L’omicidio di Elena, per i periti la madre non ha alcun vizio di mente

L’omicidio di Elena, per i periti la madre non ha ‘alcun vizio di mente’

Il processo d'appello si chiuderà il prossimo 11 maggio

CATANIA – Nessuna incapacità, neanche parziale, di intendere e di volere. I periti nominati dalla Corte d’assise d’appello di Catania confermano la loro tesi, già espressa su Martina Patti. Ventisettenne, è la donna che nel giugno del 2022 uccise sua figlia, la piccola Elena Del Pozzo, una bimba di soli  5 anni. Il delitto avvenne nelle campagne di Mascalucia.

In quelle fasi, dunque, la giovane – per i professori Roberto Catanesi ed Eugenio Aguglia – era capace d’intendere e di volere. Il giudizio definitivo ad ogni modo spetterà ai giudici, a cui la difesa ha fatto appello. La Patti è difesa dagli avvocati Tommaso Tamburino e Gabriele Celesti, che da tempo chiedono la seminfermità. Già in primo grado però i giudici non accolsero questa tesi e condannarono l’imputata a 30 anni.

La prossima udienza a maggio

Ora si tornerà in aula l’11 maggio, giorno in cui è attesa la requisitoria della Pg d’appello, poi arringhe dei legali delle parti civili e infine della difesa. A quel punto la Corte si ritirerà in camera di consiglio e emetterà la sentenza.

A una scorsa udienza, Martina Patti aveva raccontato la sua versione dei fatti. Era tornata a confessare il delitto, aggiungendo che in quelle fasi fosse sua intenzione farla finita, dopo aver ucciso sua figlia. È tornata ancora una volta a puntare l’indice contro il papà di Martina, anche se le sue accuse circa ipotetici maltrattamenti non hanno mai trovato riscontri di alcun genere. La giovane ha parlato di varie delusioni che l’avrebbero indotta alla decisione di uccidersi assieme a Elena.

La sentenza di primo grado

Sta di fatto che le sue azioni poi furono ben diverse. In primo grado è stata riconosciuta colpevole di omicidio premeditato aggravato, occultamento di cadavere e simulazione di reato. Le indagini sono state svolte dai carabinieri del comando provinciale di Catania. La donna avrebbe ucciso la piccola nel luogo del ritrovamento, un campo abbandonato vicino casa, e poi avrebbe finito il sequestro della bambina all’uscita dall’asilo.

Prima del processo di appello, il 9 aprile scorso i legali della Patti hanno ricordato che per la difesa sussisterebbero troppi dubbi. Da qui le contestazioni che costituiscono alcune delle ragioni dell’appello.


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