”. “Oggi in questo partito non esiste una linea di coerenza – aggiunge Antonio Ferrante – tra quello che si dice e quello che si fa”. E parlando delle liste dice: “Dopo le nostre lotte per le quote rosa, per aumentare la presenza delle donne in Parlamento, è inammissibile che ben tre collegi in Sicilia siano stati riservati solo a una persona, Maria Elena Boschi”. E alle liste fa riferimento anche Salvatore Gazziano: “Non possono accusarmi per il mio disimpegno visto che nel mio collegio è candidato per il Pd un simpatizzante di Musumeci, Giuseppe Sodano”.

Contro Davide Faraone si è scagliato oggi un altro escluso dalle candidature, l’ex deputato Franco Ribaudo: “Faraone ha da tempo ormai imboccato la strada dello scontro, atta all’eliminazione di tutte quelle componenti del partito non renziane”. “Il suo disegno – aggiunge – parte da lontano, quando decide in accordo con Cardinale e con Confindustria di entrare nel Governo regionale guidato da Crocetta, silurando l’assessore all’energia ed ai rifiuti Nicolò Marino, che si era messo di traverso alla spregiudicata gestione delle discariche di rifiuti private”. “Da lì a seguire – attacca – Faraone ha prodotto solo disastri in Sicilia: piazza tre assessori in giunta (uno dei quali ai rifiuti, responsabile di non avere prodotto alcun passo avanti sulla problematica); piazza un manipolo di dirigenti regionali; occupa altre postazioni di potere ma continua a recitare la parte di oppositore attaccando quotidianamente il Governo regionale di cui fa parte”. “Fallimentare – sostiene Ribaudo – anche la sua esperienza nazionale come sottosegretario alla Scuola, dove nonostante le centomila assunzioni, la sua gestione ha fatto perdere al Pd cinquecentomila voti tra gli insegnanti, categoria questa storicamente vicina alla sinistra e al Pd”. “L’epilogo di questo percorso – conclude – si completa oggi con la formazione delle liste elettorali con le quali, lui e Cardinale, hanno inteso impossessarsi del partito lasciando fuori le anime non renziane. Ma consapevoli di non avere forza, sostegno e voti per affrontare la sfida dell’uninominale hanno riservato per se stessi il posto certo nel proporzionale”.

E cominciano ad arrivare le prime reazioni: “Deriva feudale, trasformismo e tradimento delle primarie stanno distruggendo i principi fondanti del Pd”, afferma il Presidente della commissione Affari generali del Comune di Palermo Rosario Arcoleo.Ho sempre ritenuto fondamentale – aggiunge – il coinvolgimento degli iscritti e degli organismi di partito nell’individuazione dei candidati. Al contrario sono piovuti dall’alto nominativi di candidati, molti dei quali provenienti da esperienze di centrodestra, schierati contro il Pd alle competizioni elettorali nel recente passato, nella battaglia referendaria e in aperta contrapposizione con le rappresentanze locali del partito che per anni hanno difeso il principio democratico delle primarie”.

 


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