CATANIA – Di Aurelio Quattroluni non si era mai sentito parlare nelle cronache giudiziarie fino al 1996, quando la Dia lo arrestò con pesantissime accuse. Era lui – in quel periodo storico – uno dei capi di Cosa Nostra catanese. Il boss Santapaoliano, detto Lello, è uno dei testi portati in aula dal pm Pasquale Pacifico nel lungo processo sull’omicidio di Gino Ilardo, il confidente “Oriente” del colonnello Michele Riccio. Un delitto dai contorni misteriosi che dopo vent’anni rivive quasi una volta al mese nell’aula dedicata all’avvocato ucciso dalla mafia, Serafino Famà. Aurelio Quattroluni ha deciso di non rispondere alle domande del sostituto procuratore. La sua apparizione (in video conferenza) nell’ultima udienza è durata pochi secondi. Il tempo di dire “non rispondo”.
A questo punto nel fascicolo del processo che si celebra davanti alla Corte d’Assise presieduta da Rosario Cuteri entra a far parte il verbale delle dichiarazioni rese da Lello Quattroluni nel 2011, davanti ai procuratori Carmelo Zuccaro e Michelangelo Patanè e alla pm Agata Santonocito. Ha ammesso di conoscere Gino Ilardo. Anche se non racconta chi glielo ha presentato. Quattroluni avrebbe messo in contatto Ilardo con diversi latitanti catanesi e dopo sarebbe nata una “certa” amicizia. Si sarebbero visti quotidianamente. Il boss racconta che all’epoca dei fatti non aveva alcun sospetto del fatto che Ilardo fosse in pericolo di vita e vi fosse una taglia sulla sua testa. Ammette che non era molto “simpatico” a Leoluca Bagarella. Quattroluni esclude qualsiasi ruolo nell’omicidio Ilardo dei palermitani. Un’affermazione che nasce da alcuni particolari che il boss conosce, ma che non vuole rivelare. E anche sul “movente” del delitto, Quattroluni decide di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il boss però fa il nome del collaboratore Natale Di Raimondo: secondo Lello Quattroluni l’ex santapaoliano (arrestato nel blitz Summit) conoscerebbe diversi dettagli dell’omicidio. Perché ne è certo? Anche questa volta Quattroluni non risponde. L’unica cosa che dice è che “non ha avuto alcun ruolo” nell’uccisione di Gino Ilardo, ammazzato un mese prima del suo arresto.
Non è stata la prima volta che il nome di Aurelio Quattroluni è stato protagonista del processo Ilardo. Oltre alle dichiarazioni di investigatori e pentiti, a portare l’attenzione sul boss santapaoliano è stata anche la vedova di Ilardo quando racconta del “postino” che il giorno dell’omicidio avrebbe suonato al citofono di casa cercando Gino. Quattroluni era chiamato così per il suo lavoro all’ufficio postale. Perché il “postino” avrebbe dovuto cercarlo proprio quel giorno? Interrogativi su interrogativi che senza la deposizione di Quattroluni potrebbero restare tali.
La sfilata dei testi dell’accusa è terminata. Dall’11 ottobre potrebbe esserci un nuovo corso del processo con la “palla” alle difese dei quattro imputati, Giuseppe Madonia, Vincenzo Santapaola (figlio di Salvatore), Maurizio Zuccaro e Benedetto Cocimano. Nelle udienze estive si sono seduti sul banco degli interrogatori due poliziotti: Giuseppe La Naia che all’epoca partecipò alle fasi preliminari delle indagini dell’omicidio e Giuseppe Maimone. L’attuale dirigente della Polaria ha parlato di un proiettile trovato a casa di Ilardo che fu mostrato alla moglie. Quella pallottola l’avrebbe trovata la stessa vedova sotto al portone nel mese di dicembre . Cinque mesi prima dell’uccisione del marito. Strani misteri si aggiungono alle vicende che ruotano attorno al delitto, come quello del furto di gioielli dalla cassaforte. Sempre qualche mese prima dell’omicidio. Il poliziotto Giuseppe Maimone, invece, argomenta sulle attività di riscontro effettuate nella recente inchiesta che ha portato al processo. In particolare descrive i due sopralluoghi eseguiti sulla scena del crimine: uno insieme al collaboratore di giustizia Eugenio Sturiale, che sarebbe un testimone oculare dell’omicidio, e uno con la scientifica per verificare alcune dichiarazioni rese dal pentito. L’obiettivo era quello di comprendere se il racconto di Sturiale potesse essere verosimile.

