Non sono in affari con i boss |Impresa di pulizie dissequestrata

Non sono in affari con i boss |Impresa di pulizie dissequestrata

L'avvocato Toni Palazzotto

La decisione della sezione Misure di prevenzione presieduta da Giacomo Montalbano.

PALERMO – Le accuse non superano la valutazione del nuovo tribunale per le Misure di prevenzione di Palermo. Il collegio presieduto da Giacomo Montalbano dissequestra l’impresa di pulizie e i beni della Multiservizi Italgroup. Secondo gli investigatori della Dia, i boss Lo Piccolo in carcere dal 2007 erano in affari con le imprenditrici Girolama Calì e Maria Loredana Orlando.

La Italgroup si occupa delle pulizie nella sede del consorzio Sis che sta realizzando i lavori per il passante ferroviario della città. Il provvedimento della vecchia sezione Misure di prevenzione del Tribunale, allora guidata da Silvana Saguto, nel marzo 2014, colpiva beni per un valore di 800 mila euro. Maria Loredana Orlando è la cognata di Marcello Trapani, un tempo avvocato dei Lo Piccolo e oggi collaboratore di giustizia.

Le indagini economico-patrimoniali avevano preso spunto da un controllo, nel febbraio 2014, in un cantiere nella zona di via Malaspina. La Multiservice Italgroup, seppure formalmente intestata alle due donne, di fatto sarebbe stata sotto il controllo di Cosa nostra. In particolare del mandamento di San Lorenzo. L’impresa.si sarebbe aggiudicata l’appalto delle pulizie grazie all’intervento dell’architetto Giuseppe Liga, considerato l’erede dei Lo Piccolo alla guida del mandamento mafioso.

Ricostruzione smentita dal legale della difesa, l’avvocato Toni Palazzotto che spiega: “Nel corso del processo si è potuto accertare che la conversazione intercettata di Liga non riguardasse la Italgroup. Ciò è stato possibile grazie ad un complesso di elementi documentali che hanno di fatto smentito i riferimenti contenuti nel colloquio oggetto di intercettazione”. Non solo è arrivato il dissequestro dell’impresa e dei beni, alle due imprenditrici non è stata aapplicata la richiesta della misura della sorveglianza speciale. Scagionate, dunque, del tutto

“Ho sempre avuto fiducia nella giustizia – spiega commossa la Calì -. Adesso voglio riprendere a esercitare la mia attività anche per garantire l’occupazione di tutte le persone alle dipendenze della società al momento del sequestro”.

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