Martina Patti uccise la figlia Elena, in aula la perizia psichiatrica

Martina Patti uccise la figlia Elena, in aula approda la perizia psichiatrica

Oggi in appello ultimo atto del processo

CATANIA – Una bimba uccisa a soli 5 anni da sua madre, barbaramente colpita a morte con un coltello, poi seppellita in un terreno di Mascalucia. Era il 13 giugno 2022. La storia della morte iniqua della piccola Elena del Pozzo è già scritta da tempo, dopo la confessione di Martina Patti, 27 anni. Fu lei a far trovare il corpo della bambina, dopo aver confessato ai carabinieri. Ma c’è una nuova udienza, oggi in Corte d’appello, per scavare nella mente della donna.

La sua difesa, gli avvocati della madre – i penalisti Tommaso Tamburino e Gabriele Celesti – chiede da tempo il riconoscimento la seminfermità mentale dell’imputata. Martina Patti è stata condannata in primo grado a 30 anni. In appello i periti della Corte hanno già detto che per loro, all’epoca dei fatti, la giovane era perfettamente d’intendere e di volere. Ma non hanno convinto la difesa.

La perizia già illustrata in appello

Secondo i professori Roberto Catanesi ed Eugenio Aguglia, l’imputata è imputabile e all’epoca dell’omicidio non presentava vizi di mente, dunque nessuna incapacità d’intendere e di volere al momento dei fatti. Di tutt’altro avviso sono però i consulenti della difesa, i professori Antonio Petralia ed Enrico Zanalda. I consulenti hanno deposto ora in aula. Secondo loro, la madre rea confessa del delitto sarebbe affetta da un vizio di mente totale, o quantomeno parziale. Di questo si parlerà oggi.

La nuova audizione dei periti

La difesa infatti ha chiesto e ottenuto una nuova audizione dei periti. L’atto istruttorio in appello era stato chiesto dal sostituto della Procura generale Agata Consoli. Sul punto non si era opposta la difesa, che propende da tempo per la seminfermità. Una tesi seccamente smentita dai periti; ma ribadita dai consulenti.

A una scorsa udienza, Martina Patti aveva raccontato la sua versione dei fatti. Era tornata a confessare il delitto, aggiungendo che in quelle fasi fosse sua intenzione farla finita, dopo aver ucciso sua figlia. È tornata ancora una volta a puntare l’indice contro il papà di Martina, anche se le sue accuse circa ipotetici maltrattamenti non hanno mai trovato riscontri di alcun genere. La giovane ha parlato di varie delusioni che l’avrebbero indotta alla decisione di uccidersi assieme a Elena.

Sta di fatto che le sue azioni poi furono ben diverse. È stata condannata in primo grado per omicidio premeditato aggravato, occultamento di cadavere e simulazione di reato. Le indagini sono state svolte dai carabinieri del comando provinciale di Catania. La donna avrebbe ucciso la piccola nel luogo del ritrovamento, un campo abbandonato vicino casa, e poi avrebbe finito il sequestro della bambina all’uscita dall’asilo.

L’accusa

Dopo l’omicidio, contesta l’accusa, Martina Patti è uscita nuovamente con l’auto, per creare un diversivo, quindi è tornata nell’abitazione. E’ in quel lasso di tempo che sarebbe stato commesso il delitto, in un terreno abbandonato dove la madre ha seppellito il corpicino, nascosto in cinque sacchi di plastica nera e semisotterrato con una pala e un piccone.

A quel punto la 26enne ha fatto scattare la messa in scena: ha avvisato per telefono del falso sequestro i genitori e il padre di Elena, il suo ex compagno Alessandro Del Pozzo, è tornata a casa e dopo, accompagnata dalla madre e dal padre, è andata dai carabinieri a denunciare il falso rapimento.

Le spiegazioni date nell’immediatezza

Ai militari dell’Arma aveva cercato di dare un senso all’ipotesi del sequestro. Lo aveva collegato ad alcune minacce che nel 2021 l’ex convivente aveva trovato davanti al cancello di casa, ma la sua versione non ha retto ai riscontri e alle indagini dei carabinieri e alle contestazioni mosse dalla Procura di Catania. Prima del processo di appello, il 9 aprile scorso i legali della Patti hanno ricordato che per la difesa sussisterebbero troppi dubbi. Da qui le contestazioni che costituiscono alcune delle ragioni dell’appello.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI