PALERMO – C’è un fermato per l’omicidio di Vito La Puma, assassinato a metà gennaio scorso nelle campagne di Partinico. Si tratta di Francesco Lo Iacono, agricoltore di 47 anni. Secondo la ricostruzione della Squadra mobile di Palermo sarebbe stato lui a fare fuoco contro l’allevatore di 73 anni nelle campagne vicino Borgo Parrini.
L’indagine, coordinata procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, avrebbe svelato il possibile movente: i contrasti sarebbero nati perché l’allevatore rubava gli ortaggi coltivati e rivenduti dall’agricoltore nei paesi vicini. Si è arrivati al fermo disposto dalla Procura sulla base del complicato lavoro degli agenti della squadra mobile diretta da Antonio Sfameni.
Le telecamere di alcuni sistemi di video sorveglianza avrebbero filmato il furgone dell’agricoltore allontanarsi dal luogo del delitto. Ad uccidere La Puma sono stati tre colpi di pistola sparati da distanza ravvicinata alla testa e alla faccia dell’anziano mente pascolava gli animali. La notizia del fermo circolava da ore nel popoloso centro in provincia di Palermo.
L’allevatore ucciso era citato nelle carte del blitz “Kelevra” del 2016 che azzerò i vertici mafiosi fra Partinico e Borgetto. Secondo gli inquirenti di allora, La Puma sarebbe stato costretto a versare una somma di denaro per la “messa a posto”. Nella notte del 4 settembre del 2013 furono incendiate le balle di fieno all’interno della sua stalla.
Nel passato di La Puma c’erano dei precedenti per furto. Nel 2015 fu sorpreso all’interno di un fondo agricolo mentre rubava alcune pedane da un ponteggio. Le aveva sottratte al proprietario del terreno dove portava le pecore a pascolare.

