"Ortigia, il parcheggio proibito e il volto triste della nostra città"

“Ortigia, il parcheggio proibito e il volto triste della nostra città”

La cronaca di una 'disavventura'
LA LETTERA
di
2 min di lettura

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore di LiveSicilia.it

Un sabato sera in Ortigia, con mia moglie e mio figlio, poteva trasformarsi in tragedia. Non per un incidente, non per una rissa tra balordi, ma per un parcheggio.

Sì, avete letto bene. Dopo aver girato a lungo tra il traffico congestionato di via Elorina, finalmente trovo un posto libero. Scendo dall’auto e mi si avvicina un uomo — dipendente o titolare di una nota rivendita di pesce e ristorazione — che con modi prima gentili, poi sempre più aggressivi, mi intima di lasciare libero il parcheggio perché “appartenente al suo locale”.

Nessuna striscia, nessun cartello autorizzato dal Comune, solo un foglietto scritto a mano appiccicato al muro: “parcheggio del locale, sosta massima 10 minuti”. Una presa in giro. Avrei potuto farlo anche io con un pennarello e dello scotch.

Alla mia educata obiezione, il signore ha alzato i toni, arrivando a gesticolarmi in faccia in modo minaccioso. Solo l’intervento di mia moglie e la presenza del mio bambino hanno evitato che la situazione degenerasse. E quando gli ho fatto notare che avrei potuto chiamare le forze dell’ordine, con disarmante arroganza mi ha risposto che non gliene importava nulla.

Ora vi chiedo: se fossimo stati turisti, cosa avremmo pensato di Siracusa? Avremmo fatto le valigie, lasciando dietro di noi solo una recensione negativa per scoraggiare altri viaggiatori.

Questo è il volto più triste della nostra città: atteggiamenti da caricatura mafiosa, comportamenti da commedia felliniana che diventano tragedia quando colpiscono cittadini onesti. Tutto questo avviene nel silenzio di un’amministrazione che invece di reprimere con fermezza certi abusi preferisce distrarsi con inaugurazioni, festicciole e passerelle.

Siracusa non merita questo. Nessuno di noi merita questo. Un sabato sera in famiglia non dovrebbe mai trasformarsi in un incubo. E allora chiedo: dobbiamo aspettare sempre la tragedia per muoverci? (Francesco Candelari)

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